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Non lasciate le vostre case perché noi abbiamo sete del vostro sangue.

Questo è quello che scrivono i terroristi dell'ISIS.

Ma noi rispondiamo mostrando l'altra guancia: Accoglienza, integrazione.

Inutile illudersi, i terroristi islamici sono in mezzo a noi e ieri ne abbiamo avuto le prove.

A Strasburgo, nel mercatino di Natale molto affollato, sono state uccise almeno tre persone e ferite, alcune in modo grave, una decina di festanti acquirenti.

Uccise e ferite da chi?

Ma da un terrorista islamico che ore le Forze dell'Ordine gli danno la caccia.

Lo conoscevano benissimo e ora ha anche un nome. Si chiama Cherif C., molto conosciuto in Francia, schedato,arrestato varie volte, processato, condannato e sempre messo in libertà e ora ha colpito ancora.

La mattanza poteva essere evitata? Certamente.

Sarebbe bastato che il terrorista fosse stato trattenute nelle patrie galere a marcire, invece, da libero cittadino, ha colpito ancora riportando indietro le lancette dell'orologio alle stragi di Parigi e di Bruxelles. Cherif doveva essere arrestato per l'ennesima volta proprio ieri mattina, ma la Polizia non l'ha trovato in casa.

Evidentemente stava preparando il vile attentato in un mercatino di Natale molto affollato, dove la gente allegra e spensierata faceva gli ultimi acquisti per la preparazione del presepe e dell'albero di Natale.

Ora è braccato dalla Polizia, si dice che sia finanche ferito ad un braccio.

E' riuscito a fuggire per i vicoli e le stradine di Strasburgo.

Dove sarà diretto? Sta forse preparando un altro attentato? Ma dove?

Mi torna in mente il terrorista dei mercatini di Natale di Berlino ricercato per giorni e giorni in Germania e poi ucciso in un conflitto a fuoco con le Forze dell'Ordine Italiane a Sesto San Giovanni.

Arrivati a questo punto una semplice domanda è d'obbligo.

Ma perché i terroristi dell'ISIS non attaccano per ora l'Italia? Perché le nostre Forze dell'Ordine sono molto più brave e preparate di quelle francesi e tedesche e quando riescono ad acciuffare un presunto terrorista per motivi di sicurezza viene subito espulso dall'Italia.

Pubblicato in Mondo

Salta conduttura dell'acqua a Cosenza su Corso Umberto una delle vie principali che ha causato grave disagio agli automobilisti.

La rottura si è verificata stamattina e un forte boato ha fatto spaventare i commercianti della zona.

 

L'asfalto della strada, come del resto si può vedere dalla fotografia, è saltato in aria e una voragine si è formata sulla strada inghiottendo una vettura, una opel bianca, che stava transitando in quel preciso momento .

L'autista è rimasto fortunatamente illeso anche se forte è stato lo spavento.

Sono subito intervenuti i Vigili Urbani che hanno rimosso subito la macchina intrappolata nella voragine, i Vigili comunali che hanno subito deviato il traffico e i tecnici del Comune che hanno subito provveduto a chiudere l'acqua dai serbatoi di Via de Rada e del Merone.

Appena la pressione è diminuita sono intervenute le ruspe di una ditta chiamata dal Comune e si son messe a scavare per trovare il guasto.

L'interruzione dell'acqua, inutile nasconderlo, potrà causare notevole disagio alle abitazioni circostanti. 

