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Numero 47, ‘o muorto che parla! Amici alzi la mano chi non ha mai giocato almeno una volta nella vita a tombola. Da ragazzo io ho giocato a tombola con i miei amici diverse volte sull’ astrachiello di qualche caseggiato per ore ed ore e poi la vigilia di Natale aspettando la Messa di mezzanotte. Quando usciva il numero 47 tutti gridavamo:- Il morto che parla -. Ma davvero i morti parlano? Quando uno è morto non parla più. Ma qualche volte può succedere, qualche volta parla, eccome. Quando specialmente il morto non è morto per davvero. Succede spesso quando le persone dichiarate morte sono ancora in vita. Adesso vi voglio raccontare la storia di una donna di un paesino dell’hinterland Sassarese data per morta da un medico dell’ospedale dove era stata ricoverata per un ictus cerebrale i cui familiari avevano già preparato il funerale, come si conviene per una persona cara, ma che poi in fretta lo hanno dovuto disdire perché la signora risultava ancora in vita nel reparto di terapia intensiva. Quando appresero la notizia della morte della signora i familiari non avevano perso tempo. Subito si erano recati nella parrocchia di appartenenza e con il parroco avevano stabilito il giorno e l’ora della funzione religiosa. Il parroco, che conosceva la signora, fece subito suonare le campane della chiesa a morte. La notizia si è sparsa in un baleno tra gli abitanti del quartiere udite le campane a morte. I familiari della signora si sono poi recati presso un gestore delle pompe funebre e hanno finanche scelto la bara. Tutte le prescrizioni burocratiche erano state svolte alla perfezione e furono finanche appesi ai muri del quartiere i manifesti mortuari. Anche i fiori erano stati acquistati ed era stato concluso l’iter per l’occupazione del loculo nel cimitero del paese. Ritornati in ospedale per prelevare il cadavere della signora hanno scoperto, però, che la signora non era morta, era ancora in vita. In serata un comunicato dell’ospedale ha chiarito tutto. C’è stato evidentemente un errore di comunicazione tra il medico e i familiari. Il Primario si è poi scusato con la famiglia della signora che è ancora in vita. Per le campane a morte e per il funerale c’è ancora tempo. Ma non è la prima volta che succedono cose del genere. Una donna data per morta, camminava lungo la via di un paesino, ha visto il suo manifesto funerario, però poi il funerale è stato sospeso perché la donna all’anagrafe risultava ancora in vita. E’ una storia vera e la signora si chiama Carla Piola, di 88 anni, residente a Lendinora. Tutta colpa di un errore commesso dall’ospedale dove era deceduta un’altra signora pure lei di Lendinora, di anni 88, che si chiamava anche lei Carla, ma di cognome faceva Paiola. Il solerte impiegato dell’ospedale per avere omesso una semplice vocale, la “a”, ha dichiarato defunta un’altra donna, stessa età, stesso nome di battesimo, stesso comune di residenza, che abitava, guarda caso, a pochi metri dalla donna deceduta davvero. Ecco perché non si sono potuti eseguire i funerali della signora Paiola nonostante fosse morta per davvero. Sebbene morta, per la burocrazia risultava ancora in vita e quindi per le persone ancora in vita non si possono fare i funerali. Fino ad oggi non ho mai visto esequie di persone ancora in vita. Al cinema forse. Amici, avete visto che casino combinano a volte gli impiegati del Comune e dell’ospedale.. Non sono dunque i defunti che fanno casino, bensì i vivi. Ha ragione il grande Totò quando nella poesia “A Livella” fa dire al netturbino Esposito Gennaro rivolgendosi al nobile Marchese di Rovigo e di Belluno:- Sta pagliacciata ‘è ffanno sulo ‘e vive: Nuje simmo serie…appartenemmo à morte!-

