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L’11 gennaio u.s. il quotidiano “Libero” diretto da Vittorio Feltri è apparso in edicola e in prima pagina a caratteri cubitali con questa notizia: Ai meridionali 3 cariche istituzionali su 4.

Comandano i terroni. Bella scoperta! E non lo sapeva Feltri che in Italia comandano i meridionali?

 

E lo ignorava quella testa di c….. che noi meridionali siamo più intelligenti di quelli del Nord? Apriti cielo! Il polverone per il titolo del giornale ha sollevato un’ondata di polemiche.

Molti meridionali si sono sentiti offesi perché per loro la parola terrone è una parola dispregiativa che veniva usata negli anni 50 e 60 quando i meridionali avevano invaso il Nord in cerca di lavoro. Lavoro richiesto, bisogna precisare, dalle fabbriche del Nord perché i lavoratori del Sud, pur di lavorare, accettavano qualsiasi impiego.

Fecero rifiorire le grandi industrie e l’Italia ebbe quel boom economico che la fece divenire una delle più grandi nazioni del mondo.

E questo grazie al lavoro e al sudore di quella gente del sud a volte offesa, vilipesa, maltrattata e catalogata come rozza ed ignorante, terrone, appunto. Io non mi sono offeso per niente, perché mi sento terrone dalla testa ai piedi, come il Presidente della Repubblica, come il Presidente del Consiglio, come il Presidente della Camera dei Deputati.

Ma nel corso dei secoli abbiamo avuto tantissimi terroni che hanno dato lustro all’Italia. Grazie ai terroni abbiamo vinto la prima guerra mondiale, altrimenti i polentoni a quest’ora sarebbero sotto il dominio degli austriaci.

Era Presidente del Consiglio Vittorio Emanuele Orlando.

L’Italia è diventata una delle più grandi potenze europee grazie al terrone Francesco Crispi.

E nel dopoguerra abbiamo avuto in Italia un grande partito democratico che ha governato per oltre 50 anni e che ci ha salvato dal comunismo, partito cattolico fondato dal terrone don Luigi Sturzo. Per non parlare di Presidenti del Consiglio, Presidenti della Repubblica ,Ministri e Deputati terroni come De Nicola, Leone, Napolitano, Segni, Cossiga, Andreotti, De Mita, Colombo,Mancini, Gullo, Misasi etc.

Se abbiamo avuto nel corso degli anni dei terroni che hanno ricoperto queste cariche istituzionali un motivo ci dovrà pur essere.

Sono stati più intelligenti, più preparati dei politici polentoni.

Quindi, continuo a ripetere, non mi sento per nulla offeso se qualcuno oggi mi chiama terrone. Forse ieri gli avrei spaccato il muso. Non mi sento offeso perché provengo da una famiglia di contadini che lavoravano la terra.

Confermo di essere orgogliosamente terrone perché non ho dimenticato la mia origine, non ho mai dimenticato anche quando lavoravo all’estero il profumo della mia terra, il profumo delle ginestre in fiore di contrada Cannavina, il canto degli uccelli, dei grilli e delle cicale, il suono delle campane della chiesa della Madonna delle Grazie, il profumo delle pietanze che la mamma preparava nei giorni di festa.

E’ vero, però, che la parola terrone alcuni decenni fa veniva usata in modo dispregiativo. Era sinonimo di ignorante, cafone, rozzo, analfabeta, puzzolente. Ora, però, gli ignoranti, i cafoni, i rozzi sono quelli che la usano e l’abusano a sproposito. Sono e saranno sempre dei poveri ignoranti. Dimenticano che quando noi calabresi mangiavamo con la forchetta loro mangiavano ancora con le mani.

Quando noi discutevamo di filosofia e di scienza loro vivevano ancora sulle palafitte e si vestivano con pelle di animali.

Ma poi, nel 1860, scesero giù al Sud e fecero stragi dei contadini, stuprarono le loro mogli, si impossessarono delle loro terre, dei soldi del Banco di Napoli per pagare l’esercito savoiardo, smantellarono le industrie floride del Sud e i macchinari se li portarono al Nord.

Giustino Fortunato, malgrado fosse un convinto sostenitore dello Stato Unitario, non mancò di evidenziare come l’Unità d’Italia fosse stata la rovina economica del Mezzogiorno.