Pubblicato in Cosenza

maialeA Livorno ci sono alcune palazzine occupate abusivamente dagli stranieri e in una di queste una famiglia ha macellato un maiale. Apriti cielo. Ha suscitato un grande scalpore e le proteste sono fioccate a iosa. L’uccisione, la depilazione, la squartatura del maiale appeso al “manghiellu” sono stati postati su Facebook e hanno sollevato, come era prevedibile, una vera e propria polemica. Ma come si sono permessi! Chi ha dato loro l’autorizzazione di uccidere un maiale in casa e poi in quel modo tribale? E poi fare assistere al rito cruente finanche una bambina? Voglio ricordare ai miei amici lettori che anche dalle nostri parti, nei nostri paesi e specialmente nelle nostre campagne fino agli anni ottanta ogni famiglia allevava un maiale in casa con gli avanzi della cucina, delle castagne, delle ghiande. Spesse volte era costretto ad allevarne due perché uno era destinato al padrone del terreno che coltivava, e che poi veniva regolarmente ucciso proprio in questo periodo dell’anno nelle giornate fredde ed asciutte e quando il maiale aveva raggiunto il peso ragguardevole di un quintale, un quintale e trenta. Famose erano le “vrodate” che mia madre faceva con i fichi mischiati con la farina di crusca che poi versava nello “scifo du puorcu”. L’uccisione del maiale, checché ne dicano e ne pensano i vegetariani, era una grande festa per tutta la famiglia, specialmente per la donna che per tutto l’anno aveva allevato con cura ed amore il maiale che per la famiglia contadina rappresentava la principale fonte di sostentamento. Per uccidere il maiale il norcino (u chianchiere) usava un lungo coltello acuminato, allora non c’erano altri rimedi per non far soffrire il maiale. L’uccisione in questo modo non era da nessuno considerata una barbaria. Vi ricordate, amici, il film “L’albero degli zoccoli” di Ermanno Olmi? Anche in quel film si assiste ad una uccisione del maiale come si faceva una volta e nessuno ha mai protestato. Dalle nostri parti era un lusso potersi permettere di allevare un maiale e poter mangiare poi la carne saporita. Ci sono alcuni oggi che protestano, che criticano i modi in cui vengono uccisi gli animali, ma poi si recano puntualmente alle macellerie dei supermercati tutti i giorni e non solo a Natale e a Pasqua a comprare la carne, le salsicce, le soppressate, i capicolli. Vedere uccidere un animale in quel modo come è stato postato su Facebook con quel lungo coltello e poi raschiato e depilato fa un po’ ribrezzo, è vero, però a noi che siamo vissuti in un’altra epoca non ci ha impressionato. Anche perché sin da bambino “il Chianchiere” mi chiamava a tenere la coda del maiale che quattro robuste braccia mantenevano fermo su una lunga cassapanca. Il maiale, il capretto, l’agnello, il coniglio, il gallo erano una risorsa per tutta la famiglia contadina di una volta. Venivano allevati per essere uccisi e mangiati. Amara chilla casa ca nun allevava nu maiale! Le braciole, le polpette, il sanguinaccio, le risimoglie, la gelatina, lo strutto, le frittule, andavi a comprarle ai supermercati? Ma dove erano i supermercati! E i soldi che ti li dava? E allora l’uccisone del maiale è stata sempre una gran festa. La sua morte serviva per dare la vita, la gioia, la felicità, la sopravvivenza alle persone che durante tutto l’anno si cibavano della sua carne. Avere ed uccidere un maiale voleva dire non morire di fame. Ma questo, quelli che oggi percepiscono lauti guadagni e pensione d’oro, non lo vogliono capire o fanno finta di non capire.