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papa-francesco-preghieraAmici, fra circa un anno cambierà l’ultimo versetto della preghiera più famosa del mondo e certamente la più cara a noi cristiani. Quando andremo in chiesa durante la Santa Messa non vedremo più il sacerdote che con le mani alzate e gli occhi rivolti al cielo ci invita a recitare la preghiera come Gesù ce l’ha insegnata. Formati al suo divino insegnamento, osiamo dire: Padre Nostro….non indurci in tentazione-. E’ cambiata la formula della preghiera, così ha stabilito la Conferenza Episcopale Italiana. Vi ricordate la formula latina che diceva: et ne nos inducas in tentationem? Ebbene in italiano che era tradotta fino ad ieri:non ci indurre in tentazione, dal prossimo anno verrà resa con la formula: Non abbandonarci alla tentazione.. “La nuova traduzione del “Padre Nostro” appare meno letterale, ma rende meglio il significato originale e aderisce senza equivoci alla dottrina cattolica che professa un Dio misericordioso, come tale non certo propenso a indurre nel peccato i suoi figli”. La nuova edizione del “Padre Nostro” dovrà ora ricevere la “Confermatio” da parte della Congregazione per il culto divino. Ci vorrà il prossimo anno. Solo allora nelle Sante Messe sarà recitato il Padre Nostro nella nuova formula votata dai 200 Vescovi presenti nell’Assemblea Generale della CEI. Ma se i sacerdoti lo vorranno potranno recitare la nuova formula anche da subito. Anche il Santo Padre ha incoraggiato la modifica del versetto finale del Padre Nostro. Papa Francesco, infatti, già un anno fa aveva aperto il dibattito sulla traduzione della preghiera, non ritenendo corretta la versione che siamo abituati a recitare (non indurci in tentazione). “Sono io a cadere non è Lui che mi butta nella tentazione per poi vedere come sono caduto. Un padre non fa questo, un padre aiuta ad alzarci subito. Chi ci induce in tentazione è Satana, è questo il mestiere di Satana”. Anche nel Gloria ci sarà un cambiamento. Non si dirà più: E pace in terra agli uomini di buona volontà, ma Pace in terra agli uomini amati dal Signore.

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Amici, oggi vi voglio dare una notizia sensazionale sulla quale i nostri euro parlamentari hanno lavorato per molto tempo e alla fine, dopo notti e giorni di duro ed estenuante lavoro, di dibattiti a volte molto accesi, sono però arrivati alla fine ed hanno deciso che non si deve mettere il proprio nome e cognome sui campanelli di casa.

Basta una sigla.

Qualcuno si ricorderà Tino Scotti:- Confetto Falqui, basta la parola -, per propagandare un noto farmaco.

Evidentemente oltre alle leggi di economia e di bilancio da approvare, alle lettere da inviare al Ministero dell’Economia Italiano per commentare la nota di aggiornamento al DEF, il documento che contiene le intenzioni di spesa, le previsioni di crescita e di indebitamento del Governo, gli eurocrati hanno tempo per dedicarsi a cose molto più importanti che potrebbero cambiare la vita e le abitudini degli Stati membri.

Per mesi e mesi hanno discusso come deve essere la curvatura delle banane e dei cetrioli.

Ora, mentre l’Unione Europea attraversa una grave crisi, è stato deciso, per salvaguardare la privacy delle persone,che non si deve più mettere il proprio nome e cognome sul campanello della propria abitazione.

Continuando di questo passo aboliranno anche gli elenchi telefonici.

Scompariranno i nomi, i cognomi, la via e il numero civico per tutelare la privacy degli utenti.

Quasi tutti ignoravano questa nuova regola europea, fino a quando un viennese che desiderava restare anonimo non ha voluto scrivere il proprio cognome sul suo citofono di casa.

E’ stata contattata Bruxelles e così si è scoperto che è vietato sin da ora mettere il proprio nome e cognome sui citofoni di casa.

Io ci tengo che il mio nome e cognome compaiano sugli elenchi telefonici e sul campanello di casa, perché non ho nulla da nascondere.

