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Intervento del maestro Francesco Gagliardi in occasione della II Edizione Premio Letterario di poesia inedita “Ines Nervi in Carratelli”, Domenica 28 luglio 2019 in San Pietro in Amantea, bruscamente interrotto dalla moderatrice Fabrizia Arcuri che ha lasciato basiti gli spettatori ansiosi di voler conoscere la storia di questa donna eletta Sindaco nel lontano 1946, la prima donna in Italia ad aver ricoperto una carica istituzionale.

Domenica 24 marzo scorso mia figlia Teodora mi ha segnalato che su un settimanale era comparso un articolo a firma di Rosalba Tapini dal titolo: E’ calabrese la prima donna Sindaco in Italia. Il settimanale si chiama RIVIERA. Ho acceso subito il computer, ho digitato wwwRivieraweb.it, ho scaricato il PDF ed è comparsa una bella pagina a colori col titolo a caratteri cubitali:Bentornata Primavera. Ho incominciato a sfogliare il settimanale e nella rubrica dedicata alla Cultura a Pag.21 è comparso effettivamente l’articolo che andavo cercando:- E’ Calabrese la prima donna in Italia -. C’era anche una foto in bianco e nero di una bella ragazza. Poiché l’articolo parlava di una prima donna Sindaco in Italia, di una maestra elementare, di una donna che nel lontano 1946 aveva ricoperto una carica istituzionale, ho subito pensato alla mia carissima maestra di Quinta elementare, ahimè scomparsa, al primo Sindaco del mio paesello eletto dopo la triste esperienza fascista e dopo tre anni di esperienza commissariale tanto tormentata e travagliata. Nulla di tutto questo. La foto non era della Sig.ra Ins. Ines Nervi in Carratelli, la mia maestra, ma di un’altra maestra di un Comune della Provincia di Cosenza, San Sosti. Secondo l’articolista il Sindaco di San Sosti Caterina Tufarelli è stato il primo Sindaco donna in Italia dopo la caduta del fascismo e non la maestra Ines Nervi in Carratelli. Ci sono rimasto malissimo. Ma come è possibile che ancora oggi, ci siano persone che vogliono cambiare la storia e i fatti storici pubblicando fake news. Anche donna Ines, eletta Sindaco di San Pietro in Amantea è una delle prime Sindaco elette in Italia, appartiene anche lei di diritto alle “ donne del “46 “ a quelle donne che per la prima volta andarono a votare. Il diritto al voto, prima delle elezioni amministrative dopo la caduta del regime totalitario fascista, era limitato ai soli uomini. E non a tutti. La strada per la democrazia fu lunga e difficile. Le donne ed i poveri non avevano diritto al voto, perché secondo un’opinione consolidata solo gli uomini ricchi potevano dedicarsi alla politica. Spettava soltanto a loro decidere per tutti.. Perché le donne avessero gli stessi diritti degli uomini si dovette aspettare il 10 marzo del 1946. Finalmente dopo un serrato dibattito politico il Parlamento Italiano con una apposita legge considera che le donne in Italia, avendo compiuto il ventunesimo anno di età, hanno pari opportunità,sono considerate cittadini pari agli uomini. E così le nostre mamme, le nostre sorelle, le nostre care ed amate nonne, anche se non sapevano leggere e scrivere ed erano nullatenenti e non iscritte al registro del focatico comunale, andarono a votare per la prima volta nella loro vita. E la loro prima volta non fu come erroneamente alcuni scrivono e come molti pensano il Referendum del 2 giugno 1946 quando si votò per scegliere tra Monarchia e Repubblica, bensì le elezioni amministrative del marzo 1946, quando si votò per eleggere i Consiglieri Comunali. Le donne in quella tornata elettorale si presentarono alle urne in massa e l’affluenza fu davvero strepitosa. Votò l’89% degli aventi diritti al voto.

La Calabria ha un primato negativo. Sempre nelle elezioni amministrative del 1946, Zaccanopoli, piccolo centro con poco più di mille abitanti in provincia di Vibo Valentia, risulta l’unico comune italiano in cui si registra la totale astensione delle donne avente diritto.

Cosi come bisogna attendere le elezioni politiche del 1963 per vedere, per la prima volta nella storia, una donna calabrese eletta al Parlamento della Repubblica Italiana, l’insegnante crotonese laureata in filosofia, Jole Giugni Lattari, deputato del IV Parlamento repubblicano, presentata nella lista del Msi.