Pubblicato in Italia

stellaDottoressa carissima, nella nostra civilissima Italia, cattolica, ci sono alcuni sacerdoti, alcuni dirigenti scolastici, alcune maestre, alcuni sindaci che quando sentono aria di Natale cercano un po’ di visibilità e fanno a gara a chi la spara più grossa e si rendono, dunque, protagonisti di azioni più bislacche e assurde: bandire il Natale e i suoi ritti dalle nostre scuole e dalle nostre piazze, niente presepi in chiesa e nelle scuole, niente crocifisso nelle aule scolastiche, niente suono delle zampogne, niente cullurielli in piazza. Per loro, tutto questo, offende i ragazzi di altre etnie nelle nostre scuole, offende gli uomini e le donne di altre religioni ma che vivono e lavorano nelle nostre case e nei nostri paesi. Il presepe, bene non farlo, dice il parroco don Luca Favarin di Padova, ben conosciuto in città per le sue attività in sostegno dei migranti, degli emarginati e dei poveri, per rispetto ai poveri, del Vangelo e dei suoi valori. Per questo prete evidentemente il Serafico San Francesco d’Assisi che costruì il primo presepe era dunque contro i cristiani. Hanno fatto molto discutere sui social le affermazioni di don Luca. Ha strappato pure qualche consenso, ma ha ricevuto un profluvio di critiche. E il parroco della chiesa di San Torpete a Genova don Paolo Farinella, anche lui parroco di frontiera, al servizio sempre dei poveri e degli emarginati, per protestare contro la Lega e Salvini i e perché contrario al Decreto Sicurezza approvato dal Parlamento Italiano ha fatto sapere che terrà la chiesa chiusa durante le feste natalizie e non celebrerà la Messa di Natale. I suoi parrocchiani hanno votato Salvini, dunque sono complici di lesa umanità e di deicidio. Il parroco nella sua newsletter inviata e poi pubblicata sul “Fatto Quotidiano” ha così scritto:- Natale non è più Natale cristiano, non più memoria della nascita di Gesù, ma cinico fatto commerciale, mescolato a ripetuti riti e liturgie-. Se si fosse fermato qui non ci sarebbe nulla da eccepire. Infatti il Natale di oggi non è più il Natale di ieri. E’ un Natale commerciale. E’ il Natale della corsa sfrenata ai regali anche costosi, alle luminarie, ai torroni e ai panettoni, alle feste, agli spettacoli in piazza con artisti famosi che costano un sacco di soldi, ai fuochi d’artifizio, allo champagne, ai pranzi luculliani che non finiscono mai. Sì, è il Natale delle abbuffate, così dice don Paolo – mentre migliaia di cristi muoiono di fame e di freddo in mare, nei bordelli della Libia, pagati dall’Italia che fomenta le guerre con l’immondo commercio delle armi-Abbiamo dimenticato, questo è vero, che il 25 dicembre di ogni anno noi cristiani celebriamo la nascita di Gesù in una stalla a Betlemme al freddo e al gelo. Ma don Paolo va oltre e paragona Gesù come un migrante, costretto a fuggire dalla sua amata terra in Egitto perché perseguitato e se si presentasse da noi oggi, col decreto immondo di Salvini, sarebbe fermato alla frontiera e rimandato indietro perché migrante economico, perché senza permesso di soggiorno e perché in Palestina non c’è una guerra vecchia dal 1948. Tante sono state le reazioni dei lettori. Il prete deve fare il prete e celebrare le Sante Messe e amministrare i sacramenti, se vuole fare il politico deve abbandonare l’abito talare e presentarsi alle elezioni. Per alcuni, visto che la sua chiesa rimarrà chiusa e diventerà inutile, sarà candidata alla vendita come auspicato dal Santo Padre e con il ricavato potrà davvero aiutare i poveri, i più bisognosi della sua parrocchia, gli emarginati e i migranti. Lei, cara dottoressa, cosa mi dice di questi sacerdoti che si rifiutano di costruire i presepi e di celebrare la Santa Messa il giorno del Santo Natale?