L’Unità d’Italia è stata la rovina del Sud. Eravamo in quegli anni in floridissime condizioni.

Ah, se Garibaldi, l’eroe che tutti ancora celebriamo, fosse stato sconfitto.

Vabbè, ci è andata male. Ma ora voi, miei cari polentoni, zitti e mosca.

Tenetevi Mattarella, Conte e Fico perché in Italia comandano i terroni.

Pubblicato in Italia

copia-ultima-cena-leonard-da-vinci-a-saracenaNotizia bomba, amici. Tenetevi forte perché oggi vi voglio dare una notizia bella ed importante Una tela del grande pittore toscano si trova anche nella nostra regione e precisamente a Saracena, un comune di circa 3700 abitanti situato nella parte settentrionale della provincia di Cosenza. Caratteristici del centro storico di questo antico borgo sono le scale esterne, gli slarghi e i vicoli coperti a volta o con travi detti “Vutant”. E poi un antico convento situato in una zona impervia e da decenni abbandonato. E in questo antico convento, ormai un rudere, è stata trovata una tela molto danneggiata raffigurante l’Ultima Cena di Leonardo da Vinci. Questa è una notizia sensazionale, ma per i giornali nazionali non è niente in confronto alla neve caduta in questi giorni in Calabria, allo sbarco a Crotone dei migranti, etc. Il capolavoro di Leonardo anche nella nostra regione precisamente a Saracena e nella stanza che funzionava da refettorio del Convento dei Cappuccini. Convento abbandonato da anni e ridotto a rudere circondato da rovi e sterpaglie. Il convento si trova in una zona abbandonata e impervia ed è raggiungibile solo a piedi. Ecco perché il dipinto è stato scoperto solo ora. Venne fondato, si dice, nel lontano 1588. In questo luogo vi trascorse finanche un anno anche il Beato Angelo di Acri. I monaci lo abbandonarono definitivamente nell’anno 1915. Fu utilizzato come prigione nel 1917 e 1918. Il vero capolavoro di Leonardo, da lui dipinto, che rappresenta l’ultima cena di Gesù con i suoi apostoli si trova nel convento di Santa Maria delle Grazie a Milano. Esistono, però, altre copie, le più famose sono quelle che si trovano al Magdalen College di Oxford, al Museo del Rinascimento del Castello di Ecouen, nella chiesa dei Monoriti di Vienna, nella chiesa parrocchiale di Ponte Capriasca vicino Lugano. Il ritrovamento ha suscitato molto scalpore. L’autore del dipinto e la possibile datazione sono ancora ignoti. Del ritrovamento dobbiamo ringraziare le Associazioni culturali “Mistery Hunters” e “Mistyca Calabria” che sono state le prime a scoprire il dipinto nel rudere abbandonato. C’è da subito precisare una cosa per evitare eventuali equivoci. Il dipinto molto danneggiato non appartiene alla mano del grande pittore toscano, però ricorda molto da vicino il dipinto che si trova a Milano. L’artista che ignoriamo ha voluto copiare Leonardo ed in parte c’è riuscito. Il maestro ignoto anche lui in questo dipinto ritrovato in Calabria ha voluto immortalare l’istante esatto che segue la dichiarazione di Gesù del tradimento di uno dei dodici apostoli.

Pubblicato in Calabria

Amici, vi ricordate di Rigopiano oppure avete già dimenticato quella tragedia che si poteva evitare e dove persero la vita 29 persone travolte da una valanga?

Era il 18 gennaio 2017, due anni fa. In quel giorno l’Hotel Rigopiano di Farindola provincia di Pescara venne sventrato e sommerso dalla neve.

Le indagini sulle responsabilità sono ancora aperte e molti sono gli interrogativi da chiarire.

Sono passati due anni e ancora i Magistrati indagano e ancora il posto della tragedia è sottoposto a sequestro giudiziario.

Dum Romae consulitur Saguntum expugnatur.

Chiudo scusa agli amici se uso questa frase latina. Mi è venuta in mente questa frase di Tito Livio mentre scrivo queste note. Tito Livio fa riferimento alla richiesta di aiuto che Sagunto fece a Roma. A Roma discutevano se era opportuno o non intervenire e inviare rinforzi e si arrivò al punto che i Cartaginesi comandati da Annibale conquistarono la città.

