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soldi sarremoAmici, anche io oggi vi voglio parlare del Festival della Canzone Italiana Sanremo 2019. Come sapete quest’anno ha vinto un giovane cantautore milanese di madre sarda e di padre egiziano. La canzone vincitrice si intitola “Soldi”. La vittoria di questo ragazzo di nome Mohamood ha fatto discutere per diversi giorni. Addirittura il secondo classificato di nome Ultimo con la canzone “I tuoi particolari” si è ribellato e non ha voluto partecipare al dopo festival. E il pubblico pagante in sala ha protestato sonoramente contro il voto della giuria. Volevano che il primo premio venisse assegnato alla cantante di origine calabrese Loredana Bertè. Niente da fare, Mohamood ha vinto perché la canzone in fondo è orecchiabile e piace ai giovanissimi e sta riscuotendo a distanza di una settimana un grande successo. La vittoria dell’italo egiziano ha lasciato alcuni strascichi però. In molti hanno criticato la giuria del festival non solo perché ha ignorato il voto popolare da casa a pagamento ma anche perché, secondo loro, ha voluto usare il cantante vincitore della kermesse sonora contro il Ministro Salvini spostandola sulla questione migranti. La polemica è stata abbracciata anche da qualche sacerdote che ha utilizzato la Santa Messa per criticare la canzone vincitrice e la scelta della giuria. Tutto questo non è piaciuto a don Vitaliano della Sala, parroco delle parrocchie dei S.S. Pietro e Paolo e dell’Annunziata di Mercogliano in provincia di Avellino. E sapete cosa ha combinato? Domenica scorsa ha fatto cantare ai ragazzi dell’oratorio, in chiesa, prima della celebrazione della santa Messa, la canzone “Soldi”. Così si è giustificato:- E’ una occasione per riflettere sul tema della canzone, che parla come l’attaccamento ai soldi possa rovinare i rapporti familiari e interpersonali. Tra l’altro è anche il tema del Vangelo di oggi. Le messe non si fanno per polemiche, vogliono riflettere sugli spunti che ci offre e pregare. Nessuna polemica, è stata l’occasione di discutere di argomenti che forse non saremmo riusciti a fare entrare nel nostro programma dell’oratorio. Noi abbiamo voluto semplicemente riflettere sugli spunti che ci ha offerto questa canzone, quindi pregare per la comunità, per la Chiesa e gli immigrati che vivono difficoltà inenarrabili -. Fin qui don Vitaliano. Ma non tutti hanno apprezzato le sue parole e i suoi intendimenti. Le polemiche si sono sparse a macchia d’olio. Fare introdurre la Messa da quella canzone cantata dai ragazzi dell’oratorio ha assunto un significato del tutto diverso da quello che il parroco ha spiegato nel video di Irpinia News. Non una riflessione sul potere corruttore del denaro ma una precisa scelta ideologica che con la liturgia ha ben poco a che fare. Anche io ho voluto ascoltare attentamente questa canzone e leggere i versi. E’ un pezzo molto accattivante che non si dimentica facilmente. E’ orecchiabile. Ha conquistato i giovanissimi fin dal primo ascolto. La canta finanche la mia nipotina. Ieri me l’ha fatta ascoltare e ho capito, con ritardo, che la canzone ha davvero un significato più profondo di quello che si può pensare. La canzone non parla di soldi che uno possiede o che vorrebbe avere per potere comprare chissà che cosa. Parla di soldi che possono cambiare i rapporti all’interno di una famiglia. Il ragazzo che canta si è accorto che i genitori che credeva lo amassero per quello che realmente era, avevano in realtà altre intenzioni. Soldi, soldi, quanti soldi aveva a disposizione? Quanti soldi poteva dare ai genitori? E’ un pezzo che racconta una storia familiare. Si parla di un padre che ha abbandonato la famiglia e non è più tornato, si parla di periferia, di interni in cui si fuma il narghilè e si beve lo champagne. Tu dimmi, mamma, se pensavi solo ai soldi. Dimmi se ti manco o te ne fotti. Mi chiedevi come va. Ciò che devi dire non l’hai detto. Ho capito in un secondo che tu da me volevi solo soldi. I soldi, per la mamma del ragazzo, rappresentano un modo per veicolare affetto. Ma don Vitaliano, però, poteva far cantare la canzone del ragazzo italo egiziano non in chiesa ma in un altro luogo adatto alle manifestazioni canore. E nessuno avrebbe avuto nulla da ridire.