Nel 1946 all’incirca duemila donne vennero elette nei Consigli Comunali, solo undici vennero elette poi Sindaco. Poche allora, ma poche anche oggi ricoprono la carica di Sindaco, fanno eccezione il Sindaco di Roma e di Torino Raggi e Appendino. Il Sindaco donna della nostra cara Amantea eletta dopo oltre 70 anni dal 1946 venne disarcionata dopo appena due anni. Il nostro Sindaco, invece, venne eletto nel marzo del 1946 con una lista del Partito della Democrazia Cristiana appena nato in contrapposizione ad una lista civica di ispirazione monarchico liberale “La Stella”, capolista e disegnato candidato Sindaco l’Avv. Ottavio Policicchio. Anche San Pietro in Amantea, dunque, piccolo Comune della Provincia di Cosenza, ma allora gli abitanti erano all’incirca 1500 e gli elettori più di mille, nel lontano 1946 assurge agli onori della cronaca provinciale, regionale e nazionale: elegge Sindaco una donna. Grazie a donna Ines oggi il nostro paese è conosciuto in tutta Italia. Si votò, come abbiamo visto, il 24 marzo 1946 e il 31 marzo, dopo una settimana i consiglieri elessero il Sindaco. Ecco perché appare la data del 31 marzo 1946 nella elezione a Sindaco di donna Ines. Molti giornalisti hanno la memoria corta. Io l’ho vissuto quel tempo, anche se ancora indossavo pantaloncini corti, ed ho partecipato a tutte le manifestazioni elettorali, alle riunioni, ai comizi e all’occupazione del municipio ed alla rivolta dei contadini contro la mancanza del pane e della farina. Con le prime elezioni dell’Italia liberata iniziò la vera rivoluzione antifascista e democratica, venne restituita agli italiani l’arma del voto. Nei due mesi precedenti il Governo dovette affrontare gravi problemi di ordine pubblico in Toscana, in Calabria, ma soprattutto nelle Puglie e in Sicilia, dove si era esasperata la vicenda del separatismo siciliano. Anche nel nostro Comune la Prefettura e il Commissario Prefettizio dovettero affrontare problemi di ordine pubblico non molto gravi ma significativi. Il clima politico era molto arroventato ed incandescente. Vi fu una manifestazione di protesta organizzata dal nascente Partito Comunista Italiano. Ci fu un tentativo di saccheggio, andato a vuoto per il pronto intervento dei Regi Carabinieri di Amantea, nei locali di Via Margherita dove Proto, negoziante di Amantea, custodiva la farina. Il 22 aprile 1945 circa 200 persone inscenarono una manifestazione di simpatia verso Vincenzo Carratelli, marito del futuro Sindaco, del quale si invocava il ritorno a Commissario Prefettizio.

Riprendendo il discorso che ho fatto all’inizio, non è vero che la prima donna Sindaco in Italia è la Maestra Caterina Tufarelli Palumbo del Comune di San Sosti e che seguirono in ordine di tempo Ines Nervi in Carratelli e Lydia Toroldo Serra del Comune di Tropea. Ines Nervi insieme alla Tufarelli sono le prime Sindaco ad essere elette in Italia. Per la Tufarelli vale l’elezione del 24 marzo, mentre per la Nervi quella del 31 marzo. Sbagliato, ecco perché mi sono incavolato ed ho protestato.

Anche il Sindaco di San Pietro in Amantea Ins. Ines Nervi in Carratelli fu una delle prime donne in Italia a ricoprire una carica istituzionale dopo la caduta del fascismo Il suo ritratto ora si trova nella stanza dedicata alle donne nel Parlamento Italiano accanto alle altre 10 donne più famose d'Italia. Il 3 maggio 2017, il ritratto della mia maestra venne affisso nella Sala delle Donne in aggiunta a quelli delle Madri della Repubblica. Il nostro amato Sindaco è stato ricordato nella Sala della Regina di Palazzo Montecitorio alla presenza dell’allora Presidente della Camera dei Deputati On.Laura Boldrini. Anche il Consiglio Comunale di San Pietro in Amantea ha voluto ricordare l’amato Sindaco che qualcuno in modo dispregiativo lo definiva ”Sindaco in gonnella” intitolando in suo onore la nuova Sala del Consiglio Comunale per ricordare alle nuove generazioni il suo nome e l'azione politico amministrativa svolta.

E, purtroppo, alcuni, malgrado tutto, ancora scrivono che la prima donna in Italia a ricoprire una carica istituzionale è la calabrese di San Sosti. Sapete perché? Perché era una donna molto conosciuta negli ambienti politici di allora. Aveva frequentato il Liceo Classico di Roma, fu compagna di scuola delle figlie dell’allora Presidente del Consiglio On. Alcide De Gasperi, sposò nel 1941 l’Avv. Baldo Pisani, dirigente provinciale della Democrazia Cristiana, Dirigente della Cassa di Risparmio di Calabria e Lucania, Presidente della Provincia di Cosenza. Ecco, avendo un canale privilegiato con interlocutori di questo calibro, ogni qual volta si parla di Sindaci donne elette per la prima volta in Italia, si fa sempre il nome del Sindaco di San Sosti e il nostro Sindaco Donna Ines viene dimenticato. Giustizia è stata fatta, però.. L’11 novembre del 2016 la Presidenza del Consiglio aveva deciso di onorare il ricordo delle prime donne italiane elette nelle elezioni amministrative del 1946 con una targa celebrativa. Erano stati invitati alla cerimonia i rappresentanti dei Comuni. Il nostro Comune era stato ignorato. Poi, però, dopo aver mandato copia della Delibera del Consiglio Comunale, finalmente anche il nostro Sindaco dimenticato è stato ricordato nella Sala della Regina di Palazzo Montecitorio. Il 24 marzo 1946 rappresenta, dunque, negli annali della vita amministrativa del Comune di San Pietro in Amantea una data storica: votarono per la prima volta le donne, venne eletta Sindaco una donna. Da quel giorno fatale le donne non furono più considerate solo casalinghe o lavoratrici senza voce, ma fautrici a pieno titolo della nuova politica italiana.

Malgrado tutto questo ancora c’è qualcuno che mette in dubbio la veridicità di quello che io ho pubblicato e documentato Così scrive il Corriere della Calabria:- Andrebbe verificato ad esempio se anche il Comune di San Pietro in Amantea abbia espresso davvero sempre nel marzo del 1946 un Sindaco donna nella figura dell’Ins. Nervi Ines in Carratelli. Se così fosse la Calabria rappresenterebbe per l’epoca la punta più avanzata della rinascita dell’impegno femminile nella politica comunale -. Purtroppo la storia ha preso un’altra strada. La presenza delle donne nella vita politica e amministrativa si è andata rarefacendo.