Se non ci fossero come farebbero coloro i quali vorrebbero telefonarmi o farmi visita? Come farebbero i postini a mettere la corrispondenza nella cassetta per le lettere?

E quanti disagi provocherei agli amici i quali arrivando sotto casa non troverebbero il mio nome sul citofono?

Ma ora bisogna rispettare la privacy di ciascuno ed allora addio nome e cognome dai citofoni.

E gli amici?

E i postini?

E i corrieri?

E gli Ufficiali giudiziari?

E i messi comunali?

Si arrangino!

Gli eurocrati hanno già deciso.

A Bruxelles, amici, si discute su queste scemenze e su queste scemenze hanno perso un sacco di tempo.

E poi dite che l’Unione Europea non serve a nulla e che i burocrati non hanno niente di utile da fare.

Se non ci fosse stato il Parlamento Europeo non sapremmo mai come avrebbe dovuto essere la curvatura della banana, la lunghezza del gambo dei carciofi, la dimensione minima delle telline.

Ah, se pensassero a cose più serie!

Qualcuno ha già detto, poco elegante se volete, ma molto efficace:- A me, me pare proprio na strunzata!-

Però ora che hanno abolito il nome e il cognome dai campanelli di casa per rispettare la privacy delle persone, ci attendiamo la eliminazione dei nomi e dei cognomi dalle tombe dei cimiteri, i nomi delle vie, i nomi delle contrade, dei paesi, delle città.

Poi, giusto per garantire la privacy, toccherà a noi, toccherà abolire i nostri nomi ed i nostri cognomi dai registri di nascita, di battesimo, di cresima di matrimonio e di morte.

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asiaAmici, oggi, finalmente, voglio darvi una bella notizia che arriva dal lontano Pakistan: Asia Bibi, una donna contadina di fede cristiana dopo otto lunghi anni di prigionia, accusata ingiustamente di blasfemia e condannata alla pena capitale nel lontano 2010, è stata liberata. Ma cosa aveva combinata questa donna sposata, con due bambini, che è stata costretta a subire maltrattamenti, ingiurie, percorse, finanche stupri? Aveva rubato? No. Aveva ucciso qualcuno? Macché! Era andata con altri uomini? Quando mai. Aveva dato da bere a due suoi connazionali non cristiani. Dare da bere agli assetati dice il Vangelo. E’ una delle sette opere di misericordia corporale. E poi dare da bere agli assetati lo dice Gesù:- Perché avevo sete e mi avete dato da bere -. Non l’avesse mai fatto. Il suo bicchiere era ed è tuttora considerato contaminato, perché toccato da una cristiana. Siamo in Pakistan, non In Italia, e lì queste cose non si possono fare. E a noi in Italia continuamente ci viene detto di collaborare con questa gente. Una persona cristiana che dà da bere col suo bicchiere ai musulmani commette blasfemia e Asia Bibi, seconda l’accusa dei Giudici, aveva offeso con atti ciò che per altri è divino, sacro. Col suo bicchiere contaminato aveva offeso la religione musulmana che lei non professava. La vicenda, non è di oggi, come abbiamo visto. Risale al 14 giugno del 2009. La donna contadina era impegnata con altre contadine del luogo, tutte musulmane, alla raccolta di alcune bacche. Ha dato da bere col suo bicchiere a due passanti. Secondo alcuni era andata a riempire una brocca di acqua. Scoppia una rissa. Asia non avrebbe dovuto dare acqua col suo bicchiere o non avrebbe dovuto toccare la brocca. Venne denunciata alle autorità sostenendo che durante la discussione avrebbe offeso Maometto. In Pakistan offendere Maometto è grave. E’ blasfemia. Venne picchiata, chiusa in uno stanzino, stuprata e infine arrestata e poi condannata a morte: Impiccagione. Ma il 31 ottobre, finalmente, dalla Corte Suprema è stata assolta dall’accusa infamante e non veritiera e secondo indiscrezioni è già in volo verso un paese libero. Il caso aveva suscitato proteste da parte dei cristiani in tutto il mondo. E diverse organizzazioni per la difesa dei diritti umani avevano chiesto la liberazione della donna ingiustamente segregata , maltrattata e condannata a morte. Lei che si è sempre dichiarata innocente. E i cristiani italiani, la sinistra, le donne, tutti pronti a scendere in piazza per futili motivi cosa hanno fatto per Asia Bibi? Nulla. Ieri alcuni giornali hanno pubblicato in prima pagina a caratteri cubitali la triste vicenda della donna cristiana: - L’incredibile silenzio della chiesa, delle donne e della sinistra italiana-. Alcuni giornalisti, fuori dal coro, però, hanno denunciato l’indifferenza dei cattolici italiani, delle istituzioni, della gerarchia ecclesiastica. Solo Papa Benedetto XVI il 18 novembre del 2010 ne chiese la liberazione. Antonio Tajani, Presidente del Parlamento Europeo, ha così twittato la liberazione di Asia Bibi:- Asia ha lasciato il carcere ed è stata trasferita in un luogo sicuro. La aspetto appena possibile insieme al suo marito e alla sua famiglia, al Parlamento Europeo -.