Francesco Gagliardi

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san-nicola-eventiA Santu Nicola ogne vallune sona e ogni mandria fa la pruovula. A San Nicola la portata d’acqua lungo i corsi dei fiumi, dei torrenti, dei valloni è abbondante e quindi sono rumorosi e ogni mandria produce più del solito prima che arrivi il crudo inverno. Questo era un antico proverbio e un modo di dire per oggi 6 Dicembre . La Chiesa cattolica oggi festeggia il grande Santo, San Nicola da Bari. Mi ricordo che una volta veniva festeggiato anche a Lago (‘U Vacu), un paese confinante al mio, molto carino e ricco di tradizioni culturali e popolari. Il Santo Patrono del simpatico paese è infatti San Nicola (Santu Nicova in dialetto laghitano) e la chiesa parrocchiale è intitolata proprio a San Nicola. E qui voglio ricordare la famosa “Strina”, una antica tradizione folcloristica tipica dei territori della nostra terra e chi la cantava erano gli strinari, molto bravi ed intonati. Andavano in giro per le case a cantare la strina per portare gli auguri e per raccogliere regali. Se le porte delle case rimanevano chiuse erano canti ingiuriosi. Si vendicavano con stornelli sdegnati e pieni di profezie di disgrazie. E poi i famosi biscotti di San Nicola che venivano preparati dalle massaie il giorno della festa, benedetti dal sacerdote e poi distribuiti ai fedeli che erano in chiesa. Quelli rimasti venivano gelosamente conservati come oggetti sacri, e quando si sentiva nell’aria minaccioso il brontolio dei tuoni, precursori delle tempeste, si esponevano fuori sulle finestre o sui balconi, credendo vi fossero in essi la virtù di scagionarle. Tutto questo me lo raccontava la signora Giuseppina, originaria di Lago, e che aveva sposato l’ufficiale postale del mio paese. Ho voluto accennare a questa credenza per cogliere l’essenza dell’animo popolare che è andata lentamente sgretolandosi sotto i colpi potenti del civile progresso, ma che offre ancora oggi la possibilità di scoprire le tracce di un mondo rurale, semplice, dove la gente si accontentava del solo pane quotidiano, dove la chiave di casa era nascosta nella buca della gatta, dove gioia e dolore venivano divisi con gli altri, dove tutti si aiutavano a vicenda. Ma ritorniamo al proverbio. Questo proverbio è noto in tutta la Calabria, è frutto di esperienza di vita quotidiana e costituisce un estimabile bene culturale nella storia delle tradizioni popolari calabresi. Esso fa parte dei cosiddetti proverbi meteorologici. Ci venivano detti dalle nostre mamme, dai nostri padri, perché gente contadina. Eccone alcuni: Se è malu tiempu da muntagna piglia la zappa e vatinde in campagna. Se è malu tiempu da marina piglia a pignata e vatinde in cucina. Alla Candelora de l’inverno siamo fora, ma se piove e tira vento dell’inverno siamo dentro. Se il ragno fa il filato il bel tempo è assicurato. Quandu se sente la littorina cambia lu tiempu. Quandu jazze de mullure ‘nde fa senza misura.