San Pietro in Amantea è quasi come il paesino Rio Bo descritto magistralmente dal grande poeta Aldo Palazzeschi, solo che il ruscello che lo bagna non si chiama Bo. Accoccolato a levante ai piedi delle colline Ripostelle e Timponi Ferri, dal fondo valle e da Amantea risulta invisibile, né del resto verrebbe voglia di cercarlo all’ignaro viaggiatore, distratto da una vista di singolare fascino.

“Tre casettine…un verde praticello, un esiguo ruscello…un vigile cipresso. Microscopico paese, è vero, paese da nulla…c’è sempre disopra una stella, una grande magnifica stella, che occhieggia con la punta del cipresso. Chi sa se nemmeno ce l’ha una grande città”.

Palazzeschi descrive un paesaggio immaginato dalla fantasia di un fanciullo. Rio Bo è davvero un piccolo paese, con poche case, un praticello, un ruscello con un alto cipresso che fa da sentinella al villaggio. Le case hanno i tetti spioventi. Sopra questo piccolissimo paese c’è sempre una stella che di notte sembri che giochi con la punta del cipresso: questa è una stella davvero splendente e innamorata di questo paese così minuscolo ma bello che non la possiede neanche una grande città. La vita in questo paesello si svolge serena e tranquilla, fatta di cose piccole e semplici. Non c’è il rumore e il frastuono delle grandi città, non c’è confusione. Tutto si svolge regolarmente. Anche San Pietro in Amantea è un paesino minuscolo ma bello e tranquillo e il nostro caro poeta scomparso Giacomino Launi nella poesia “U paise miu” ce lo descrive proprio così, con “nu truppiellu’e case anniricate”. Le case, è vero, sono quattro casette “ncapu ‘nu cozzariellu, ammunzellate”, attaccate le une alle altre, la maggior parte ad un piano. Sembrano le casette di Natale. Porte e finestre quasi uguali, con una scalinata esterna. L’altro poeta vivente, il caro amico e collega Michele Sconza Testa, lo descrive come un antico paese, “ameno luogo di quiete serena” che “s’erge silente sul lieve pendio di un verde colle”. Il verde colle è Timpone Ferri che ogni tanto, d’estate, qualche sciagurato cerca di distruggerlo. Le case sono antiche, imbrunite dal tempo che ci ricordano passioni, letizie, eventi e il triste abbandono dell’emigrante, che spinto dalla fame e dal bisogno, dovette abbandonare i propri affetti. E sul campanile della vecchia chiesa una rude campana riempie la quiete del borgo di soavi note. A sera si sentono i canti degli uccelli e uno zeffiro mite che dolcemente spira e allieta, ristora e rallegra i cuori dei pochi residenti.

Nella grande piazza principale, una delle più belle e più grande della Calabria, non c’è un cipresso ma un albero maestoso che fa da sentinella al paese le cui chiome verdi si scorgono da lontano. Al di sopra di questo albero secolare ( ha 119 anni) c’è davvero sempre una stella che occhieggia con le punte dell’albero e sembra che voglia guidare il viandante o il pellegrino verso la Chiesa della Madonna delle Grazie.

Anche San Pietro in Amantea è un paesino sperduto come Rio Bo e, malgrado ciò, ci sono molte validissime ragioni per venirlo a visitare. Offre panorami unici, incantevoli, scorci di rara bellezza. E’ un paesino collinare dove si sta proprio bene, l’aria è buona ( tantissimi anni fa molti cittadini di Amantea venivano ad estivare nel nostro paese ), il vino ottimo ( ne sanno qualcosa i veri intenditori e quelli che frequentavano le cantine da Chiazza e da Taverna), la gente cordiale e affabile, le strade pulite. Tantissime persone si innamorarono di questo borgo antico e lo scelsero per i loro soggiorni estivi. D’estate è bello fare magnifiche passeggiate lungo la vecchia strada statale fino alla Contrada Cannavina, C’è un panorama mozzafiato. Amantea sembra essere sotto i tuoi piedi. Si vede un mare azzurro intenso e durante le giornate limpide si vedono il Vulcano Stromboli col pennacchio di fumo, Lipari, Panarea, Alicuti e Filicuti e certe volte finanche l’Etna. Se poi qualcuno desiderasse fare lunghissime passeggiate tra le campagne e tra i boschi, magari in cerca di frutta fresca e di notevoli attrazioni naturalistiche, consigliamo la passeggiata lungo la strada comunale S. Pietro- Sant’Elia, regolarmente asfaltata. E in ultimo vi consiglio di visitare San Pietro in Amantea specialmente nei mesi estivi perché vi si svolgono tantissime feste e sagre paesane. San Pietro in Amantea è un paese di spiccate tendenze festaiole. Si comincia con le feste organizzate dal Bar della Piazza nel mese di giugno, con la grande festa della Madonna delle Grazie dell’1 e 2 luglio. Il 23 e 24 luglio con la festa di Sant’Elia nella omonima contrada. E poi il 12, 13, 14 agosto con le varie sagre paesane e col caratteristico ballo del “purcelluzzu”. Il 23 e 24 agosto con la festa del nostro Santo Patrono San Bartolomeo Apostolo. Una volta si svolgeva una grande fiera di merci e bestiame frequentata da tanti commercianti provenienti da altre provincie. E infine il 28 e 29 settembre con la festa di San Michele Arcangelo nella Contrada Gallo. Cibi genuini in abbondanza e carne di maiale nero allevato con cura dai contadini del luogo. Il tutto innaffiato da un ottimo e genuino vino locale.