E proprio quello che si è verificato il 18 gennaio 2017 all’Hotel Rigopiano.

I responsabili della Protezione Civile, della Prefettura di Pescara, il Sindaco della cittadina, allertati del pericolo imminente di valanghe dopo le scosse di terremoto dovevano intervenire immediatamente e con decisione, invece non sono intervenuti.

Hanno perso troppo tempo a discutere tra di loro senza agire e così dopo poche ore la valanga ha sventrato l’Hotel uccidendo 29 persone che soggiornavano nell’albergo e con le valigie pronte nella Hall sin dalla mattinata pronte a partire.

Tra le vittime c’era anche un ragazzo Alessio Faniello.

Il padre del ragazzo morto il 21 maggio scorso ha voluto ricordare suo figlio e ha portato dei fiori sul posto della tragedia.

Si è introdotto sul luogo ancora sottoposto a sequestro giudiziario.

Il Tribunale di Pescara lo ha condannato a pagare una multa di 4.550 euro per aver violato i sigilli giudiziari.

Il padre del ragazzo dopo aver ricevuto la notifica ha fatto sapere che non pagherà e se sarà necessario si farà tre mesi di carcere.

Amici, ma questa è una storia ai limiti dell’assurdo.

Ma questo è un vero e proprio affronto a un padre che non trova ancora pace per la morte di un figlio. Si è introdotto, è vero, abusivamente in un luogo dove i Magistrati hanno apposto i sigilli, ma per fare cosa?

Per rubare? Per distruggere le prove? No, per depositare un fascio di fiori dove era morto suo figlio. Ma la tragedia non si è verificata due anni fa?

E ancora i Giudici indagano e non hanno completato i rilievi del caso?

La zona è ancora sigillata.

Quando finiranno le presunte indagini?

Fra 20 anni, quando i veri responsabili della tragedia saranno tutti morti e i reati regolarmente estinti.

Ma, nel frattempo, finalmente abbiamo avuto una sentenza, non dei responsabili naturalmente della tragedia, ma di chi ha voluto ricordare una persona cara vittima innocente dei ritardi nei soccorsi, del menefreghismo, di chi ha concesso la licenza a costruire in un luogo pericoloso, dei Presidenti della Provincia, dei Presidenti di Regione, del Prefetto, del gestore dell’Hotel.

Pubblicato in Italia

A S. Daniele c’è crisi.

Ma a Resia un altro tipo di cosce non conosce ombra di crisi.

Amici di Tirreno News, oggi vi voglio parlare di una lettera che un parroco, giovanissimo, di un paesino in provincia di Udine, ha indirizzato ai fedeli e paesani per criticare l’abbigliamento delle ragazze durante le funzioni religiose.

Siamo a Resia, un comune poco più di mille anime al confine con l’Austria e il parroco si chiama don Alberto Zanier.

Secondo il sacerdote a far concorrenza a uno dei grandi prosciutti italiani conosciuto in tutto il mondo, il S. Daniele, c’è ora una nuova coscia, quelle delle ragazze del paese che frequentano la sua chiesa.

E avete letto bene, amici.

Il parroco se la prende con quelle ragazze che durante le funzioni religiose si presentano in chiesa con vistose minigonne e mostrano alla gente con disinvoltura le loro cosce suadenti e sinuose.

Le parole del parroco, come era previsto, hanno suscitato le reazioni delle giovani donne di Resia, del Sindaco del paese e molta ironia.

Non hanno gradito l’accostamento che ha fatto il parroco delle loro cosce col prosciutto S. Daniele. Cosce al vento come prosciutto. Ma no, don Alberto.

Queste belle cosce ce le ha donate il suo Dio e sono belle da vedere, così hanno scritto le ragazze su Facebook.

Ma forse don Alberto un po’ di ragione ce l’ha.

Anche dalle nostre parti in occasione di Battesimi, Cresime, Matrimoni, vediamo in chiesa belle ragazze che indossano gonne troppo mini e mostrano con disinvoltura le loro cosce suadenti e provocanti.

Il parroco di Resia si è ribellato e ha fatto bene.

