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Avete letto bene, cari amici, cristiani perseguitati, violentati, bruciati, fatti saltare in aria con bombe e granate, che nessuno vuole salvare, nessuno fa niente per fermare la strage dei cristiani.

Neanche uno.

Nemmeno uno di quei compagni che gridano”Non siamo pesci”.

Va bene, non sono pesci, ma sono certamente persone come quegli uomini e quelle donne cristiane perseguitate e uccise in Asia e Africa.

Davanti a Montecitorio c’erano i firmatari dell’appello “Non siamo pesci” per protestare contro il mancato sbarco dei migranti della nave Sea Watch bloccata di fronte al porto di Siracusa.

Per i migranti che fuggono dalle guerre e poi caricati e messi in salve dalle navi ONG c’è l’accoglienza, la sistemazione.

Sistemazione dove? Sotto i ponti della capitale? Per terra alla Stazione Termini?

Davanti ai supermercati a chiedere l’elemosina?

Nei parchi pubblici a smerciare droga?

Per i profughi cristiani neppure un semplice appello, non un girotondo piccolo piccolo, nemmeno una protesta, neppure un digiuno.

Neanche uno, fino ad oggi, ha detto una parola. E neppure da un pulpito ho ascoltato una semplice preghiera.

Si preoccupano della vita delle persone a bordo della nave, che sono tutti salve, che vengono assistite, coccolate, rifocillate.

Sono state finanche visitate da alcuni nostri parlamentari.

Solo il caso della Sea Watch continua ad agitare la politica e il governo. I 47 migranti a bordo della nave restano per il momento a poche miglia dal porto di Siracusa nell’attesa che l’Europa batta un colpo per sbloccare questo ennesimo caso che coinvolge una nave umanitaria.

E delle bombe fatte esplodere in una chiesa nelle Filippine durante la messa domenicale neanche una protesta.

Eppure la strage dei cristiani è un’escalation di violenza senza precedenti.

Ai cattolici italiani preme il caso della Sea Watch, dei 47 migranti a bordo, del decreto sicurezza. Dei milioni di perseguitati cristiani chi se ne frega.

Per i profughi cristiani nessuna accoglienza, nessuna sistemazione.

Perseguitati, stuprati, trattati come bestie, venduti al mercato come gli animali, nessuno sale a bordo di un aereo e va a vedere come realmente stanno le cose.

Prestigiacomo, Fratoianni, Martina hanno trovato un gommone e sono saliti sulla nave dei migranti. I soldi ce li hanno, potevano benissimo noleggiare un aereo e andare a visitare i morti ed i feriti causati dalle bombe nella Cattedrale di Jolo.

Non l’hanno fatto, non lo faranno.

I cristiani, le migliaia di cristiani perseguitati ed uccisi non fanno notizia. Il loro interessamento non porta voti.

Ecco perché nessuno, neanche uno si strappa le vesti.

Le anime belle, i politicamente corretti tacciono, le ONG si preoccupano di salvare solo i migranti che cercano di raggiungere l’Italia.

Dei cristiani trucidati nel deserto se ne fottono.

Mentre noi cristiani ci strappiamo le vesti perché i migranti musulmani devono essere accolti nelle nostre case e amati come fratelli, i musulmani dell’Asia e dell’Africa rapinano, processano, uccidono i cristiani.

Con le bombe e con le granate li fanno saltare in aria.

E le anime belle italiane, i Gino Strada, i Saviano, i Gad Lerner, i De Magistris, i Leoluca Orlando non spendono una parola sul genocidio che si pratica oggi contro i cristiani.

Tacciano. Tacciano perché non c’è nulla da lucrare.

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Vignetta VauroLe stanno provando tutte. Vogliono processare il Ministro degli Interni Sen. Matteo Salvini e mandarlo a marcire nelle patrie galere, perché sta dando troppo fastidio alle anime belle della sinistra italiana e ad alcuni Magistrati e si rifiuta di fare sbarcare nei porti italiani le navi delle ONG cariche di immigrati ripescati in mare. Il Tribunale dei Ministri di Catania ha chiesto l’autorizzazione al Senato per procedere contro Salvini con la pesante, assurda e folle accusa: Sequestro di persone e abuso di potere. Un Ministro che fa il suo dovere, che fa applicare le leggi italiane viene messo sotto accusa come un delinquente comune. Ma in quale nazione siamo costretti a vivere? Ma davvero la nostra amata Italia è una Repubblica delle banane? Non ci vorrei credere eppure i fatti di queste ultime settimane mi danno ragione. Poiché per alcuni giorni la nave italiana Diciotti con 177 migranti a bordo ripescati in mare è stata costretta a rimanere nel porto di Catania e il Ministro Salvini si è opposto di fare scendere i migranti, per questo verrà processato e se venisse condannato dovrebbe finire in galera e mangiare il rancio dei carcerati. E già il vignettista Vauro ha pubblicato una vignetta che ritrae Salvini invitato a provare la divisa da carcerato. Intanto provala, poi si vedrà sembra voler dire il vignettista. Povero Ministro! Ma chi te lo ha fatto fare ad accettare la carica di Ministro degli Interni? Carica prestigiosa, non c’è dubbio. Ma pericolosissima. Hai visto le minacce che sono comparse sui muri di   Milano ? Invitano a non sparare a salve, ma a Salvini. Ti faranno fuori prima o poi con le buone e con le cattive. Hai tolto loro la biada dalla mangiatoia e non te la perdoneranno mai. Appunto per questo ragliano come gli asini e devi morire.