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salvini di maio 2-3-2La maggioranza degli iscritti al Movimento 5 Stelle lunedì 18 febbraio ha detto “No” al processo contro Matteo Salvini perché sulla vicenda della nave Diciotti ha agito per tutelare l’interesse nazionale. Alla fine, dopo un tira e molla durato diverse settimane, gli iscritti del Movimento hanno deciso che il Ministro Matteo Salvini, alleato di Governo, non deve andare a processo per poi essere condannato. Non molti hanno votato, però. Ci sono state delle varie difficoltà. Alcuni iscritti addirittura hanno rinunciato dopo aver provato a votare diverse volte. Hanno votato 52.417, circa la metà degli aventi diritto al voto. A favore di Salvini hanno votato 30.948, il 59%, i contrari sono stati 21.469,il 41%. Il Tribunale del popolo, che secondo Di Maio è sovrano, ha deciso di non processare il Ministro Salvini. Quindi ora i Senatori grillini pure loro dovranno votare a favore di Salvini, turandosi il naso, quando saranno chiamati a votare in Giunta. L’alleato di Governo è salvo, per il momento. Ma è salvo anche il Governo guidato dal Prof. Conte. La decisione presa dagli elettori grillini è stata una decisione sofferta e storica. Sofferta perché non tutti erano d’accordo a votare a favore di Salvini e storica perché è la prima volta che si verifica che il Movimento salva un politico. Ma questa decisione presa metterà col lungo andare in seria difficoltà l’intera maggioranza e alcuni Deputati e Senatori. Di Maio e di Battista, come Pilato, se ne sono lavate le mani. Non sono stati loro questa volta a decidere, ma il popolo sovrano ha deciso. E’ stato il popolo grillino che si è presa questa grave responsabilità. La vita di Salvini e pure quella del Governo Conte è stata decisa da un voto on line. Alcuni l’hanno definita una pratica sbagliata, barbara addirittura, perché la votazione sulla piattaforma Rousseau nulla ha che fare con la democrazia. Abbiamo assistito ancora una volta all’ennesima buffonata del Movimento 5 Stelle. E’ stata davvero una consultazione democratica o è stata pilotata? E se la votazione fosse stata manipolata o taroccata? Chi lo saprà mai. Di Maio e di Battista non facendo processare Salvini hanno salvato non solo l’alleato ma anche il Governo, altrimenti avremmo avuto una crisi di Governo con la prospettiva di andare tutti a casa. E a casa Di Maio e di Battista non ci vogliono andare. Però hanno perso la faccia, hanno tradito i loro ideali. A questo risultato ci si doveva arrivare con una decisione politica, non con una buffonata. Trentamila persone su sessanta milioni di italiani hanno deciso la sorte di un Ministro. Ma era già tutto previsto. E così è finita la farsa dei sacri principi grillini calpestati in nome del potere. A scuola dicevamo alla fine di qualche esercizio matematico: Come volevasi dimostrare.