Quando si è fuori, all’aperto, quelle vistose minigonne vanno benissimo, ma in chiesa no. La chiesa è un luogo di culto.

Chi va in chiesa e ci crede là c’è Gesù nel Santissimo Sacramento dell’Altare.

Anche il Resto del Carlino è intervenuto con un articolo a carattere cubitale:- Ora basta cosce nude in chiesa- In chiesa si va per pregare non per ballare.

Non si va con gonne troppo mini e le ragazze non devono mostrare alla gente e al parroco che celebra la Santa Messa le loro cosce anche se sono sinuose, suadenti e meravigliose.

Forse don Alberto ha un po’ esagerato, ma bisogna comprenderlo.

La Chiesa è un luogo di culto, non è una balera o un night club.

Le cosce bene in vista sono una mancanza di rispetto verso gli altri, verso quelli che ti stanno accanto e potrebbero urtare la loro sensibilità e come ha scritto don Alberto:- Addirittura provocare la loro sessualità -.

Ma forse la colpa non è tutta delle ragazze che indossano gonne troppo mini e mostrano le cosce nude.

E’ delle mamme, conclude il parroco. Care mamme, quando le vostre figlie escono di casa vedete come vanno in giro?

Vedete come vanno a Messa?

Il Sindaco di Resia difende le ragazze: Le conosco da sempre, non hanno grilli per la testa.

Questo episodio che vi ho raccontato ha rotto la tradizionale riservatezza del piccolo paese friuliano e lo ha fatto salire agli onori delle cronache nazionali.

Pubblicato in Italia

Don BiancalaniL’altro giorno anche su Tirreno News è apparso un articolo: La chiesa fa politica. Non mi sono scandalizzato affatto. Questa è una delle tante accuse che vengono rivolte alla chiesa cattolica quando il Papa, i Vescovi e i sacerdoti intervengono spesso a gamba tesa su temi di interesse civile. Ma hanno fatto sempre politica. Qualcuno ricorda certamente i famosi Comitati Civici del 1948 di Luigi Gedda e la posizione presa dalla chiesa in occasione dei referendum popolari sul divorzio e sull’aborto. Ora, addirittura, alcuni Cardinali e alcuni Vescovi vorrebbero far rinascere la gloriosa Democrazia Cristiana fondando un altro partito perché molti cattolici italiani si sono allontanati dalla vita pubblica e i loro voti si sono dispersi. Molti elettori di dichiarata fede cristiana sono rimasti a dir poco disorientati dalla decisa presa di posizione di alcuni sacerdoti sul tema Decreto Sicurezza approvato dal Parlamento Italiano e divenuto Legge dello Stato. Troppi parroci, dicono in molti, vogliono fare politica invece di fare i preti. Prendiamo il caso del parroco di Vicofaro, don Biancalani, il quale all’inizio del nuovo anno ha postato sul Web:- Speriamo in un 2019 senza razzismo, xenofobia e leghismo, allegando un video nel quale un gruppo di profughi che si trovano nella sua struttura si scatenano in danze a ritmo di musica.- Se avesse detto soltanto in un 2019 senza razzismo e xenofobia anche io mi sarei associato a lui. Non contento, però, ha poi postato un altro messaggio corredato da un gommone in mezzo al mare con sopra tutti i membri del Governo attuale giallo-verde, Lega e M5Stelle, e con la scritta a caratteri cubitali:- I have a dream-. Io ho un sogno lo ha detto per primo Martin Luther King nel suo celeberrimo discorso tenuto il 28 agosto 1963 in America davanti al Lincoln Memorial di Washington (Presidente degli USA John Kennedy). Martin Luther King ( eravamo in piena segregazione razziale) ha voluto esprimere la speranza che un giorno la popolazione di colore avrebbe goduto degli stessi diritti dei bianchi e che i suoi 4 figli avrebbero vissuto in una nazione nella quale non sarebbero stati giudicati per il colore della loro pelle. E’ questa era anche la nostra speranza. Quanti anni sono passati da allora? Tanti. Martin Luther King sognava delle cose meravigliose che avrebbero cambiato il mondo e la vita degli uomini di colore negli USA. Nel suo discorso che ha cambiato il corso della storia non c’è stata nessuna invettiva contro l’uomo bianco, non ha augurato a nessuno di morire affogato su un gommone nel fiume Mississipi. Quello che ha fatto, invece, il parroco italiano, don Biancalani, il quale ha fatto un bel sogno:- Tutti i membri del Governo che muoiono affogati nel mare come muoiono i migranti che cercano di arrivare in Italia ma che vengono respinti dalla Lega e dal Ministro Salvini-. Non solo a Salvini augura la morte, ma anche a chi vota Lega e a tutti i membri del Governo. Ma questo non è un comportamento da cristiano. Il cristiano non odia, il cristiano non augura la morte a nessuno. Gli insulti al sacerdote non si sono fatti attendere. E il Santo Padre in occasione dell’udienza del 2 gennaio si è rivolto a quei cristiani che frequentano quotidianamente la chiesa e don Biancalani la frequenta quotidianamente, eccome, ma poi si comportano da ipocriti, odiano gli altri. E’ uno scandalo, vivono odiando gli altri e parlano male della gente. Ma il parroco don Biancalani è andato oltre. Non solo parla male dei politici che non ama, ma augura loro perfino di morire affogati nel mare in tempesta come i migranti. Ha ascoltato il parroco il discorso del Santo Padre? Credo di sì. Anche lui, dunque, è un cristiano ipocrita che finge di essere un prete e poi trasuda odio contro Salvini, contro gli elettori della Lega e contro gli italiani in genere. E poi si lamentano che le chiese sono vuote.