Il centro storico e le contrade si prestano per una visita attenta e debitamente “slow”, le cose da vedere e da gustare sono tante.

Intanto, amici lettori e carissimi “Mantioti”, segnatevi la ragione ultima e vera per la quale vi sto dicendo tutto questo: dal 22 giugno u.s. potrete visitare ed ammirare la vecchia casa di Don Achille Lupi in Via del Popolo riconvertita in centro sviluppo innovazioni gastronomia calabrese e la vecchia chiesa di San Bartolomeo Apostolo nella omonima Via in parte distrutta dal terremoto del 1904 e riconvertita in sala polifunzionale e centro espositivo arte orafa calabrese. Ma speriamo al più presto potrete visitare e ammirare, restando a bocca aperta, Il Museo delle Comunicazioni in Contrada Muglicelle, a 500 metri dal centro abitato, lungo la vecchia statale e prima della Variante, voluto ardentemente e realizzato con enormi sacrifici, malgrado le alterne vicende, dal dinamico e intraprendente Frate Francescano Padre Pio Marotti, ex Parroco di San Pietro in Amantea.

Pubblicato in Basso Tirreno

ritiSu alcuni giornali regionali è stata pubblicata una notizia che ha destato scalpore e sconcerto negli abitanti di Amantea e paesi vicini. All’ingresso del cimitero di Amantea sono stati rinvenuti i resti di una gallina sgozzata, frutta e verdura tagliata, fiori, monili, amuleti, palline di pane, sigari e sigarette. Subito si è pensato a qualche rito satanico e a qualche setta operante nella zona. E chi ha operato nelle vicinanze di Amantea tantissimi anni fa? La setta di Contrada Muschicella nel Comune di San Pietro in Amantea. A distanza di 31 ancora il piccolo Comune rimbalza all’onore della cronaca nera senza alcun motivo plausibile. Ma perché i giornalisti della carta stampata hanno voluto ricordare ai lettori che una sera di maggio del 1988 i Carabinieri di Amantea, guidati dal caro ed indimenticabile Maresciallo Mazza, trovarono il cadavere di un uomo legato ad una sedia all’interno di una stanza la cui porta in ferro era stata saldata dall’esterno? Oggi come ieri il mio paesello è diventato tema di bizzarre congetture e discussioni. Sono trascorsi 31 anni da quel terribile giorno e del Gruppo di preghiere del Rosario si sono perse le tracce. Tra le tante cose rinvenute davanti il cancello del cimitero di Amantea c’era anche una bottiglia di vino proveniente dalla Regione Piemonte. Ecco la prova. Piemonte, Calabria, Muschicella, San Pietro in Amantea. C’è un filo diretto ora come allora con altri gruppi del torinese. Pura casualità, congetture grossolane, pericolose e pretestuose. Se fossero stati alcuni adepti di San Pietro in Amantea avrebbero potuto liberamente usare il loro cimitero che si trova in una zona isolata, facilmente raggiungibile attraverso una strada asfaltata, lontano dalla vista degli abitanti ora ridotti al lumicino. Dei fatti di 31 anni fa giornali e televisione ne hanno parlato a iosa ed anche a sproposito. Si sono scomodati giornalisti famosi e Enzo Biagi nell’ultimo numero della sua rubrica ne ha fatto “Un caso”. Inviati speciali della Radio e della Televisione sono piombati come falchi in Contrada Muschicella, perché volevano capire il movente del delitto e perché vedevano dietro il fanatismo religioso storie di mafia, ‘ndrangheta, camorra, droga, rapimenti, riciclaggio di denaro sporco, etc. Per loro il fanatismo religioso era una copertura, dietro ci sarebbero dovuti essere altri collegamenti, altri traffici illeciti, rapine e sequestri di persona. Niente di tutto questo. Il Gruppo dei fanatici di Muschicella non era coinvolto nelle azioni criminose: rapimento del piccolo Marco Fiora e rapina in banca a Cosenza. Scrissero che furono rinvenuti tantissimi soldi, forse provenienti da rapine e sequestri di persona. Balle. Niente di tutto questo. Gli abitanti del luogo furono sbattuti in prima pagina e furono additati come mafiosi e delinquenti. La gente del luogo, invece, è gente onesta e laboriosa, sempre ospitale, generosa, cordiale, come del resto tutta la gente dei paesi vicini. Chi è stato in San Pietro in Amantea e chi ha frequentato i sampietresi lo può liberamente e francamente confermare. I delitti, i riti satanici, le sette religiose sono estranei alla tradizione, alla cultura del piccolo borgo. Il tempo avrebbe dovuto cancellare ogni cosa e della setta nessuno ne avrebbe dovuto più parlare. Da tempo è calato il mistero della setta, da tempo è calato il silenzio sulla piazza di San Pietro in Amantea, i ricordi si sono affievoliti e zio Antonio, il fondatore del “Gruppo del Rosario” non potrà mai più risuscitare perché le preghiere si sono bruscamente interrotte.