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GRILLODottoressa carissima, coloro che hanno la mia stessa età ricorderanno gli anni dell’immediato dopoguerra, Guglielmo Giannini e il suo Fronte dell’Uomo Qualunque. E quel manifesto famoso affisso sui muri delle case dove un torchio stritolava il povero cittadino vittima dei soprusi dei governi e dalla cui bocca uscivano soldi. E più vicino a noi Antonio Di Pietro, l’Italia dei Valori e la bianca colomba. Che fine hanno fatto? Scomparsi. Subito dissolti. Ma per alcuni anni sono stati al centro dell’interesse nazionale. Il giornale fondato da Giannini nel 1946 vendeva oltre 600 mila copie. Giannini è scomparso grazie al consolidamento della Democrazia Cristiana nelle elezioni politiche del 1948. All’inizio, sia Giannini sia Di Pietro, sembravano destinati a sempre maggiori successi, poi quando gli italiani hanno capito che la protesta, il non ci rompete più le scatole, il sempre dire no a tutto non avrebbe portato da nessuna parte, li hanno mollati. Ed ora, a distanza di tanti anni, , gli italiani stanno mollando il movimento del vaffa………. Cosa resterà del Movimento 5 Stelle dopo aver conseguito nelle elezioni politiche del 4 marzo 2018 una vittoria schiacciante il cui botto si è fatto sentire a Roma, eccome, e l’ ha portato alla guida del paese? Resterà ben poco, viste le sconfitte di fila in Friuli Venezia Giulia, Trento, Bolzano, Molise e Abruzzo. Le altre già si annunciano in Sardegna, Basilicata, Piemonte, Calabria e alle Europee del prossimo maggio. I motti grillini: Vaffa……., L’onestà andrà di moda, Siete circondati, Pdioti, Renzusconi, ora che il Movimento è al Governo non hanno portato fortuna a Di Maio e a Di Battista. E le mancate promesse fatte in campagna elettorale hanno fatto il resto. Cosa resterà di Di Maio,di Di Battista, di Fico, di Toninelli, di Taverna, di Lezzi, di Fraccaro? Qualche tweed sui social, qualche selfie che li mostri seduti sugli scranni di Palazzo Madame o di Montecitorio o perfino sui banchi del Governo. Resterà magari il reddito di cittadinanza Salvini permettendo. Ma visti le centinaia di emendamenti proposti dalla Lega resteranno soltanto le briciole. E il sedicente Governo del cambiamento con le pive nel sacco ritornerà nella fogna perché non ha cambiato un bel nulla. E quelli che fino ad ieri li hanno votati hanno cambiato partito. Non vogliono più prendere una bella fregatura. Si sono accorti, dopo essere stati ubriacati dalle notizie false e gonfiate, di essere stati ingannati. Il vento ha cambiato direzione. Fino ad ieri la propaganda ha funzionato alla perfezione. Il no Tav, la Francia, il Venezuela, Macron, la Merkel e la Germania, l’Unione Europea, i burocrati nullafacenti, i migranti, gli sbarchi, la nave Diciotti, Salvini, hanno distolto gli italiani dai problemi reali. Ora, però, i nodi sono venuti al pettine. Gli italiani vogliono lavorare, le industrie vogliono produrre, i pastori sardi vogliono vendere il loro latte ad un prezzo giusto, gli ammalati pretendono legittimamente di essere curati in ospedali sicuri e non fatiscenti, i lavoratori pendolari pretendono treni e autobus sicuri, gli automobilisti benzina meno cara e ponti sicuri, gli scolari e gli insegnanti vogliono scuole ed edifici non pericolanti, i vecchi vogliono una vita serena, gli agenti della Forza Pubblica pretendono dallo Stato di essere tutelati e che i ladri e i malfattori quando vengono arrestati devono marcire nelle patrie galere, i giovani non vogliono più vedere i mestieranti di chiacchiere e infine che i Magistrati facciano fino in fondo il loro dovere senza intromettersi negli affari governativi. Cosa allora resterà ai grillini della vittoria dello scorso anno? Anni vuoti come lattine abbandonate là, così cantava Raf. Di Giannini è rimasto solo il motto: Non ci rompete più le scatole. E di Peppe Grillo?: Il Vaffa Day! Lei, dottoressa cara, è d’accordo?

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selfie del papaLa fotografia di Papa Francesco con la spilla nella mano sinistra con la scritta :- Apriamo i porti-. sta facendo il giro del Web e molti giornali hanno commentato il vero motivo di questa sua esibizione in pubblico:-Papa Francesco è sceso ufficialmente in campo a sostegno dei migranti-. Il Santo Padre non perde occasione per rilanciare il messaggio evangelico dell’accoglienza. I giornali cattolici hanno accolto la notizia con toni entusiastici difendendo l’operato del Pontefice da sempre in prima linea nel difendere i diritti dei migranti e nel predicare il dovere dei cristiani di accogliere tutti specialmente quelli che scappano dalle guerre. Il Secolo d’Italia, critico verso il Papa, così ha scritto.- Un conto è tuttavia il suo richiamarsi al Vangelo a tutela degli ultimi, tutt’altro conto è invece prestarsi ad operazioni di propaganda che non si addicono al suo magistero spirituale e che possono essere lette come un’ingerenza nell’acceso dibattito politico in corso-. Il Papa, secondo alcune fonti giornalistiche, tiene molto al gadget che Mons. Capovilla gli ha offerto, tanto è vero di aver deciso di tenerlo sempre con sé. La dicitura.-Apriamo i porti – è stata utilizzata per primo dalla sinistra, dai preti di strada e dai cosiddetti “migrazionisti” quando si è trattato di contestare il Ministro degli Interni Sen Matteo Salvini dopo aver costui impedito alla nave Diciotti di approdare in un porto italiano per scaricare i 147 migranti salvati in mezzo al mare. E per questo motivo ora il Ministro è indagato e forse sarà processato per sequestro di persona e abuso d’ufficio. Il Papa vuole, pretende, esige che il Governo Italiano apra i porti a tutte le navi dei migranti. Bene. Ma quanti porti ha lo Stato del Vaticano? Nessuno. Non ha porti ma ha tantissime porte. Quante porte delle chiese, dei conventi, delle parrocchie sono chiuse? Tantissime. Incominci allora il Santo Padre a fare aprire le porte che sono chiuse. Si faccia un altro bel selfie con un’altra spilla con la scritta “Apriamo le porte”. Sarà più credibile e nessuno potrà mai accusarlo di fare propaganda politica e di ingerenza nell’acceso dibattito politico.