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ahi servaAhi serva Italia, di dolore ostello, nave sanza nocchiere in gran tempesta, non donna di provincia, ma bordello. Così il sommo poeta Dante ci presentò l’Italia di allora nel sesto canto del Purgatorio. Dante lancia una vera e propria invettiva contro l’Italia del suo tempo, dilaniata da lotte intestine, nido di corruzione e di decadenza e poi contro Firenze, la città che gli ha dato i natali e che lo ha ripudiato costringendolo all’esilio. L’Italia, luogo di sofferenze, priva di un governo autorevole, in balia degli eventi, divisa in fazioni che non sa fare altro che litigare. Ma questa è l’Italia di Dante oppure l’Italia di oggi?Chiediamoci: L’Italia da allora è veramente cambiata? Macché! Non é cambiato proprio nulla. Al tempo di Dante i disaccordi erano tra Guelfi e Ghibellini, ora sono tra leghisti e movimento 5 stelle, tra destra e sinistra. L’Italia non funzionava allora, non funziona anche oggi. I nostri governanti invece di pensare a cose serie e migliorare le condizioni economiche di tanti milioni di italiani che soffrono la fame e la miseria, si preoccupano, invece, di cose futili ed insignificanti. Il Ministro degli Interni Matteo Salvini che viene lasciato dalla sua compagna Isoardi. Il papà del Ministro Di Maio che ha pagato degli operai in nero e che alcuni anni fa ha costruito nel suo giardino delle baracche. L’On. Santelli che fa gli auguri di compleanno all’ex Governatore della Calabria Scopelliti ora in carcere. Il Sindaco di Cosenza Occhiuto non doveva abbattere l’eco mostro, l’ex Jolly Hotel, perché non aveva ricevuto ancora l’autorizzazione. A Cosenza per la notte di San Silvestro chi verrà? Un cantante melodico o una pop star? Le tessere per ottenere il reddito di cittadinanza chi dovrà stamparle e a chi dovranno essere spedite? Paura per Angel Merkel: il suo aereo è dovuto atterrare per emergenza. Fabrizio Corona, l’ex re dei paparazzi, litiga con Ilary Blasi al Grande Fratello Vip. Ma alla gente comune, alla gente che non arriva alla fine del mese, a quelli che per avere un pasto caldo fanno la fila alle mense della Caritas, se ne fottono di queste cose. E poi senza parlare delle cose che non funzionano e delle follie della burocrazia. Un signore, Virginio Anselmi, si è visto arrivare una bolletta della luce di zero euro. Avete letto benissimo, amici: zero euro. O pagava al più presto, entro 25 giorni dal ricevimento della lettera raccomandata con ricevuta di ritorno, oppure gli staccavano la luce. Ma cosa doveva pagare se la bolletta era di zero euro? Ad una anziana donna, per giunta vedova da pochi giorni, è arrivata anche a lei una raccomandata dalla società elettrica che le intimava di saldare regolarmente le fatture precedenti. Secondo voi, quanto potrebbe essere l’importo dovuto? 10, 100, 1000 euro? No, l’importo dovuto era di un centesimo, o,o1 euro. Ma il colmo è che il saldo di quel centesimo sarebbe dovuto avvenire tramite bonifico bancario in una unica soluzione. Un centesimo in una unica soluzione! E dopo aver effettuato il pagamento la signora avrebbe dovuto inviare copia del bonifico via fax all’ufficio di Vinovo, altrimenti le avrebbero tagliato l’energia. Ma per un centesimo tagliate l’energia ad una signora? Dove siamo arrivati! In quale stato viviamo? Ma perché arrivino ai cittadini per lo più anziani ed indifesi simili raccomandate con quelle modalità e poi per cifre irrisorie? Possibile che gli impiegati preposti non abbiano null’altro da fare? E che dire di quel Vigile del Fuoco che per salvare un gatto cadde da un albero e si fece male? Secondo la burocrazia la colpa è del Vigile. Non doveva salvare il gatto perché non chiese aiuto. Ma un gatto, un animale, poteva chiedere aiuto? Cose dell’altro mondo. Allora aveva ragione Dante quando scrisse: Nave senza nocchiero in gran tempesta, non donna di provincia, ma bordello!.

       

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bimboAmici, ecco a voi un avvenimento curioso che ha fatto sorridere anche il Santo Padre Papa Bergoglio. Un bimbo sale sul palco della Sala Nervi durante l’udienza papale e conquista la scena. Sette mila fedeli l’altro giorno hanno partecipato all’udienza papale presso la Sala Nervi in Vaticano e sul palco c’erano il Santo Padre e alla sua destra Mons. Georg e una Guardia Svizzera sull’attenti. Improvvisamente, un vivace bambino argentino di tre anni, muto fra l’altro, è scappato all’attenzione della madre ed è salito sul palco per nulla intimorito dalla platea di migliaia di persone, né dalla presenza del Santo Padre che in quel momento stava parlando, né dalla Guardia Svizzera. Il Santo Padre e Mons. Georg si sono messi a ridere di gusto ed hanno seguito con lo sguardo il bambino che con disinvoltura correva sul palco e che poi si mise ad importunare finanche la Guardia Svizzera, attirato, forse, dai colori vivaci dell’uniforme e accarezzandogli poi la mano coperta dai bianchi guanti e poi a afferrare la lunga alabarda. Anche le migliaia di fedeli presenti all’udienza sono scoppiati a ridere davanti a questa scena davvero singolare. La madre è subito accorsa ma i suoi tentativi per fermarlo sono stati infruttuosi. Il Santo Padre si è rivolto al bambino chiedendogli un bacio e lo ha pure abbracciato. “ E’ un argentino, è indisciplinato “ così ha commentato poi Papa Francesco. “Anche se muto sa comunicare, sa esprimersi. Ma c’è una cosa di più, è libero. Tutti possiamo chiederci: sono altrettanto libero davanti a Dio? Davanti a Dio, tutti dovremmo avere la libertà di un bambino davanti a suo padre”. Il Santo Padre ha poi chiesto la grazia per il piccolo affinché possa parlare. Il piccolo, di nome Wensel, è di origine argentina, ma vive a Verona. Era presenta a Roma con la madre con la delegazione di una Onlus per l’Autismo.