Pubblicato in Amantea Futura

Sì, davvero la musica è finita e gli amici se ne vanno. Così cantava Ornella Vanoni tanti anni addietro. Arrivederci, meglio sarebbe dire addio. Siamo in piena crisi di Governo e la situazione che si è venuta a creare in questi ultimi giorni tra i due maggiori partiti M5S e Lega è peggiorata.

 

Conte non ha ancora presentato le dimissioni al Capo dello Stato perché confida nel rinsavimento dei due maggiori contendenti e antagonisti Di Maio e Salvini. Per Salvini è l’inizio della fine. E’ venuta meno la fiducia tra gli alleati. E anche quella personale. Si è fidato per mesi e mesi di Conte e di Di Maio, invece le polemiche e le scaramucce sono continuate anche dopo il voto del 26 maggio scorso. Ma lui non vuole ancora staccare la spina per primo. Il Governo è in agonia e, malgrado i pesci in faccia che riceve ogni giorno Salvini, questi tiene la finestra ancora aperta. E con i cronisti che lo interrogano ha pure il tempo di scherzare:- La finestra è ancora aperta. Guardate che bel cielo -. Ma Luigi di Maio non molla la presa. Lo attacca e lo invita ad andare in Parlamento a riferire sul losco affare Russo. Salvini invoca la crisi di Governo, lo accusa, perché vuole coprire il caso sui presunti finanziamenti. Ma Salvini non ingoia la pillola e a sua volta contrattacca gli alleati traditori. Difficile governare con chi insulta. Stando a tutte queste dichiarazioni il Governo dovrebbe avere breve durata. L’aria che tira non è brutta, è bruttissima. I presunti rubli che la Lega ha ricevuto per la campagna europea dello scorso maggio e il sostegno mancato della Lega nel Parlamento Europeo alla tedesca Ursula Van der Leyen potrebbero essere le due gocce che fanno traboccare il vaso. Anche perché Salvini ha il sospetto che sotto sotto ci sia lo zampino del Pd e che ci sia in atto una nuova alleanza Pd-M5S per mandare definitivamente all’opposizione la Lega. E per questi motivi Salvini ha deciso di disertare addirittura il prossimo Consiglio dei Ministri ( cosa mai successa prima) e il vertice di Governo. Vista l’aria che tira e le tensioni dell’ultima ora è intervenuto finanche il redivivo Renzi il quale ha invitato Salvini ad aprire la crisi e di non avere paura perché non ci sarà nessuno inciucio tra Pd e M5Stelle. Attento Salvini. Non ti fidare di Renzi. Ricordati quello che taggava quando era Presidente del Consiglio ad Enrico Letta:- Enrico, stai sereno -. E poi lo ha pugnalato alle spalle prendendo il suo posto senza essere votato da nessuno. Le trame di Palazzo sono in corso e un ribaltone è probabile. Un Governo Conte bis avrebbe non solo il sostegno dei parlamentari grillini e piddini, ma anche di alcuni parlamentari di altri partiti che non vogliono far terminare la legislatura e perdere così anticipatamente la comoda poltrona che occupano. Come è già successo in passato, anche questa volta ci saranno dei cosiddetti responsabili pronti a dare non una ma due mani pur di non andare a casa. Per loro, senza arte né parte, ci sarebbe il centro per l’impiego e il reddito di cittadinanza. Attento Salvini che potresti restare col cerino in mano. Ma forse non sarebbe poi davvero un male se avessimo alla fine un Governo rosso e giallo. Un Governo comunista grillino spianerebbe la strada ad un Governo di centro destra stabile e duraturo e noi saremmo liberati definitivamente dagli uni e dagli altri. Il Governo Lega Movimento 5 Stelle è durato un anno, un Governo Pd penta stellato durerebbe forse sei mesi anche se avesse l’appoggio incondizionato della Magistratura, dei poteri forti, del Capo dello Stato, della Francia e della Germania.

P.S. Contrordine compagni. La crisi di Governo c’è, ma per il momento è rinviato. Apprendo mentre scrivo che Di Maio ha abbassato i toni e ha chiesto a Salvini un incontro. Vediamoci e parliamo. Bisogna ancora andare avanti, abbiamo tante cose da fare.