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salvinoAmici, ieri ho appreso dai social una brutta e sconvolgente notizia che cambierà la storia italiana e che ha sconvolto la mia giornata monotona e piovosa. La Signora Isoardi, conduttrice in RAI della Prova del Cuoco, ha lasciato il suo fidanzatino il Ministro degli Interni Matteo Salvini. E’ stata lei che su Instagram ha postato una foto molto intima che ha suscitato non poche polemiche annunciando la fine della loro intensa storia d’amore: - Non è quello che ci siamo dati a mancarmi, ma quello che avremmo dovuto darci ancora. Con immenso rispetto dell’amore vero che c’è stato. Grazie Matteo -.

E’ finita la storia d’amore, amici. E mo, e mo, Moplen, direbbe il grande Gino Bramieri. E a noi che ce ne frega? Si sono lasciati? La loro love story è finita? Cavoli loro. Noi abbiamo altre preoccupazioni e gravi problemi da risolvere. La Isoardi, invece non ha problemi. Percepisce un lauto stipendio dalla RAI con i nostri soldi e con quella bocca può dire ciò che vuole. Ma davvero è finita la loro storia d’amore che ha fatto impazzire il Web? Qualcuno addirittura afferma che si è trattato di una manovra pubblicitaria per far salire gli ascolti de La Prova del Cuoco che sta facendo un flop clamoroso dopo l’addio della signora Clerici. Ma davvero agli italiani interessa la loro love story andata in malore? L’Italia è flagellata dal vento impetuoso e dalla pioggia incessante che hanno causato lutti e rovine immani e i giornali italiani dedicano troppo spazio ad una storia d’amore che dovrebbe essere privata. Perché la Isoardi ha voluto mettere in piazza la sua vita privata? Un’ora segnata dal destino batte nel cielo della nostra patria. L’Italia ha dichiarato guerra alla Comunità Europea? Gli alieni sono atterrati all’aeroporto di Fiumicino? E’ stato sconfitto il cancro? E’ stato azzerato il debito pubblico? Hanno costruito in un solo giorno il ponte crollato a Genova? In Italia tutto funziona alla perfezione? La sanità, la scuola, i trasporti, il pubblico impiego, la raccolta differenziata, i lavori pubblici, le strade, le ferrovie, i ponti, i cavalcavia, gli ospedali, sono fiori all’occhiello del Governo Italiano? Macchè! Salvini è stato disarcionato dalla sua compagna. E a mmia che me ne importa? Niente. E al resto degli italiani? La stessa cosa, niente. E allora voltiamo pagina e al travaglio usato ciascuno in suo pensier farà ritorno. Il gossip lasciamolo ad altri.