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culluriCuddruriaddru, culluriellu, grispella, ditelo come vi pare, scrivetelo come vi piace, chiamatelo come vi aggrada, quale che sia la pronuncia e lo scritto, rimangono sempre le cose più belle e saporite che abbiamo mangiato. Fino a pochi anni fa le nostre mamme friggevano i cullurielli solamente durante le feste di Natale perché erano ritenuti da tutti i dolci tipici della tradizione natalizia calabrese e cosentina in particolare. Amara chilla casa can nun si fria, recita un antico proverbio. Nelle case colpite da un lutto recente durante le feste natalizie non si friggevano i cullurielli, i turdilli, le scalille e i ciccitielli. E allora era usanza mandargli i fritti natalizi in grande abbondanza, perché in questo festoso appuntamento al quale partecipavano tutti gli amici e i parenti, i vicini e i lontani, i fritti erano simboli di festa e perciò non si friggeva nelle case colpite da un lutto e che un antico proverbio, come abbiamo visto, definisce per tale motivo:- Amara chilla casa can un si fria!-. I cucullurielli erano e sono tuttora, malgrado gli usi e i costumi sono notevolmente cambiati, i dolci tipici della nostra tradizione natalizia e ogni comune ha la sua ricetta anche se per tutti gli ingredienti sono sempre gli stessi: la farina, le patate,il lievito di birra, il sale e l’olio. Ora, però, li troviamo in ogni sagra paesana durante tutto l’anno e la gente fa la fila per assaporare questo prezioso dolce a forma di ciambella. A Cosenza, lungo Corso Mazzini, la via principale della città, durante la festa della cioccolata, c’erano tre stands dove si friggevano i cullurielli e l’odore dell’olio fritto si spandeva ovunque. I cullurielli fritti dai pasticcieri di Acri erano davvero ottimi. Quindi, amici, se vi trovate in qualche sagra paesana fermatevi a gustare un paio di cullurielli anche quelli farciti con acciughe preferibilmente di Amantea. E se siete ospiti in qualche albergo di Amantea, gustate le squisite grispelle. Sono fantastiche. Una volta, quando il gas ancora non c’era, i cullurielli venivano fritti al caminetto con un treppiede di ferro comprato dagli zingari che reggeva una grande “frissura” nera su un fuoco allegro e scoppiettante. Quando l’olio era bollente si procedeva con la frittura dei cullurielli girandoli solo una volta. Bastavano pochi minuti e i cullurielli erano pronti per essere gustati. Si mangiavano caldi, freddi perdevano il sapore e l’odore. Le nostre nonne incominciavano a friggerli la Vigilia dell’Immacolata, il giorno in cui noi bambini incominciavamo a preparare il presepe. Questa antica tradizione, questo appuntamento, questo rito, grazie a Dio, in alcuni paesi è ancora rimasto. Era un momento di condivisione in famiglia e tra amici. Ma ora, purtroppo, scomparso il caminetto a legna, scomparsa la grande” frissura” nera affumicata, è scomparso anche l’antico rito di friggere i cullurielli in casa. Li andiamo a comprare nelle rosticcerie o negli stand delle sagre paesane, Vigili Urbani permettendo. A Cosenza, l’altro giorno in Piazza Bilotti, sono stati inaugurati i mercatini di Natale. Abbiamo trovato una novità che ci ha deluso e reso tristi: Niente cullurielli. Qualcuno ci ha detto che non si possono friggere e vendere nelle vie per motivi igienici. La vendita di questo cibo preferito dai calabresi e dai cosentini in particolare bandito dai mercatini ci ha lasciati alquanto perplessi e amareggiati. Non vedremo più nelle vie e nelle piazze della nostra città nessun viandante o turista occasionale con un bel culluriellu caldo in mano. E per le vie e le strade non sentiremo quella tipica scia di fritto unica e inconfondibile che ci faceva venire l’acquolina in bocca. E non sentiremo più la voce di qualche bambino che con insistenza chiedeva alla mamma:- Mamma, sono stato bravo, me lo compri nu culluriellu?-