Pubblicato in Italia

salvinoAmici carissimi, se io avessi pubblicato la sera della vigilia del Santo Natale un mio selfie con in mano un bel culluriellu caldo appena uscito dalla frissura nera di mia madre con la scritta:- Anche io stasera mangio nu bellu e saporito culluriellu frittu - cosa avreste mai detto? Qualcuno avrebbe scritto:-Bene mio!- Altri:- Buon appetito -. Altri ancora:- E a me che me ne importa?- Perché ho scritto questo preambolo? Perché il Ministro degli Interni Matteo Salvini la mattina di Santo Stefano, per condividere con fan e follower le proprie abitudini quotidiane, ha postato sui social una sua foto con una fetta di pane e nutella e la scritta:- Il mio Santo Stefano comincia con pane e nutella. E il vostro?- Non lo avesse mai fatto. E’ subito scoppiata una ondata di polemiche, una vera e propria gogna social nei suoi confronti. Le più carine:- Ma come ha usato il Ministro farsi vedere, felice e contento, con in mano una bella fetta di pane e nutella, mentre nel catanese i Vigili del Fuoco, le Forze dell’Ordine si prodigavano per aiutare gli abitanti della zona colpiti dal terremoto e a Pesaro la Magistratura indagava dopo che la ‘ndrangheta aveva ucciso un fratello di un pentito! -. Un certo Pietro su Instagram:- Il mio inizia con il terremoto- Altri followers:- A Catania c’è il terremoto e tu ti spari i selfie con pane e nutella?- Altri ancora:- Sciacallo!. Insensibile! Gli italiani tirano la cinghia e tu mangi?- Anche il Corriere della Sera e Massimo Gramellini nella sua rubrica “Il Caffè” ha esecrato la foto garrula del Salvini intento a fare colazione con pane e nutella. Lo ha fatto perché vuole farci sapere che il potere non lo ha cambiato e che lui è come noi. E’ uno di noi. De Gasperi non l’avrebbe mai fatto. Così ha risposto Salvini a chi lo ha criticato e che non ha saputo capire il suo dolce messaggio:- Se mi attaccano sulla Nutella, governiamo per trenta anni. Domani mattina sarò a Pesaro, il pomeriggio a Catania e la sera a Roma. Ma per la sinistra non va mai bene niente e guai a mangiare nutella -. Arrivati a questo punto io mi domando :- Ma è mai possibile con tante cose che ci sono in Italia e nel mondo di cui poter parlare e discutere anche animatamente e ancora esistono giornalisti nostrani che per riempire le pagine dei giornali che nessuno più legge scrivono delle cose futili e inutili, insignificanti, di quello che mangiano e bevono i politici, di quello che fanno con le mogli e con le compagne? E’ davvero incredibile. Addirittura alcuni esponenti dell’opposizione all’attuale Governo hanno chiesto le dimissione del Ministro Salvini. Cosa ha fatto di così grave da chiederne le dimissioni? Ha mangiato pane e nutella. E a me che la mangio spesso a colazione cosa direbbero? Non potrebbero chiedere le mie dimissioni perché non occupo nessun posto di comando e sono da diversi anni in pensione. E allora cosa potrebbero dire?.- Zu Ci, sa bona sa nutella? Ma duni na picca!-. E’ meglio riderci sopra.