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terrenoAmici, il Governo sta per approvare alcune riforme che dovrebbero cambiare, secondo il M5S e la Lega, la vita di alcune famiglie italiane se decidessero di fare il terzo figlio. Nell’ultima bozza di Bilancio circolata ieri, oltre alla conferma del reddito di cittadinanza e alla flat tax, è spuntata, a sorpresa, la cessione di terre da coltivare alle famiglie che decidessero di fare il terzo figlio tra il prossimo anno e il 2020. Una misura adottata per favorire lo sviluppo socioeconomico delle aree rurali e la crescita demografica attraverso il sostegno alle famiglie. Quali sarebbero i terreni da dare alle famiglie? Quei terreni di proprietà dello Stato e quei terreni in stato di abbandono specialmente nelle Regioni del Sud. Saranno concessi gratuitamente per un periodo non inferiore a 20 anni. Ma c’è di più. Per i nuclei familiari è prevista anche una agevolazione per l’acquisto della prima casa nelle vicinanze dei terreni eventualmente assegnati, ossia mutui per 200 mila euro per la durata di 20 anni a tasso zero. Terreni incolti da diversi anni e terreni abbandonati nei nostri paesi ce ne sono tantissimi e sarebbe davvero bella cosa se ci fossero famiglie disponibili a ritornare nei campi, a seminare come si faceva una volta grano e granturco, a coltivare patate, fagioli, melanzane, pomodori, cavoli e i vigneti, i ficheti, gli uliveti della Variante, di Cannavina, di Camoli, di Colongi, di Gallo, di Sant’Elia, etc. I nostri vini erano rinomati e i nostri fichi erano richiesti da Marano e Colavolpe. Non molto tempo addietro le numerose famiglie calabresi abitavano nelle turre di campagna e vivevano soltanto di agricoltura e le terre erano fiorenti. Poi, vuoi per la scarsa natalità, per il calo dei matrimoni, per l’invecchiamento della popolazione, per l’emigrazione dei giovani in cerca di fortuna all’estero, i terreni sono stati abbandonati specialmente quelli collinari e al posto dei rigogliosi vigneti, ficheti, uliveti ci sono cresciute spine e calavruni. Ora il Governo si è accorto che in Italia, specialmente nelle Regioni del Sud, ci sono moltissimi terreni incolti e abbandonati e che la popolazione di anno in anno sta decrescendo. E allora per incrementare la demografia darà la terra gratis a chi ne farà richiesta ma alle famiglie con almeno tre figli a carico. Le terre ci sono, purtroppo. Mancano, però, le famiglie con tre figli. Dove sono le famiglie oggi disposte ad avere un terzo figlio se a malapena riescono a sbarcare il lunario con uno o due figli a carico? E dove sono le famiglie che desiderano ritornare alla terra? I giovani hanno lasciato la loro terra e non sono più disposti, facendo enormi sacrifici, a ritornare alle origini. Non dovevano partire. Non li dovevamo fare partire. Purtroppo sono partiti. E ogni anno 16 mila giovani calabresi vanno via, partono. Lasciano casa e famiglia alla ricerca di opportunità che qui non trovano e forse di una vita migliore. Altri giovani sono rimasti, studiano, si laureano. E poi? Alla fine, come hanno fatto i loro coetanei, partono anche loro e non hanno nessuna voglia di ritornare. Ma ritorniamo alle reali intenzioni del Governo adottate per la crescita demografica attraverso il sostegno alle famiglie. Mi è venuto alla mente un famoso slogan di Benito Mussolini:- Un popolo ascende in quanto sia numeroso -. Per questo motivo il fascismo ha incoraggiato in tutti i modi l’aumento della popolazione tassando i celibi e premiando chi faceva figli. E così istituì i premi di natalità. Molte famiglie del mio paese beneficiarono di questi premi. E ora, a distanza di 90 anni, essendo l’Italia in fase di decrescenza demografica, oltre che di crisi economica, il Governo in carica tenta di rivisitare il premio di natalità di Mussoliniano memoria con dei provvedimenti che non porteranno nessun beneficio perché non ci sono in Italia coppie che vogliono più figli.