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260px-Craxi congresso1Il 19 gennaio del 2000 è stato fatto morire in solitudine ad Hammamet un ex Presidente del Consiglio: Benedetto Craxi detto Bettino. Ora le sue spoglie mortali riposano in pace in un piccolo cimitero cristiano di quella città. Ogni anno, in occasione dell'anniversario della sua morte, tantissimi socialisti della diaspora e pochissimi uomini politici italiani, vanno a depositare un garofano rosso sulla sua tomba. Si ricordano di lui i tanti ex socialisti dispersi nel variegato orto botanico della politica soltanto in occasione della sua morte, ma chi con Craxi ha fraternamente collaborato davvero o chi gli è stato molto vicino quando era considerato l'uomo politico più potente della Repubblica senza mai rinnegarlo o tradirlo, ogni istante, ogni giorno parlano di lui, della sua politica, delle sue idee, della sua passione per la Patria, della sua riabilitazione.

La figlia Stefania, alcuni anni, fa ha presentato presso "la Sala del Refettorio" di S. Macuto in Roma un volume fotografico del padre a cura di Umberto Cicconi: Craxi, una Storia. Erano presenti, tra gli altri, l'ex Presidente del Consiglio On. Silvio Berlusconi e l'ex Presidente della Camera On. Pier Ferdinando Casini. Quest'ultimo ha definito Craxi un grande statista. Ma, sia Berlusconi, sia Casini, sono stati d'accordo nel sostenere che era giunto finalmente l'ora di rivedere il giudizio sull'operato di Craxi.

Gli interventi dei due uomini politici sono stati applauditi da tutti quelli che hanno partecipato alla cerimonia, tra i quali preme ricordare l'On. Pomicino, l'On. Sgarbi, l'On Emilio Colombo, il vecchio leader lucano della ex D.C.ora scomparso e la signora Donna Assunta Almirante, seduta in prima fila, moglie del defunto leader missino On. Giorgio, che ha voluto testimoniare con la sua presenza che fu proprio Bettino a sdoganare il Movimento Sociale Italiano e la destra ex fascista.

E così quella sera l'On. Craxi, tante volte insultato, maltrattato, sputato, criticato, offeso, per poche ore è tornato dall'esilio di nuovo nella Storia. Solo per una serata però, perché come continua a ribadire ancora oggi la moglie " le spoglie di Bettino resteranno per sempre ad Hammamet. Non l'hanno voluto vivo in Italia, non l'avranno neanche da morto".

Quella sera Craxi avrebbe voluto senz'altro parlare, però è rimasto silenzioso, lui che in vita è stato sempre molto loquace, un fiume in piena. Chi non ricorda i suoi interventi interminabili e pieni di passione e di fervore nei congressi socialisti! E' rimasto in silenzio, immerso nei suoi ricordi, come conviene a un esule espulso dalla sua Patria dopo averla servita con dignità e orgoglio.

Ora, a distanza di tanti anni, si parla ancora di Craxi e questa volta perché qualcuno ha osato avanzare una idea: intitoliamo una via a Bettino. Apriti cielo, non l'avesse mai fatto. Le polemiche che fino ad ora si erano sopite, all'improvviso si sono risvegliate. Ma lui, Bettino, arrogante ed altezzoso quando era ancora in vita, nella sua tomba di Hammamet se ne sta zitto, aspetta soltanto la visita dei suoi cari e del nipotino che amava tanto. Sono sicuro, però, che quando l'odio, il rancore, il livore dei tantissimi pennivendoli si affievolirà, solo allora gli storici ci diranno chi era veramente Bettino e cosa ha fatto per l'Italia. Se lui oggi potesse davvero ascoltare o leggere alcuni giudizi che certi uomini politici danno di lui forse si rivolterebbe nella tomba. Ma quella tomba, coperta di sabbia africana, non sarà scossa dall'eco dei discorsi che il vento porterà dal mare. Murata nella sabbia e nel cemento e nella cattiva coscienza di tantissimi uomini politici che hanno fatto fortuna quando lui era in auge, non ascolterà le parole dei vili e dei vigliacchi che l'hanno fatto tanto soffrire e poi morire in terra straniera. Alcuni responsabili di questa orribile vicenda siedono ancora in Parlamento e alcuni addirittura hanno occupato posti di prestigio nei Governi di centro destra e di centro sinistra,