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100-anniIl 4 giugno 1919 nasce nel Riminese il Signor Probo Vaccarini. Il 4 giugno 2019 Don Vaccarini compie 100 anni. E’ un sacerdote. Ma la sua storia che vi racconterò ha dello straordinario ed è molto bella. Sono passati 100 lunghi anni dal giorno della sua nascita e oggi nella Cattedrale di Rimini festeggia il suo compleanno concelebrando la Santa Messa insieme al Vescovo Mons. Francesco Lambiasi e ai suoi quattro figli anche loro sacerdoti. Già questo vi lascia un po’ perplessi. Ma come, qualcuno forse dirà, un uomo che ha quattro figli è diventato sacerdote? Sì, è diventato sacerdote, celebra la Santa Messa, i Battesimi, i Matrimoni, i Funerali, confessa ogni giorno. Don Vaccarini, prima di essere ordinato sacerdote, ha conosciuto come tanti suoi coetanei l’orrore della guerra. Durante la seconda guerra mondiale fu mandato in Russia. Tornato dalla prigionia si diploma, esercita il mestiere di geometra, si sposa e mette al mondo una bella famiglia numerosa come ai vecchi tempi, 4 figli maschi e 3 figlie femmine. Non vi scandalizzate se vi dico che i 4 figli maschi sono diventati tutte e quattro sacerdoti ed oggi insieme al papà, anche lui sacerdote, festeggiano, felici e contenti, il compleanno centenario del loro amatissimo papà. Rimase don Vaccarini vedovo all’età di 51 anni. Perse la sua adorata moglie quando ancora lui e la sua numerosa prole ne avevano maggiormente bisogno. Però ebbe sempre fede in Dio. E così, quando ebbe sistemato la sua famigliola, all’età di 69 anni, ottenuto il nulla osta del Vaticano, il Sig. Vaccarini è diventato Sacerdote di Santa Romana Chiesa. Don Probo è un devoto di Padre Pio che ha conosciuto e frequentato diverse volte e proprio durante una Santa Messa celebrata da Padre Pio nella chiesetta di San Giovanni Rotondo ha raccontato in una sua intervista ad un giornale Riminese di aver sentito la chiamata del Signore. Don Vaccarini, malgrado l’età avanzata, dice di sentirsi come un prete fresco di ordinazione. Questa storia che vi ho voluto raccontare oggi al posto delle storielle dei giorni scorsi, delle beghe e degli intrallazzi politici, delle liti tra Di Maio e Salvini, della farsa minaccia delle dimissioni del Presidente Conte, sono sicuro che vi è molto piaciuta. Non capita tutti i giorni, ha davvero dello straordinario. Non tutti sentono la chiamata del Signore e se la sentono il più delle volte la ignorano. In questi ultimi anni, forse anche per mancanza di ordinazioni sacerdotali giovanili, si sono moltiplicate le storie di uomini anziani, sposati, vedovi con figli già grandi e autonomi, che hanno deciso di diventare sacerdoti. Anche nella nostra Calabria e precisamente a Catanzaro abbiamo avuto un caso simile. Don Nicola Pacetta, di anni 73, rimasto vedovo e avendo dei figli già grandi, ha deciso di diventare sacerdote

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studente-peruOggi, amici di Tirreno News, non vi voglio parlare di politica o di Di Maio e di Salvini che vanno al Quirinale accompagnati dalle nuove fidanzatine. Vi voglio parlare di una storia di un bambino povero del Perù che ha commosso il mondo del Web, e, grazie al Web, ha cambiato la vita di questo bambino che ha tanta voglia di studiare e che da grande vuole fare il poliziotto. Ora Victor, 11 anni, frequentante la scuola locale, potrà tranquillamente studiare in casa e non sotto la luce di un lampione perché un filantropo del Bahrein , appresa la triste e commovente storia, ha pagato di tasca propria le bollette della luce, ha ripristinato la luce nel piccolo paese di Moche nel Perù, dove vive il bambino con la madre, ha pagato la ristrutturazione della scuola che frequenta, ha finanche aiutato la madre a trovare un lavoro. La storia di Victor ha fatto il giro del mondo e il video che lo ritrae sotto la luce di un lampione accucciato su un marciapiede mentre fa i compiti, ha commosso tutti. Ora non dovrà più uscire di casa. Tranquillamente potrà studiare perché la luce elettrica è stata ripristinata. Il ragazzo commosso ha così ringraziato il filantropo:- Grazie per l’aiuto che ci stai dando, grazie mille per aiutarci a ricostruire la nostra scuola, per permetterci di continuare a studiare. Siamo grati per la sua gentilezza. E per il tempo che ha trovato per venire nella nostra casa, perché nessuno lo fa -. Non voglio aggiungere altro. Dico soltanto che qualcosa di buono ancora esiste in questo mondo e che esistono davvero persone generose.

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VedutaIeri 29 maggio alcuni Professori della Università della Calabria hanno esaminato il voto dei calabresi nell’ultima consultazione elettorale di domenica scorsa. Sono arrivati a questa conclusione sconcertante:- I calabresi sin dal 2014 hanno sempre rincorso e premiato il nuovo-. E così è stato anche quest’anno. Il Prof. Antonio Costabile, ordinario di Sociologia Politica ha parlato di voto di scambio, di voto di appartenenza, di voto d’opinione, però anche di un voto che i sociologi definiscono a razionalità limitata. In questo Seminario dove c’era un folto e attento pubblico, tra cui il Presidente della Provincia di Cosenza Iacucci, candidato al Parlamento Europeo nelle ultime consultazioni, dove ha ottenuto un ottimo risultato, si è parlato anche di San Pietro in Amantea, piccolo Comune del Basso Tirreno cosentino, dove la Lega di Matteo Salvini ha ottenuto 132 voti cioè il 60% dei voti ed è risultato il Comune più leghista di Calabria. Congratulazioni. Davvero un bel primato e tutti ne siamo davvero orgogliosi. Come mai si sono chiesti i relatori che i cittadini del borgo abbiano votato in massa la Lega di Salvini? Nella lista leghista non c’era nessun candidato locale, eppure la Lega ottiene uno strepitoso successo. Il motivo? Io vi confesso francamente lo ignoravo. Ho appreso soltanto ieri sera che il Sindaco del mio paese Gioacchino Lorelli, che si era presentato nell’ultima competizione comunale con una lista civica, ha cambiato schieramento politico. E’ passato alla Lega di Salvini. Non commento. Non mi interessa. Ognuno è libero di fare ciò che meglio crede. Il Prof De Luca così ha detto:- Se un Sindaco ha tanta influenza, dobbiamo forse pensare che in molti non sappiano chi votare-. E’ la prima volta che capita, purtroppo, che i miei cari paesani non abbiano saputo chi votare. Da sempre San Pietro in Amantea è stato un feudo della Democrazia Cristiana (anno 1948 un plebiscito per l’On. Benedetto Carratelli, oltre 800 voti di preferenza) e poi dagli anni sessanta in poi con l’avvento del centro sinistra metà dei voti andavano alla Democrazia Cristiana e l’altra metà al glorioso Partito Socialista di Nenni e di Giacomo Mancini, di cui io, modestamente, facevo parte e ricoprivo la carica di Vice Sindaco. San Pietro in Amantea è stato sempre coerente ai suoi ideali e mai ha premiato il nuovo che avanza o è salito sul carro del vincitore o ha rincorso la novità del momento.