Pubblicato in Italia

Amici, il Governo sta per approvare alcune riforme che dovrebbero cambiare, secondo il M5S e la Lega, la vita di alcune famiglie italiane se decidessero di fare il terzo figlio.

Nell’ultima bozza di Bilancio circolata ieri, oltre alla conferma del reddito di cittadinanza e alla flat tax, è spuntata, a sorpresa, la cessione di terre da coltivare alle famiglie che decidessero di fare il terzo figlio tra il prossimo anno e il 2020.

Una misura adottata per favorire lo sviluppo socioeconomico delle aree rurali e la crescita demografica attraverso il sostegno alle famiglie.

Quali sarebbero i terreni da dare alle famiglie?

Quei terreni di proprietà dello Stato e quei terreni in stato di abbandono specialmente nelle Regioni del Sud.

Saranno concessi gratuitamente per un periodo non inferiore a 20 anni.

Ma c’è di più. Per i nuclei familiari è prevista anche una agevolazione per l’acquisto della prima casa nelle vicinanze dei terreni eventualmente assegnati, ossia mutui per 200 mila euro per la durata di 20 anni a tasso zero.

Terreni incolti da diversi anni e terreni abbandonati nei nostri paesi ce ne sono tantissimi e sarebbe davvero bella cosa se ci fossero famiglie disponibili a ritornare nei campi, a seminare come si faceva una volta grano e granturco, a coltivare patate, fagioli, melanzane, pomodori, cavoli e i vigneti, i ficheti, gli uliveti della Variante, di Cannavina, di Camoli, di Colongi, di Gallo, di Sant’Elia, etc.

I nostri vini erano rinomati e i nostri fichi erano richiesti da Marano e Colavolpe.

Non molto tempo addietro le numerose famiglie calabresi abitavano nelle turre di campagna e vivevano soltanto di agricoltura e le terre erano fiorenti.

Poi, vuoi per la scarsa natalità, per il calo dei matrimoni, per l’invecchiamento della popolazione, per l’emigrazione dei giovani in cerca di fortuna all’estero, i terreni sono stati abbandonati specialmente quelli collinari e al posto dei rigogliosi vigneti, ficheti, uliveti ci sono cresciute spine e calavruni.

Ora il Governo si è accorto che in Italia, specialmente nelle Regioni del Sud, ci sono moltissimi terreni incolti e abbandonati e che la popolazione di anno in anno sta decrescendo.

E allora per incrementare la demografia darà la terra gratis a chi ne farà richiesta ma alle famiglie con almeno tre figli a carico.

Le terre ci sono, purtroppo. Mancano, però, le famiglie con tre figli.

Dove sono le famiglie oggi disposte ad avere un terzo figlio se a malapena riescono a sbarcare il lunario con uno o due figli a carico?

E dove sono le famiglie che desiderano ritornare alla terra?

I giovani hanno lasciato la loro terra e non sono più disposti, facendo enormi sacrifici, a ritornare alle origini.

Non dovevano partire. Non li dovevamo fare partire. Purtroppo sono partiti.

E ogni anno 16 mila giovani calabresi vanno via, partono. Lasciano casa e famiglia alla ricerca di opportunità che qui non trovano e forse di una vita migliore.

Altri giovani sono rimasti, studiano, si laureano. E poi?

Alla fine, come hanno fatto i loro coetanei, partono anche loro e non hanno nessuna voglia di ritornare.

Ma ritorniamo alle reali intenzioni del Governo adottate per la crescita demografica attraverso il sostegno alle famiglie.

Mi è venuto alla mente un famoso slogan di Benito Mussolini:- Un popolo ascende in quanto sia numeroso -.

Per questo motivo il fascismo ha incoraggiato in tutti i modi l’aumento della popolazione tassando i celibi e premiando chi faceva figli. E così istituì i premi di natalità.

Molte famiglie del mio paese beneficiarono di questi premi.