Sono stati loro che l'hanno ucciso col loro silenzio quando nel Parlamento nessuno ebbe il coraggio di alzarsi e dire tutta la verità: E' vero, tutti abbiamo preso dall'Italia e dall'estero, i soldi per il finanziamento dei partiti. Solo Bettino ha pagato, tutti gli altri sono rimasti indenni.

Ma l'hanno ucciso pure alcuni giudici che ancora oggi continuano a parlare di Craxi come un delinquente, un traditore, un latitante, un condannato che avrebbe dovuto espiare la pena nelle patrie galere.

E lo hanno ucciso quei balordi prezzolati agit-prop, che dopo aver partecipato ad una riunione di partito, sono stati mandati ad insultarlo e a buttargli le monetine addosso.

Lo hanno ucciso, soprattutto, i suoi vecchi amici e compagni di partito che per un pugno di lenticchie ora albergano nel variegato orto botanico dei partiti, che appena poterono, per salvare se stessi, lo hanno tradito e poi abbandonato.

Chissà quante volte, dall'esilio di Hammamet, ebbe modo di scrutare il mare e guardare verso l'Italia. Certamente anche lui avrà avuto momenti di sconforto e di scoraggiamento. Fissava l'orizzonte ma l'Italia era molto lontana e non poteva vederla. Voleva ritornare in Patria almeno per curarsi. Voleva ritornare nella sua Milano che amava tanto e stare col nipotino, glielo hanno impedito. Ora riposa in pace in quella terra lontana.

Il Presidente della Tunisia, sincero amico di Bettino, in occasione del 7° anniversario della sua morte, lo ha voluto ricordare solennemente intitolandogli una via. L'Italia no, l'Italia di oggi, divisa, non sa più onorare i suoi morti. Che tristezza! Che ingrata Patria! Sono passati 19 lunghi anni dalla morte di Craxi e ancora oggi c'è qualcuno che non ha saputo porre fine alle diatribe, agli odi, alle vendette, ai rancori.

Il suo nome fa ancora paura e chi ha osato inutilmente appropriarsi delle sue idee, ora fa di tutto per neutralizzare finanche il ricordo. L'hanno odiato, fischiato, beffeggiato, insultato, calunniato, deriso, temuto quando era in vita, lo temono anche da morto. Scrisse così il Sen. Iannuzzi su Panorama:- Temono anche il solo nome su una lapide-.

                                                                                   Francesco Gagliardi Via Guido Dorso, 23

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L’11 gennaio u.s. il quotidiano “Libero” diretto da Vittorio Feltri è apparso in edicola e in prima pagina a caratteri cubitali con questa notizia: Ai meridionali 3 cariche istituzionali su 4.

Comandano i terroni. Bella scoperta! E non lo sapeva Feltri che in Italia comandano i meridionali?

 

E lo ignorava quella testa di c….. che noi meridionali siamo più intelligenti di quelli del Nord? Apriti cielo! Il polverone per il titolo del giornale ha sollevato un’ondata di polemiche.

Molti meridionali si sono sentiti offesi perché per loro la parola terrone è una parola dispregiativa che veniva usata negli anni 50 e 60 quando i meridionali avevano invaso il Nord in cerca di lavoro. Lavoro richiesto, bisogna precisare, dalle fabbriche del Nord perché i lavoratori del Sud, pur di lavorare, accettavano qualsiasi impiego.

Fecero rifiorire le grandi industrie e l’Italia ebbe quel boom economico che la fece divenire una delle più grandi nazioni del mondo.

E questo grazie al lavoro e al sudore di quella gente del sud a volte offesa, vilipesa, maltrattata e catalogata come rozza ed ignorante, terrone, appunto. Io non mi sono offeso per niente, perché mi sento terrone dalla testa ai piedi, come il Presidente della Repubblica, come il Presidente del Consiglio, come il Presidente della Camera dei Deputati.