Pubblicato in Calabria

tradita-retCari amici di Tirreno News, ieri vi ho parlato di un sacerdote che è stato costretto ad annullare una celebrazione funebre perché la donna non era ancora morta. Oggi, invece, leggendo il giornale inglese Daily Mail, vi voglio raccontare una storia che non so se sia vera, o inventata da qualche buontempone che si diverte a fare degli scherzi esilaranti e che ama creare problemi per farsi quattro risate e per divertimento oppure inventata dai giornalisti del giornale per far vendere molte copie del giornale in crisi di vendita. Una ragazza tradita dal suo fidanzatino il giorno delle nozze lo pianta in asso e annulla il matrimonio. Ma cosa fa questa signorina tradita? Il giorno del suo matrimonio alla presenza di tutti, parenti, damigelle, sacerdote e invitati, legge dall’altare scioccanti e hot messaggini del suo fidanzatino scambiati la sera prima con un’altra donna evidentemente la sua amante. La ragazza stava festeggiando con le sue damigelle sorseggiando champagne la notte prima del matrimonio quando riceve una miriade di messaggi inviati sul suo telefonino da uno sconosciuto che evidentemente sapeva il suo numero di telefono e la informava che il suo futuro sposo la tradiva, se la spassava con un’altra donna e che si scambiavano piccanti messaggi. La futura sposa di nome Casey, devastata e scioccata, scoppia in lacrime. Il suo futuro sposo che ama tanto e che lo conosce da 4 anni addirittura la tradisce il giorno prima delle nozze. Non si da pace, però non si da per vinta, sa come difendersi e come far pagare al fedifrago fidanzato la scappatella e le hot conversazioni. E così si inventa un piano di attacco diabolico. Metterà fine alla relazione leggendo durante la celebrazione del sacro rito tutti i messaggini che i due diabolici amanti si sono scambiati. E così il giorno fissato la sposa promessa si presenta in chiesa seguita dalle damigelle, dai parenti e dagli amici invitati per il matrimonio, mentre il fidanzato non ha nessuna idea di cosa sarebbe successo da un momento all’altro. Prima ancora che il sacerdote iniziasse il sacro rito del matrimonio e prima ancora che dicesse voi tu Casey sposare il qui presente Alex secondo il rito di Santa Romana Chiesa, la ragazza, vestita con l’abito bianco nuziale, legge dal suo telefonino i messaggini piccanti che i due diabolici amanti si erano scambiati la sera prima del matrimonio. Lo sposo, rosso in volto e tremante, si precipita fuori dalla chiesa seguito dai parenti e dal suo testimone di nozze. La sposa, invece, informa i presenti che non ci sarà nessun matrimonio e li invita, comunque, al pranzo di nozze già preparato. Ha detto con una voce ferma che non ci sarà nessun ricevimento di matrimonio, ma che ci sarà, invece, una celebrazione di onestà. Amici, voi credete a questa storia? Io sono scettico. E’ vera o falsa la vicenda che vi ho raccontato? Chiunque può inviare messaggini infamanti e non veritieri. Ha fatto bene o ha fatto male la sposina tradita ad annullare in quel modo il suo matrimonio che con cura aveva preparato? Se la storia è vera quella fanciulla ha avuto davvero un bel coraggio e la scappatella al suo futuro sposa gliela ha fatta pagare cara.