E ora, a distanza di 90 anni, essendo l’Italia in fase di decrescenza demografica, oltre che di crisi economica, il Governo in carica tenta di rivisitare il premio di natalità di Mussoliniano memoria con dei provvedimenti che non porteranno nessun beneficio perché non ci sono in Italia coppie che vogliono più figli.

Pubblicato in Belmonte Calabro

Amici, questo che sto per raccontarvi non è una fake news come potrebbe apparire a prima vista. Anche a Roma dopo Torino aprirà una casa di appuntamenti con escort e gigolò al silicone..

Di cosa realmente si tratta?

Sono delle sexy bambole al silicone e la capitale d’Italia all’ombra del Colosseo e del Cupolone diventerà la seconda città italiana ad offrire questo servizio ai turisti e ai cittadini romani che ne faranno richiesta.

Circa un mese fa la casa di appuntamenti di LuminDolls era stata aperta a Torino, poi fatta chiudere perché non a norma.

La notizia dell’apertura anche a Roma di una casa di appuntamenti con sexy doll ha fatto molto scalpore.

Ma di cosa veramente si tratta?

Non ci sono bambole gonfiabili, né sex robot, ma bambole vere ad altezza naturale al silicone che riproducono alla perfezione le fattezze delle donne.

Con queste si può fare regolarmente sesso.

Il costo è di euro 80 per mezz’ora.

Stiamo davvero impazzendo.

Con 80 euro possiamo fare l’amore con una bambola.

Cosa siamo costretti a leggere e a scrivere nell’anno del Signore 2018!

Eppure quando è stata aperta la casa di LuminDolls a Torino è stata presa d’assalto dai clienti con prenotazioni anche da altre città italiane.

I responsabili di questa casa di piacere garantiscono l’anonimato e la massima discrezione.

La società che gestisce queste case di appuntamento non è italiana ma spagnola e prima di Torino aveva aperto altre case delle bambole erotiche anche a Mosca.

Ma le case d’appuntamento, i famosi bordelli come volgarmente chiamati, in Italia secondo la legge Merlin non sono proibite?

I bordelli non sono stati chiusi nel lontano 1958?

Certo che sono stati chiusi ed è severamente proibito aprirli.

Allora le case delle bambole erotiche aperte in Italia si possono chiudere?

Qualcuno dice di no, perché nelle case di appuntamenti non ci sono donne che si prostituiscono, ma soltanto bambole al silicone.

Bambole che addirittura si possono comprare liberamente su Amazon.

Quale è la vostra fantasia?

Una segretaria sexy?

Una calda infermiera?

Una spinta studentessa?

Ce le hanno tutte.

Le loro sexy bambole sono pronte per piacervi e per venire incontro ai vostri vividi sogni.