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“I ragazzini di oggi poiché non sanno più giocare e non sanno come passare il tempo libero si sono inventati dei giochi pericolosi: lanciare sassi contro i treni.

L’ultima bravata è successa a Milano e sono stati presi di mira i convogli della metropolitana in un tratto in superficie.

 

 

Sono andati in frantumi i vetri di alcuni finestrini dei treni che hanno provocato ai passeggeri e ai conducenti tanta paura.

Non ci sono stati feriti, e questa è una buona notizia.

Cinque sono stati i treni presi di mira, due danneggiati in modo grave che hanno richiesto riparazioni.

I ragazzini della bravata sono stati subito individuati dalle Forze dell’Ordine.

Sono due ragazzi di appena tredici anni, compagni di classe e di giochi, che si divertivano, poiché non sapevano come passare il tempo libero ed organizzare qualche gioco, a lanciare sassi contro i treni.

Così si sono difesi: Per noi era solo un gioco.

Lo hanno chiamato gioco lanciare sassi contro i convogli dei treni che avrebbero potuto provocare gravi danni ai passeggeri con i vetri andati in frantumi.

E se i sassi avessero colpito i conducenti?

Lascio a voi immaginare cosa sarebbe potuto succedere.

Un deragliamento, uno scontro con altri treni, un macello indescrivibile.

Ma la cosa che mi ha colpito di più è che i ragazzi, essendo minorenni, non potranno essere imputati né processati.

Saranno i loro genitori chiamati a risarcire i danni causati che ancora non sono stati quantificati. Non è la prima volta che si verificano in Italia questi lanci di sassi contro i treni, questi atti di vandalismo (chiamiamoli col suo vero nome e non abbiamo paura di farlo).

E’ uno gioco stupido quanto pericoloso che potrebbe causare gravi danni e anche la vita alle persone.

Questi non sono giochi. Sono atti vandalici e i responsabili dovrebbero essere puniti.

Anche io, ma non come questi ragazzi di oggi, ho commesso qualche bravata, però non ho mai arrecato danni alle cose e alle persone.

Vivendo in un piccolo paese con i miei coetanei ho trovato sempre il modo giusto per passare il tempo.

Giocavamo alle carte, alla corda, al tiro alla fune, allu” Strumbulu”, alla “mazza e allu strigliu”, a pallone (quello di pezza), alle “stacce”, al rullo, al ciclo tappo, alle bocce di pietra che andavamo a raccogliere a Vallerina.

Tutti giochi di strada, perché un tempo la strada era il teatro dei giochi fanciulleschi, teatro oggi contrastato dagli automezzi che lo rendono pericoloso.

E poi i giochi che ho sopra descritti offrivano l’occasione per apprezzare i modelli di comportamento dei grandi in modo piacevole e consentivano nello stesso tempo, ai più piccoli, di esercitare il corpo, di mostrare la propria abilità, di apprendere, di rispettare gli altri e a considerarli leali competitori”.

Buon Natale ai lettori di Tirreno News ed alle loro famiglie. Francesco Gagliardi