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tempestaLe elezioni europee sono appena terminate ma lo scontro Lega Movimento 5 Stelle continua. Il Ministro Salvini, forte del risultato eccellente ottenuto, tenta di riscrivere l’agenda del Governo. Tra le priorità c’è l’introduzione della flat tax, il decreto di sicurezza bis, la realizzazione della TAV, l’autonomia regionale, lo sblocca cantieri. Ma a quanto pare il M5S, l’alleato di Governo, sta facendo l’orecchio da mercante, non ha nessuna intenzione di cedere alle richieste di Salvini per non perdere la faccia e ulteriore consenso elettorale. Salvini ha vinto le elezioni e tutti questa volta sono perfettamente d’accordo. Gli sconfitti non hanno trovato alibi, solo Di Maio ha attribuito la sconfitta del suo movimento alla astensione. Ma l’astensione tanto temuta non c’è stata anche se agli italiani piace molto di più fare la coda agli stadi per assistere ad un incontro di calcio della squadra del cuore che fare la fila ai seggi elettorali per esprimere il loro diritto di voto. Ma se gli italiani preferiscono le code degli stadi un motivo c’è, eccome. Molti sono convinti che il loro voto non conta poi tanto. Vedi Salvini. Nelle elezioni del marzo dello scorso anno si presenta con il centro destra, ad elezioni avvenute fa un governo col Movimento 5 Stelle, acerrimo avversario di Berlusconi e di Giorgia Meloni. Ora litigano e di brutto. L’On. Giorgetti si interroga:- Ci sarà stabilità nel Governo? E’ giusto proseguire l’alleanza Lega M5S o sarebbe il caso interrompere la collaborazione?-. Le urne del 26 maggio hanno parlato chiaro. Il Movimento grillino non ha più la fiducia degli italiani. Ha perso in un anno circa 6 milioni di voti. Il 26 maggio è venuta giù la pioggia e la grandine e ha spazzato via ogni dubbio. Salvini esulta e sta dicendo un sacco di fesserie. Si sente già Primo Ministro e si comporta come tale. Con quella bocca può dire ciò che vuole, può fare la voce grossa, può battere i pugni sul tavolo, può minacciare sfracelli, ma alla fine dovrà cedere perché non conta nulla, conta come il due di picche perché nel Parlamento non ha la maggioranza. Ha calato le brache col caso Siri. Qualcuno dirà, però, prima delle elezioni europee. Calerà le brache col caso Rixi perché non ha nessun interesse di rompere col Movimento grillino. Non intende far cadere il Governo, non vuole o forse non può far valere fino in fondo il suo trionfo elettorale. Per Toninelli il voto del 26 maggio non ha cambiato nulla e questa sua presa di posizione dimostra che il M5S non ha alcuna intenzione di fare retromarcia. Di Maio è in crisi ed è messo in discussione da Deputati e Senatori grillini. Sembra un pugile suonato che si aggrappa alle corde del ring. Ma alle richieste della Lega dovrà dare una risposta al più presto. Se sarà negativa Salvini aprirà una crisi di Governo e poi spetterà al Presidente della Repubblica decidere. Darà un incarico esplorativo al Presidente del Senato o scioglierà il Parlamento? Dal Colle fanno trapelare che il voto di domenica era per il Parlamento Europeo, quindi non dovrebbe avere ripercussioni sulla politica italiana. Sono sicuro che ci saranno ripercussioni, polemiche, dibattiti, accuse e contro accuse. Prepariamoci, dunque, ad una nuova e massacrante campagna elettorale sotto gli ombrelloni.

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maioOggi, cari amici, ho ascoltato alla radio la canzone di Mario Merola “Torna” e mi ha spinto a scrivere questa letterina a Matteo Salvini. Trascrivo alcuni versi: Te voglio n’ata vota int’a stì braccia / Torna/ Sta casa aspetta a te/ Torna/ che smanie’e te vedè/ Torna/ ca si ce tuorni tu/ nun ce lassammu chiù.