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Numero 47, ‘o muorto che parla! Amici alzi la mano chi non ha mai giocato almeno una volta nella vita a tombola. Da ragazzo io ho giocato a tombola con i miei amici diverse volte sull’ astrachiello di qualche caseggiato per ore ed ore e poi la vigilia di Natale aspettando la Messa di mezzanotte. Quando usciva il numero 47 tutti gridavamo:- Il morto che parla -. Ma davvero i morti parlano? Quando uno è morto non parla più. Ma qualche volte può succedere, qualche volta parla, eccome. Quando specialmente il morto non è morto per davvero. Succede spesso quando le persone dichiarate morte sono ancora in vita. Adesso vi voglio raccontare la storia di una donna di un paesino dell’hinterland Sassarese data per morta da un medico dell’ospedale dove era stata ricoverata per un ictus cerebrale i cui familiari avevano già preparato il funerale, come si conviene per una persona cara, ma che poi in fretta lo hanno dovuto disdire perché la signora risultava ancora in vita nel reparto di terapia intensiva. Quando appresero la notizia della morte della signora i familiari non avevano perso tempo. Subito si erano recati nella parrocchia di appartenenza e con il parroco avevano stabilito il giorno e l’ora della funzione religiosa. Il parroco, che conosceva la signora, fece subito suonare le campane della chiesa a morte. La notizia si è sparsa in un baleno tra gli abitanti del quartiere udite le campane a morte. I familiari della signora si sono poi recati presso un gestore delle pompe funebre e hanno finanche scelto la bara. Tutte le prescrizioni burocratiche erano state svolte alla perfezione e furono finanche appesi ai muri del quartiere i manifesti mortuari. Anche i fiori erano stati acquistati ed era stato concluso l’iter per l’occupazione del loculo nel cimitero del paese. Ritornati in ospedale per prelevare il cadavere della signora hanno scoperto, però, che la signora non era morta, era ancora in vita. In serata un comunicato dell’ospedale ha chiarito tutto. C’è stato evidentemente un errore di comunicazione tra il medico e i familiari. Il Primario si è poi scusato con la famiglia della signora che è ancora in vita. Per le campane a morte e per il funerale c’è ancora tempo. Ma non è la prima volta che succedono cose del genere. Una donna data per morta, camminava lungo la via di un paesino, ha visto il suo manifesto funerario, però poi il funerale è stato sospeso perché la donna all’anagrafe risultava ancora in vita. E’ una storia vera e la signora si chiama Carla Piola, di 88 anni, residente a Lendinora. Tutta colpa di un errore commesso dall’ospedale dove era deceduta un’altra signora pure lei di Lendinora, di anni 88, che si chiamava anche lei Carla, ma di cognome faceva Paiola. Il solerte impiegato dell’ospedale per avere omesso una semplice vocale, la “a”, ha dichiarato defunta un’altra donna, stessa età, stesso nome di battesimo, stesso comune di residenza, che abitava, guarda caso, a pochi metri dalla donna deceduta davvero. Ecco perché non si sono potuti eseguire i funerali della signora Paiola nonostante fosse morta per davvero. Sebbene morta, per la burocrazia risultava ancora in vita e quindi per le persone ancora in vita non si possono fare i funerali. Fino ad oggi non ho mai visto esequie di persone ancora in vita. Al cinema forse. Amici, avete visto che casino combinano a volte gli impiegati del Comune e dell’ospedale.. Non sono dunque i defunti che fanno casino, bensì i vivi. Ha ragione il grande Totò quando nella poesia “A Livella” fa dire al netturbino Esposito Gennaro rivolgendosi al nobile Marchese di Rovigo e di Belluno:- Sta pagliacciata ‘è ffanno sulo ‘e vive: Nuje simmo serie…appartenemmo à morte!-

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