Ma nel corso dei secoli abbiamo avuto tantissimi terroni che hanno dato lustro all’Italia. Grazie ai terroni abbiamo vinto la prima guerra mondiale, altrimenti i polentoni a quest’ora sarebbero sotto il dominio degli austriaci.

Era Presidente del Consiglio Vittorio Emanuele Orlando.

L’Italia è diventata una delle più grandi potenze europee grazie al terrone Francesco Crispi.

E nel dopoguerra abbiamo avuto in Italia un grande partito democratico che ha governato per oltre 50 anni e che ci ha salvato dal comunismo, partito cattolico fondato dal terrone don Luigi Sturzo. Per non parlare di Presidenti del Consiglio, Presidenti della Repubblica ,Ministri e Deputati terroni come De Nicola, Leone, Napolitano, Segni, Cossiga, Andreotti, De Mita, Colombo,Mancini, Gullo, Misasi etc.

Se abbiamo avuto nel corso degli anni dei terroni che hanno ricoperto queste cariche istituzionali un motivo ci dovrà pur essere.

Sono stati più intelligenti, più preparati dei politici polentoni.

Quindi, continuo a ripetere, non mi sento per nulla offeso se qualcuno oggi mi chiama terrone. Forse ieri gli avrei spaccato il muso. Non mi sento offeso perché provengo da una famiglia di contadini che lavoravano la terra.

Confermo di essere orgogliosamente terrone perché non ho dimenticato la mia origine, non ho mai dimenticato anche quando lavoravo all’estero il profumo della mia terra, il profumo delle ginestre in fiore di contrada Cannavina, il canto degli uccelli, dei grilli e delle cicale, il suono delle campane della chiesa della Madonna delle Grazie, il profumo delle pietanze che la mamma preparava nei giorni di festa.

E’ vero, però, che la parola terrone alcuni decenni fa veniva usata in modo dispregiativo. Era sinonimo di ignorante, cafone, rozzo, analfabeta, puzzolente. Ora, però, gli ignoranti, i cafoni, i rozzi sono quelli che la usano e l’abusano a sproposito. Sono e saranno sempre dei poveri ignoranti. Dimenticano che quando noi calabresi mangiavamo con la forchetta loro mangiavano ancora con le mani.

Quando noi discutevamo di filosofia e di scienza loro vivevano ancora sulle palafitte e si vestivano con pelle di animali.

Ma poi, nel 1860, scesero giù al Sud e fecero stragi dei contadini, stuprarono le loro mogli, si impossessarono delle loro terre, dei soldi del Banco di Napoli per pagare l’esercito savoiardo, smantellarono le industrie floride del Sud e i macchinari se li portarono al Nord.

Giustino Fortunato, malgrado fosse un convinto sostenitore dello Stato Unitario, non mancò di evidenziare come l’Unità d’Italia fosse stata la rovina economica del Mezzogiorno.

L’Unità d’Italia è stata la rovina del Sud. Eravamo in quegli anni in floridissime condizioni.

Ah, se Garibaldi, l’eroe che tutti ancora celebriamo, fosse stato sconfitto.

Vabbè, ci è andata male. Ma ora voi, miei cari polentoni, zitti e mosca.

Tenetevi Mattarella, Conte e Fico perché in Italia comandano i terroni.

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copia-ultima-cena-leonard-da-vinci-a-saracenaNotizia bomba, amici. Tenetevi forte perché oggi vi voglio dare una notizia bella ed importante Una tela del grande pittore toscano si trova anche nella nostra regione e precisamente a Saracena, un comune di circa 3700 abitanti situato nella parte settentrionale della provincia di Cosenza. Caratteristici del centro storico di questo antico borgo sono le scale esterne, gli slarghi e i vicoli coperti a volta o con travi detti “Vutant”. E poi un antico convento situato in una zona impervia e da decenni abbandonato. E in questo antico convento, ormai un rudere, è stata trovata una tela molto danneggiata raffigurante l’Ultima Cena di Leonardo da Vinci. Questa è una notizia sensazionale, ma per i giornali nazionali non è niente in confronto alla neve caduta in questi giorni in Calabria, allo sbarco a Crotone dei migranti, etc. Il capolavoro di Leonardo anche nella nostra regione precisamente a Saracena e nella stanza che funzionava da refettorio del Convento dei Cappuccini. Convento abbandonato da anni e ridotto a rudere circondato da rovi e sterpaglie. Il convento si trova in una zona abbandonata e impervia ed è raggiungibile solo a piedi. Ecco perché il dipinto è stato scoperto solo ora. Venne fondato, si dice, nel lontano 1588. In questo luogo vi trascorse finanche un anno anche il Beato Angelo di Acri. I monaci lo abbandonarono definitivamente nell’anno 1915. Fu utilizzato come prigione nel 1917 e 1918. Il vero capolavoro di Leonardo, da lui dipinto, che rappresenta l’ultima cena di Gesù con i suoi apostoli si trova nel convento di Santa Maria delle Grazie a Milano. Esistono, però, altre copie, le più famose sono quelle che si trovano al Magdalen College di Oxford, al Museo del Rinascimento del Castello di Ecouen, nella chiesa dei Monoriti di Vienna, nella chiesa parrocchiale di Ponte Capriasca vicino Lugano. Il ritrovamento ha suscitato molto scalpore. L’autore del dipinto e la possibile datazione sono ancora ignoti. Del ritrovamento dobbiamo ringraziare le Associazioni culturali “Mistery Hunters” e “Mistyca Calabria” che sono state le prime a scoprire il dipinto nel rudere abbandonato. C’è da subito precisare una cosa per evitare eventuali equivoci. Il dipinto molto danneggiato non appartiene alla mano del grande pittore toscano, però ricorda molto da vicino il dipinto che si trova a Milano. L’artista che ignoriamo ha voluto copiare Leonardo ed in parte c’è riuscito. Il maestro ignoto anche lui in questo dipinto ritrovato in Calabria ha voluto immortalare l’istante esatto che segue la dichiarazione di Gesù del tradimento di uno dei dodici apostoli.