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soldi falsiAmici carissimi, tutti abbiamo sentito parlare almeno una volta dove le nostre nonne riuscivano a nascondere i pochi spiccioli che avevano in casa, non avendo la cassaforte. Li nascondevano sotto il materasso avvolti in un fazzoletto oppure sotto una mattonella della stanza da letto. Metodi artigianali. Ma oggi le cose sono cambiate. Col civile progresso gioielli e denaro delle persone facoltose vengono conservati nelle cassaforte delle banche cittadine. E i comuni mortali dove nascondono i loro sudati risparmi alle visite di eventuali ladri? Nelle scatole dei biscotti, negli armadi, nei cassetti, nei sacchetti della spazzatura, tra i giocattoli dei bambini, all’interno di qualche barattolo. Metodi alquanto sicuri per i ladri di primo pelo,ma questi, secondo voi, per un ladro di professione sono luoghi sicuri per nascondere soldi e gioielli? Per un vero ladro, per un professionista del furto, questi sono i post in cui il ladro cercherà per primo. E se poi non riesce a trovarli nei cassetti, negli armadi, nella scrivania, nelle borse, nei contenitori di monili, nei luoghi soliti, metterà tutta la casa a soqquadro facendo anche danni. Poiché la prima regola di un ladro è quella di rubare gioielli e denaro e uscire di casa il più presto possibile, la migliore strategia, se non si ha in casa una cassaforte murale, è quella di lasciare qualche spicciolo e qualche gioiello di poco valore in luoghi evidenti in modo che vengano trovati abbastanza facilmente. Il ladro si accontenterebbe e lascerebbe l’abitazione senza fare ulteriori danni e salvare così altri soldi ben nascosti. E i malfattori, i malavitosi, i ladri, gli ndranghettisti, dove nascondono i soldi frutto di rapine, di tangenti, di estorsioni? Nei cassetti degli armadi, nei sacchetti della spazzatura, sotto il cuscino, sotto la mattonella? Sono molto ingegnosi i furbacchioni. Li nascondono nelle bottiglie e poi le murano col cemento nei muri delle abitazioni. E’ di pochi giorni fa la notizia che i Carabinieri di un paesino della provincia di Reggio Calabria, durante una perquisizione, hanno trovato tantissime mazzette di denaro confezionate in buste di plastica sottovuoto nascoste all’interno di un forno. Avete letto bene, banconote in buste sottovuoto. E allora è vero, non solo i cibi che noi mangiamo per meglio conservarli vengono messi sottovuoto. Ora anche le banconote. Sono al sicuro e mantengono più a lungo il loro potere nutrizionale. Viva il progresso. Però le nostre Forze dell’Ordine non si fanno fregare così facilmente e riescono a scovare i luoghi più impensati dove i malfattori nascondono la refurtiva.

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nTutto per voi un “felicissimo” e sincero intervento dell’amico Francesco Gagliardi“Quando un albero, anche se giovane, cade per la furia del vento cosa fa il contadino? Si dispera, resta a guardare? Prende l’accetta e lo taglia perché ormai non serve più, non da più frutta.

Mette la legna in disparte e poi la usa per accendere il fuoco nel camino. Così ha scritto Giovanni Verga nel romanzo “I Malavoglia” a proposito della disgrazia capitata alla famiglia Malavoglia che per un carico di lupini andato in malore e la perdita della barca, dovette vendere la casa del Nespolo che amava tanto:- Ad un albero caduto accetta! Accetta! – All’albero abbattuto tutti corrono con l’accetta. Ma cosa realmente ha voluto dire Verga? Per lui è molto facile attaccare, infierire chi è caduto in disgrazia. E Machiavelli nel “Principe” così ha scritto:- Questa è la condizione umana, che come il girasole, va girando la faccia alla luce del pianeta che risplenda. Questo fiore però anche quando è nuvolo gli va dietro; ma i cortigiani non l’imitano, perché se la luce del favorito niente niente s’annuvola, volta le spalle, e se ne vanno-. Quello che ho scritto vale anche oggi e vale anche per il Governatore della Calabria On. Mario Oliverio, finito nei guai con la giustizia. Questa non è una bella notizia per i calabresi. Ancora una volta, a distanza di pochi anni, un rappresentante istituzionale della nostra terra, è inquisito per abuso d’ufficio per tre appalti pilotati ed è scattata per lui l’obbligo di dimora a San Giovanni in Fiore. Ma lui replica:- Accuse infamanti- e annuncia con una nota lo sciopero della fame. La musica è finita, gli amici se ne vanno. Tutti ora lo hanno lasciato solo. Ai talk show non si sono fatti vedere, sui giornali non è apparsa nessuna notizia di solidarietà. Niente, neppure una parola, l’accenno di un saluto. Dove sono finiti gli oltre 200 Sindaci calabresi che a Lamezia Terme lo hanno spinto ad una seconda cavalcata? Un solo personaggio, Mimmo Lucano, l’ex Sindaco di Riace, a lui molto vicino, si è fatto vivo con una dichiarazione di solidarietà. E gli altri non hanno inteso spendere neanche una parola in difesa di Oliverio. Hanno subito abbandonato la nave che affonda e secondo indiscrezioni sono pronti a costruire un terzo polo civico formato da esponenti di Forza Italia contrari alla candidatura di Occhiuto a Governatore della Calabria e pezzi del Pd. Chiedo aiuto al “Principe” di Macchiavelli:- O voi che vi fidate dell’ombra ed appoggio dei potenti, come vi abbatte la disgrazia, la emulazione, e la variabil sorte delle felicità umane. E come tutti vi abbandonano quando cadete, anche quelli che per benefici vi erano più obbligati -. Ed ecco allora il vero significato del titolo di questo mio articolo: Nessuno ammira il sole che tramonta, tutti adorano quello che nasce-. E questo vale anche per te, caro Presidente Oliverio-. Sei caduto in disgrazia e tutti, gli amici, gli amici degli amici, quelli che tu hai favorito ti hanno abbandonato, se la sono squagliata. I cortigiani non hanno imitato il girasole che anche quando il sole si annuvola gli vanno dietro, a te hanno voltato le spalle e se ne sono andati.