Pubblicato in Italia

violinoUna bambina di 5 anni, facente parte di una famiglia con la passione della musica, si stava esibendo col suo violino a Nonantola, cittadina del modenese di circa 16 mila abitanti, durante il mercato. Era insieme al suo papà. Sono arrivati due Vigili Urbani e hanno multato il papà della bambina di 100 euro perché aveva infranto il regolamento comunale in vigore che vieta l’accattonaggio. Sul verbale rilasciato dai Vigili c’era scritto:-Raccoglieva questua nella pubblica via recando disturbo ai passanti-. Ma una bambina che suona il violino reca davvero disturbo ai passanti? Esagerato. Ma veniamo ai fatti. La bambina e il suo papà, che fra l’altro è un professore di lingua straniera, si erano messi a suonare il violino come sempre hanno fatto e avevano messo per terra una custodia di un violino aperta in modo che i passanti, se volevano buttare qualche monetina, lo potevano fare comodamente. La bambina e il suo papà non sono dei mendicanti, non sono degli accattoni, non chiedono l’elemosina per mestiere Non recavano danno e fastidio a nessuno. Sono degli artisti di strada che mettono a disposizione per i passanti il loro talento, offrono qualcosa a qualcuno gratuitamente, senza nulla chiedere. Se poi qualcuno vuole lasciare una offerta perché gradisce la loro musica non c’è nulla di male, è un gesto gratuito. Non fanno accattonaggio. Suonano il violino, e suonare, non è un fatto socialmente dannoso e fastidioso. Tutt’altro. Portano un po’ di gioia ed allegria, e noi, oggi, ne abbiamo davvero bisogno, visto le cose come stanno andando in Italia e nel mondo. E quando si trovano per le vie, nelle piazze, al mercato, si trovano in questi posti non per chiedere l’elemosina, ma per suonare Non sono dei mendicanti o camuffati come tali,che vanno in giro per delinquere. Non l’hanno pensato così i due zelanti Vigili che hanno applicato alla lettera il vecchio regolamento comunale. Anche a me capita quasi ogni giorno camminando lungo Corso Mazzini a Cosenza, la via principale della città, incontrare tantissimi artisti di strada. C’è una ragazza davanti la Prefettura che suona magistralmente il suo violino, un ragazzo che suona la chitarra e canta in lingua inglese le più belle canzoni che hanno allietato diverse generazioni e c’è finanche un prestigiatore che con le sue prestidigitazioni allieta grandi e piccini. Non fanno accattonaggio. Nessun Vigile è mai intervenuto, perché non danno fastidio a nessuno, non chiedono l’elemosina. Mettono per terra un cappello, la custodia della chitarra, un cestino, e i passanti se gradiscono la loro musica e le loro perfomance lasciano qualche monetina. Il fatto della multa alla bambina ha suscitato non pochi malumori sul Web. Non prendiamocela con gli artisti di strada, prendiamocela con gli accattoni veri, con quelli che sfruttano i bambini, con quelli che, fingendosi storpi, insistentemente e fastidiosamente chiedono l’elemosina, sfruttando la credibilità e la bontà altrui. La bambina, di un talento formidabile, e il suo papà stavano regalando della buona musica ai passanti senza chiedere nulla in cambio. Ma c’è il regolamento. Ma cambiamolo. Voi, amici miei, cosa ne pensate?

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Un gruppo di ragazzi bianchi ha preso di mira un loro coetaneo e l’hanno coperto con la schiuma di una bomboletta spray al grido:- Sei un ragazzo nero, ora ti facciamo diventare bianco -. La vicenda si è verificata in un paesino della provincia di Bari e la vittima è un bambino di 8 anni, nato in Italia, che frequenta la scuola elementare, figlio di una mamma italiana e di un papà livoriano. Il bambino stava andando a casa di un professore per il doposcuola quando si imbatte in un gruppo di ragazzi che lui conosceva e frequentava che con lo spray si divertivano ad imbrattare le auto parcheggiate lungo la strada. Cercò di farli desistere. La reazione è stata violenta, non è stata quella che per lui era lecito aspettarsi. Non solo non hanno smesso di imbrattare le auto ma hanno incominciato ad apostrofarlo in dialetto barese:- Sei nero, ora ti facciamo diventare bianco -. Coperto di schiuma, tutto tremante e spaventatissimo, si è rifugiato presso lo studio della madre poco distante dal luogo dell’accaduto. La mamma ha cercato di tranquillizzarlo. Non ha denunciato l’accaduto. Ha una attività professionale e ha voluto in questo modo tutelare se stessa e suo figlio. Anche in passato si è verificato un altro episodio che definirei razzista più che bullismo. Questa volta però siamo in un’aula scolastica. Il bambino, come abbiamo visto, è nero e ha i capelli molto ricci. E in prima elementare i compagni, per questa sua particolarità, con le forbici tagliavano alcuni ciuffetti di capelli. La mamma ne ha parlato con la maestra e la risposta che ha avuto è stata davvero sconcertante:- Ne ha tanti di capelli, gli cresceranno -. Il bambino è stato costretto a cambiare scuola. Ora frequenta un’altra scuola in un altro paese vicino. Adesso va meglio, tranne l’episodio di pochi giorni fa.

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I Racconti

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