Pubblicato in Calabria

Amici, vi ricordate di Rigopiano oppure avete già dimenticato quella tragedia che si poteva evitare e dove persero la vita 29 persone travolte da una valanga?

Era il 18 gennaio 2017, due anni fa. In quel giorno l’Hotel Rigopiano di Farindola provincia di Pescara venne sventrato e sommerso dalla neve.

Le indagini sulle responsabilità sono ancora aperte e molti sono gli interrogativi da chiarire.

Sono passati due anni e ancora i Magistrati indagano e ancora il posto della tragedia è sottoposto a sequestro giudiziario.

Dum Romae consulitur Saguntum expugnatur.

Chiudo scusa agli amici se uso questa frase latina. Mi è venuta in mente questa frase di Tito Livio mentre scrivo queste note. Tito Livio fa riferimento alla richiesta di aiuto che Sagunto fece a Roma. A Roma discutevano se era opportuno o non intervenire e inviare rinforzi e si arrivò al punto che i Cartaginesi comandati da Annibale conquistarono la città.

E proprio quello che si è verificato il 18 gennaio 2017 all’Hotel Rigopiano.

I responsabili della Protezione Civile, della Prefettura di Pescara, il Sindaco della cittadina, allertati del pericolo imminente di valanghe dopo le scosse di terremoto dovevano intervenire immediatamente e con decisione, invece non sono intervenuti.

Hanno perso troppo tempo a discutere tra di loro senza agire e così dopo poche ore la valanga ha sventrato l’Hotel uccidendo 29 persone che soggiornavano nell’albergo e con le valigie pronte nella Hall sin dalla mattinata pronte a partire.

Tra le vittime c’era anche un ragazzo Alessio Faniello.

Il padre del ragazzo morto il 21 maggio scorso ha voluto ricordare suo figlio e ha portato dei fiori sul posto della tragedia.

Si è introdotto sul luogo ancora sottoposto a sequestro giudiziario.

Il Tribunale di Pescara lo ha condannato a pagare una multa di 4.550 euro per aver violato i sigilli giudiziari.

Il padre del ragazzo dopo aver ricevuto la notifica ha fatto sapere che non pagherà e se sarà necessario si farà tre mesi di carcere.

Amici, ma questa è una storia ai limiti dell’assurdo.

Ma questo è un vero e proprio affronto a un padre che non trova ancora pace per la morte di un figlio. Si è introdotto, è vero, abusivamente in un luogo dove i Magistrati hanno apposto i sigilli, ma per fare cosa?

Per rubare? Per distruggere le prove? No, per depositare un fascio di fiori dove era morto suo figlio. Ma la tragedia non si è verificata due anni fa?

E ancora i Giudici indagano e non hanno completato i rilievi del caso?

La zona è ancora sigillata.

Quando finiranno le presunte indagini?

Fra 20 anni, quando i veri responsabili della tragedia saranno tutti morti e i reati regolarmente estinti.

Ma, nel frattempo, finalmente abbiamo avuto una sentenza, non dei responsabili naturalmente della tragedia, ma di chi ha voluto ricordare una persona cara vittima innocente dei ritardi nei soccorsi, del menefreghismo, di chi ha concesso la licenza a costruire in un luogo pericoloso, dei Presidenti della Provincia, dei Presidenti di Regione, del Prefetto, del gestore dell’Hotel.