Caro Salvini, stia attento, il vento sta cambiando, i sondaggi in suo favore sono in calo ( ha perso quasi 6 punti in due settimane) e gli elettori sono stufi delle sue sparate, dei selfie con le felpe delle Forze dell’ordine e con il mitra in mano. L’effetto Siri è solo in parte la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Sono i conflitti giornalieri e le polemiche con i suoi alleati che hanno lasciato il segno. Ma anche le inchieste giudiziarie stanno minando la sua figura di leader. Le sparate sulla chiusura dei cannabis shop, sui grembiulini degli alunni nella scuola elementare, sui porti chiusi, sulla Tav, sul reddito di cittadinanza, su quota cento, sul decreto sicurezza hanno stancato gli elettori e alcuni le hanno già voltato le spalle. Molti elettori leghisti della prima ora non hanno gradito il suo allontanamento dal centro destra e da Berlusconi in particolare. Ancora è in tempo. Chieda scusa agli italiani e come il figliol prodigo ritorna a casa, il papà che lo ha foraggiato per tanti anni, che ha dato alla Lega poltrone in tanti Comuni e in tantissime Regioni, l’aspetta a braccia aperta. Torna e come dice la canzone: Nun ce lassammu chiù. Le scelte che ha fatto da un anno in qua sono state tutte sbagliate, si è troppo fidato di ragazzi che si sono improvvisati politici e ora, visti i risultati raggiunti, non le resta che mollare i compagni di viaggio che stanno facendo di tutto per affossarla. Tutto quello che lei ha fatto non ha prodotto risultati positivi. Alle polemiche talvolta accanite non sono seguiti i fatti. Gli elettori hanno avuto la sensazione che si è fatto tanto rumore per nulla. Sappia, caro Sig. Ministro, che gli italiani non sono poi tanto fessi, non amano la conflittualità politica permanente, scoccia, annoia, tantomeno se si alimenta tra due forze politiche, anche se diverse, che avevano dichiarato di voler cambiare il mondo e che partecipano al Governo. Le due forze politiche che ci governano hanno sempre litigato e non sono d’accordo su nulla. Per questo i suoi elettori sono preoccupati e hanno ingoiato il rospo del caso Siri a malavoglia. Romano Prodi non le dice niente? Romano Prodi era Presidente del Consiglio e il suo Governo era retto da due forze politiche e da due personaggi in conflitto giornaliero: Rifondazione Comunista e l’Udeur, Bertinotti e Mastella. Quel Governo improvvisamente cadde. La stessa cosa può capitare a lei oggi o domani. Tra due settimane andremo al voto e ci saranno i verdetti veri e definitivi. Sono sicuro che l’esecutivo giallo verde dal 27 maggio in poi si trasformerà da Governo del cambiamento e del contratto a quello dei separati in casa. Oggi, domenica 12 maggio,ci sono i ballottaggi in Sicilia e i riflettori sono puntati su alcune città siciliane che dovranno eleggere i sindaci. Ci sarà lo scambio di voti tra Lega e Movimento 5 Stelle? Io penso di sì, perché vi state comportando come i ladri di Pisa. Facevano finta di litigare di giorno, ma poi la notte insieme andavano a rubare.

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gagliardiSì, tutto come previsto. Salvini ha calato le brache e il Sottosegretario Siri indagato per corruzione dal Consiglio dei Ministri di stamattina è stato disarcionato.

Come dunque previsto tanto tuonò che non piovve. La pioggia tanto attesa da diversi giorni non si è verificata. Ci sono stati tuoni e lampi ben mirati, ma la pioggia, purtroppo, non è arrivata. Come previsto la resa dei conti non c’è stata, tutto è stato rinviato a dopo le elezioni europee del 26 maggio p.v. Ma la guerra tra i due maggiori contendenti Luigi Di Maio e Matteo Salvini continua. Così disse pure Badoglio in quel lontano 25 luglio del 1943 per non tradire gli alleati tedeschi. E così dice oggi Salvini, la guerra continua, ma rimane fedele alla parola data ai grillini di Di Maio. Se fosse ancora in vita Luigi Pirandello chissà cosa avrebbe scritto. Nei nostri articoli di giorni precedenti abbiamo sempre scritto che il Governo giallo verde non sarebbe crollato. Salvini e Di Maio assolutamente non vogliono la crisi di Governo. Anche loro hanno famiglia e alle poltrone ministeriali sono abbarbicati come l’edera. Salvini ora può dire ciò che vuole, non è credibile. Non può più prendere in giro gli italiani. Non siamo fessi. Perché non dice la verità? E’ stato costretto da Conte e da Di Maio ad ingoiare un bel rospo. I grillini hanno ardentemente voluto l’allontanamento di un sottosegretario leghista indagato per corruzione, senza uno straccio di prova, e allontanamento c’è stato. Va bene, i grillini se ne prenderanno le responsabilità, ma se ne prenderanno pure tutti i vantaggi. Già esultano e cantano vittoria. Infatti l’unico che si è presentato in conferenza stampa dopo il Consiglio dei Ministri è stato Luigi Di Maio. E Salvini? Desaparecido. Ha vinto Di Maio. Salvini ha perso. E’ lui lo sconfitto di stamattina. Però sta preparando una controffensiva. Il redde rationem ci sarà dopo il voto. Oggi, però, dobbiamo registrare una sua sonora sconfitta che lascerà il segno e avrà sicuramente degli strascichi durante la campagna elettorale. E intanto i sondaggi danno la Lega in calo. Gli elettori leghisti e i simpatizzanti evidentemente non hanno gradito il suo passo indietro. Ma lo ha fatto per il bene del paese. Balle! Lo ha fatto perché non vuole andare a casa e lasciare la poltrona ministeriale che occupa. Fino a quando? Ci sono tante altre cose da fare, certo. Ma Salvini, checché dica, ha subito una sonora sconfitta di immagine e politica. E gli scontri e le invettive di queste ultime settimane? Quali scontri, quali invettive! Tutto è filato liscio come l’olio. Oggi non c’è stata nessuna conta. Allora è vero quello che abbiamo pensato e scritto: i litigi tra Di Maio e Salvini sono finti, sono ben orchestrati per prendere per i fondelli gli italiani. Ma noi abbiamo in mano una matita copiativa e con un bel segno di croce sulla scheda elettorale possiamo mandarli tutte due a casa definitivamente senza fare troppo rumore.

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