Pubblicato in Calabria

sognoQuesta sera, amici, prima di andare a dormire vi voglio raccontare una bellissima e commovente storia di amore, da leggere con piacere. Vi farà certamente riflettere e vi farà diventare ancora più buoni e non solo a Natale. E’ la storia di una meravigliosa e stupenda bambina di 10 anni che ha combattuto ma invano contro un tumore al cervello, ma anche gravemente ammalata e con le forze che a poco a poco andavano scemando, fino all’ultimo istante della sua breve vita si è sempre prodigata nell’aiutare gli altri specialmente i bambini come lei ma più poveri, più bisognosi e condividendo con loro tutte le sue cose. Una bambina davvero speciale di nome Giulia Zedda, il cognome ci dice che era Sarda, morta lo scorso mese di maggio ad appena 10 anni, stroncata, come abbiamo visto, da un male oscuro al cervello, contro il quale aveva lottato invano per lunghissimi quattro anni e mezzo. Se ne è andata tra le braccia infranti dei suoi cari ed amatissimi genitori. Però prima di morire ha confidata alla sua mamma un sogno, il suo sogno più bello, più grande: quello di regalare i suoi vestitini che lei non avrebbe mai più potuto indossare e tutti i suoi giocattoli, che ne aveva tanto, ai bambini poveri, a quei bambini che non possono permetterseli, a quei bambini che Babbo Natale e la Befana non passano dalle loro case, non lasciano neppure un dolcetto, un soldatino di stagno o una macchinetta di latta. Giulia, questa dolce bambina, anche prima che morisse ha preparato delle buste con tutti i suoi giochi e gli abitini da poter regalare agli altri bambini meno fortunati di lei. Così disse alla mamma: più sfortunati. Una bambina che sta per morire colpita da un male incurabile si riteneva fortunata e pensava che ci fossero nel mondo ancora tanti bambini più sfortunati di lei. Amici, ma questa è una Santa. E’ nata così, dopo la sua morte, una associazione di beneficenza che porta il suo nome:- Il sogno di Giulia-. La sede si trova in Via Giardini 159 a Cagliari dove vengono raccolti e distribuiti i doni tutti i mercoledì e venerdì. Non solo giocattoli ma anche libri, penne, matite, quaderni, coperte, indumenti, passeggini, lettini, giocattoli di ogni tipo per maschietti e femminucce. Mamma Eleonora è felicissima perché ha potuto realizzare il sogno del suo piccolo angelo Giulia che dal cielo certamente ci guarda e ci sorride perché i giocattoli e gli indumenti che vengono distribuiti contribuiscono a donare un sorriso ai bambini più in difficoltà e più sfortunati. Ciao piccolo grande angelo e, continua a sorridere, con gli angeli ed i santi, come hai fatto come quando eri ancora in mezzo a noi.

Pubblicato in Mondo
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