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A S. Daniele c’è crisi.

Ma a Resia un altro tipo di cosce non conosce ombra di crisi.

Amici di Tirreno News, oggi vi voglio parlare di una lettera che un parroco, giovanissimo, di un paesino in provincia di Udine, ha indirizzato ai fedeli e paesani per criticare l’abbigliamento delle ragazze durante le funzioni religiose.

Siamo a Resia, un comune poco più di mille anime al confine con l’Austria e il parroco si chiama don Alberto Zanier.

Secondo il sacerdote a far concorrenza a uno dei grandi prosciutti italiani conosciuto in tutto il mondo, il S. Daniele, c’è ora una nuova coscia, quelle delle ragazze del paese che frequentano la sua chiesa.

E avete letto bene, amici.

Il parroco se la prende con quelle ragazze che durante le funzioni religiose si presentano in chiesa con vistose minigonne e mostrano alla gente con disinvoltura le loro cosce suadenti e sinuose.

Le parole del parroco, come era previsto, hanno suscitato le reazioni delle giovani donne di Resia, del Sindaco del paese e molta ironia.

Non hanno gradito l’accostamento che ha fatto il parroco delle loro cosce col prosciutto S. Daniele. Cosce al vento come prosciutto. Ma no, don Alberto.

Queste belle cosce ce le ha donate il suo Dio e sono belle da vedere, così hanno scritto le ragazze su Facebook.

Ma forse don Alberto un po’ di ragione ce l’ha.

Anche dalle nostre parti in occasione di Battesimi, Cresime, Matrimoni, vediamo in chiesa belle ragazze che indossano gonne troppo mini e mostrano con disinvoltura le loro cosce suadenti e provocanti.

Il parroco di Resia si è ribellato e ha fatto bene.

Quando si è fuori, all’aperto, quelle vistose minigonne vanno benissimo, ma in chiesa no. La chiesa è un luogo di culto.

Chi va in chiesa e ci crede là c’è Gesù nel Santissimo Sacramento dell’Altare.

Anche il Resto del Carlino è intervenuto con un articolo a carattere cubitale:- Ora basta cosce nude in chiesa- In chiesa si va per pregare non per ballare.

Non si va con gonne troppo mini e le ragazze non devono mostrare alla gente e al parroco che celebra la Santa Messa le loro cosce anche se sono sinuose, suadenti e meravigliose.

Forse don Alberto ha un po’ esagerato, ma bisogna comprenderlo.

La Chiesa è un luogo di culto, non è una balera o un night club.

Le cosce bene in vista sono una mancanza di rispetto verso gli altri, verso quelli che ti stanno accanto e potrebbero urtare la loro sensibilità e come ha scritto don Alberto:- Addirittura provocare la loro sessualità -.

Ma forse la colpa non è tutta delle ragazze che indossano gonne troppo mini e mostrano le cosce nude.

E’ delle mamme, conclude il parroco. Care mamme, quando le vostre figlie escono di casa vedete come vanno in giro?

Vedete come vanno a Messa?

Il Sindaco di Resia difende le ragazze: Le conosco da sempre, non hanno grilli per la testa.

Questo episodio che vi ho raccontato ha rotto la tradizionale riservatezza del piccolo paese friuliano e lo ha fatto salire agli onori delle cronache nazionali.

Pubblicato in Italia

Don BiancalaniL’altro giorno anche su Tirreno News è apparso un articolo: La chiesa fa politica. Non mi sono scandalizzato affatto. Questa è una delle tante accuse che vengono rivolte alla chiesa cattolica quando il Papa, i Vescovi e i sacerdoti intervengono spesso a gamba tesa su temi di interesse civile. Ma hanno fatto sempre politica. Qualcuno ricorda certamente i famosi Comitati Civici del 1948 di Luigi Gedda e la posizione presa dalla chiesa in occasione dei referendum popolari sul divorzio e sull’aborto. Ora, addirittura, alcuni Cardinali e alcuni Vescovi vorrebbero far rinascere la gloriosa Democrazia Cristiana fondando un altro partito perché molti cattolici italiani si sono allontanati dalla vita pubblica e i loro voti si sono dispersi. Molti elettori di dichiarata fede cristiana sono rimasti a dir poco disorientati dalla decisa presa di posizione di alcuni sacerdoti sul tema Decreto Sicurezza approvato dal Parlamento Italiano e divenuto Legge dello Stato. Troppi parroci, dicono in molti, vogliono fare politica invece di fare i preti. Prendiamo il caso del parroco di Vicofaro, don Biancalani, il quale all’inizio del nuovo anno ha postato sul Web:- Speriamo in un 2019 senza razzismo, xenofobia e leghismo, allegando un video nel quale un gruppo di profughi che si trovano nella sua struttura si scatenano in danze a ritmo di musica.- Se avesse detto soltanto in un 2019 senza razzismo e xenofobia anche io mi sarei associato a lui. Non contento, però, ha poi postato un altro messaggio corredato da un gommone in mezzo al mare con sopra tutti i membri del Governo attuale giallo-verde, Lega e M5Stelle, e con la scritta a caratteri cubitali:- I have a dream-. Io ho un sogno lo ha detto per primo Martin Luther King nel suo celeberrimo discorso tenuto il 28 agosto 1963 in America davanti al Lincoln Memorial di Washington (Presidente degli USA John Kennedy). Martin Luther King ( eravamo in piena segregazione razziale) ha voluto esprimere la speranza che un giorno la popolazione di colore avrebbe goduto degli stessi diritti dei bianchi e che i suoi 4 figli avrebbero vissuto in una nazione nella quale non sarebbero stati giudicati per il colore della loro pelle. E’ questa era anche la nostra speranza. Quanti anni sono passati da allora? Tanti. Martin Luther King sognava delle cose meravigliose che avrebbero cambiato il mondo e la vita degli uomini di colore negli USA. Nel suo discorso che ha cambiato il corso della storia non c’è stata nessuna invettiva contro l’uomo bianco, non ha augurato a nessuno di morire affogato su un gommone nel fiume Mississipi. Quello che ha fatto, invece, il parroco italiano, don Biancalani, il quale ha fatto un bel sogno:- Tutti i membri del Governo che muoiono affogati nel mare come muoiono i migranti che cercano di arrivare in Italia ma che vengono respinti dalla Lega e dal Ministro Salvini-. Non solo a Salvini augura la morte, ma anche a chi vota Lega e a tutti i membri del Governo. Ma questo non è un comportamento da cristiano. Il cristiano non odia, il cristiano non augura la morte a nessuno. Gli insulti al sacerdote non si sono fatti attendere. E il Santo Padre in occasione dell’udienza del 2 gennaio si è rivolto a quei cristiani che frequentano quotidianamente la chiesa e don Biancalani la frequenta quotidianamente, eccome, ma poi si comportano da ipocriti, odiano gli altri. E’ uno scandalo, vivono odiando gli altri e parlano male della gente. Ma il parroco don Biancalani è andato oltre. Non solo parla male dei politici che non ama, ma augura loro perfino di morire affogati nel mare in tempesta come i migranti. Ha ascoltato il parroco il discorso del Santo Padre? Credo di sì. Anche lui, dunque, è un cristiano ipocrita che finge di essere un prete e poi trasuda odio contro Salvini, contro gli elettori della Lega e contro gli italiani in genere. E poi si lamentano che le chiese sono vuote.

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salvinoAmici carissimi, se io avessi pubblicato la sera della vigilia del Santo Natale un mio selfie con in mano un bel culluriellu caldo appena uscito dalla frissura nera di mia madre con la scritta:- Anche io stasera mangio nu bellu e saporito culluriellu frittu - cosa avreste mai detto? Qualcuno avrebbe scritto:-Bene mio!- Altri:- Buon appetito -. Altri ancora:- E a me che me ne importa?- Perché ho scritto questo preambolo? Perché il Ministro degli Interni Matteo Salvini la mattina di Santo Stefano, per condividere con fan e follower le proprie abitudini quotidiane, ha postato sui social una sua foto con una fetta di pane e nutella e la scritta:- Il mio Santo Stefano comincia con pane e nutella. E il vostro?- Non lo avesse mai fatto. E’ subito scoppiata una ondata di polemiche, una vera e propria gogna social nei suoi confronti. Le più carine:- Ma come ha usato il Ministro farsi vedere, felice e contento, con in mano una bella fetta di pane e nutella, mentre nel catanese i Vigili del Fuoco, le Forze dell’Ordine si prodigavano per aiutare gli abitanti della zona colpiti dal terremoto e a Pesaro la Magistratura indagava dopo che la ‘ndrangheta aveva ucciso un fratello di un pentito! -. Un certo Pietro su Instagram:- Il mio inizia con il terremoto- Altri followers:- A Catania c’è il terremoto e tu ti spari i selfie con pane e nutella?- Altri ancora:- Sciacallo!. Insensibile! Gli italiani tirano la cinghia e tu mangi?- Anche il Corriere della Sera e Massimo Gramellini nella sua rubrica “Il Caffè” ha esecrato la foto garrula del Salvini intento a fare colazione con pane e nutella. Lo ha fatto perché vuole farci sapere che il potere non lo ha cambiato e che lui è come noi. E’ uno di noi. De Gasperi non l’avrebbe mai fatto. Così ha risposto Salvini a chi lo ha criticato e che non ha saputo capire il suo dolce messaggio:- Se mi attaccano sulla Nutella, governiamo per trenta anni. Domani mattina sarò a Pesaro, il pomeriggio a Catania e la sera a Roma. Ma per la sinistra non va mai bene niente e guai a mangiare nutella -. Arrivati a questo punto io mi domando :- Ma è mai possibile con tante cose che ci sono in Italia e nel mondo di cui poter parlare e discutere anche animatamente e ancora esistono giornalisti nostrani che per riempire le pagine dei giornali che nessuno più legge scrivono delle cose futili e inutili, insignificanti, di quello che mangiano e bevono i politici, di quello che fanno con le mogli e con le compagne? E’ davvero incredibile. Addirittura alcuni esponenti dell’opposizione all’attuale Governo hanno chiesto le dimissione del Ministro Salvini. Cosa ha fatto di così grave da chiederne le dimissioni? Ha mangiato pane e nutella. E a me che la mangio spesso a colazione cosa direbbero? Non potrebbero chiedere le mie dimissioni perché non occupo nessun posto di comando e sono da diversi anni in pensione. E allora cosa potrebbero dire?.- Zu Ci, sa bona sa nutella? Ma duni na picca!-. E’ meglio riderci sopra.

Pubblicato in Italia

“I ragazzini di oggi poiché non sanno più giocare e non sanno come passare il tempo libero si sono inventati dei giochi pericolosi: lanciare sassi contro i treni.

L’ultima bravata è successa a Milano e sono stati presi di mira i convogli della metropolitana in un tratto in superficie.

 

 

Sono andati in frantumi i vetri di alcuni finestrini dei treni che hanno provocato ai passeggeri e ai conducenti tanta paura.

Non ci sono stati feriti, e questa è una buona notizia.

Cinque sono stati i treni presi di mira, due danneggiati in modo grave che hanno richiesto riparazioni.

I ragazzini della bravata sono stati subito individuati dalle Forze dell’Ordine.

Sono due ragazzi di appena tredici anni, compagni di classe e di giochi, che si divertivano, poiché non sapevano come passare il tempo libero ed organizzare qualche gioco, a lanciare sassi contro i treni.

Così si sono difesi: Per noi era solo un gioco.

Lo hanno chiamato gioco lanciare sassi contro i convogli dei treni che avrebbero potuto provocare gravi danni ai passeggeri con i vetri andati in frantumi.

E se i sassi avessero colpito i conducenti?

Lascio a voi immaginare cosa sarebbe potuto succedere.

Un deragliamento, uno scontro con altri treni, un macello indescrivibile.

Ma la cosa che mi ha colpito di più è che i ragazzi, essendo minorenni, non potranno essere imputati né processati.

Saranno i loro genitori chiamati a risarcire i danni causati che ancora non sono stati quantificati. Non è la prima volta che si verificano in Italia questi lanci di sassi contro i treni, questi atti di vandalismo (chiamiamoli col suo vero nome e non abbiamo paura di farlo).

E’ uno gioco stupido quanto pericoloso che potrebbe causare gravi danni e anche la vita alle persone.

Questi non sono giochi. Sono atti vandalici e i responsabili dovrebbero essere puniti.

Anche io, ma non come questi ragazzi di oggi, ho commesso qualche bravata, però non ho mai arrecato danni alle cose e alle persone.

Vivendo in un piccolo paese con i miei coetanei ho trovato sempre il modo giusto per passare il tempo.

Giocavamo alle carte, alla corda, al tiro alla fune, allu” Strumbulu”, alla “mazza e allu strigliu”, a pallone (quello di pezza), alle “stacce”, al rullo, al ciclo tappo, alle bocce di pietra che andavamo a raccogliere a Vallerina.

Tutti giochi di strada, perché un tempo la strada era il teatro dei giochi fanciulleschi, teatro oggi contrastato dagli automezzi che lo rendono pericoloso.

E poi i giochi che ho sopra descritti offrivano l’occasione per apprezzare i modelli di comportamento dei grandi in modo piacevole e consentivano nello stesso tempo, ai più piccoli, di esercitare il corpo, di mostrare la propria abilità, di apprendere, di rispettare gli altri e a considerarli leali competitori”.

Buon Natale ai lettori di Tirreno News ed alle loro famiglie. Francesco Gagliardi

Pubblicato in Italia
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