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saleCari amici, oggi pigliando spunto da una nota canzone di Lucio Dalla e per divertirmi e distrarmi un po’, vi voglio parlare di un “fattariellu” curioso per riderci un po’ sopra. Per Lucio Dalla la grossa novità era che per il nuovo anno ci sarebbe stato tre volte Natale, ci sarebbe stato mangiare per l’intero anno, che i preti si sarebbero potuti sposare ma soltanto ad una certa età. Tutto questo, però, Lucio se lo era inventato, per riderci sopra e per far dimenticare evidentemente le cose brutte che accadevano giornalmente nel mondo. E quale sarebbe questo “fattariellu” curioso ripescato nei meandri della mia memoria che mi ha riportato indietro nel tempo agli anni del dopo guerra? Camminando per Corso Mazzini, la via principale della città di Cosenza, fui attratto da alcuni cartelli pubblicitari affissi alle eleganti vetrine di alcuni negozi:- Extra Sale, Super Sale, 4 Sale -. Mi sono fermato, ho preso il telefonino, ho scattato alcune foto e mi son messo a ridere a crepapelle come si suol dire. Se qualche passante non distratto ha osservato la scena certamente avrà detto:- Ma quello è nu scemu. E’ vero, ai suoi occhi sono passato per un ciuotu e nu scemu. Uno che ride a crepapelle davanti ad un negozio deve essere evidentemente un pazzo. Non ci sono altre spiegazioni. Non potrà mai capire cosa ho provato dentro di me nel vedere quei cartelli con la scritta “Sale”. Già, oggi ci crediamo di essere tutti bravi e intelligenti, tutti facciamo finta di conoscere le lingue, al telefonino rispondiamo “Hello” e “O.K.”, al computer usiamo il Desk Top, Messenger, Facebook, Whats App, etc. Tutto questo oggi, ma ieri? Nell’immediato dopoguerra io e mia madre raggiungemmo il mio papà negli Stati Uniti d’America che lavorava in una miniera di carbone, The Ebensburg Coal Mine Company, in Colver, un paesino dello Stato della Pennsylvania. Era un paese piccolo e per andare a fare la spesa settimanale nelle cittadine vicine necessariamente dovevi prendere la macchina. Lungo il tragitto mia madre osservava attentamente il paesaggio, molto diverso dal paesaggio calabrese, per coglierne ogni piccola sfumatura e si soffermava a leggere a suo modo i diversi cartelli affissi ai muri delle case. Un giorno mi disse:- Frank, ( non ero più Ciccio, in America avevo cambiato nome ) in America vendono sale dappertutto. Da noi, in Calabria, il sale si vende esclusivamente nelle rivendite di Sali e Tabacchi perché è Monopolio di Stato. E te ne danno pure 4 pacchetti -. La mamma si era soffermata ad un cartello dove c’era scritto “4 Sale”. Oggi ci facciamo tutti “ Sbierti” perché sappiamo che quella scritta vuol dire “Si vende”, ma io sto parlando del lontano 1948 e mia madre aveva frequentato appena la seconda elementare e non poteva conoscere le preposizioni ed i verbi. Per lei e per noi emigranti allora “Sale” era il sale da cucina che serviva per condire le pietanze.

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Domenica 10 febbraio si è votato in Abruzzo per il rinnovo del Consiglio Regionale e per l’elezione del nuovo Governatore.

E’ stato eletto il candidato del centro destra e la Lega di Salvini si è confermata il primo partito.

 

 

La Lega ha stravinto, ha raddoppiato i voti rispetto alle elezioni nazionali dello scorso anno.

Il M5Stelle è crollato. Ha perso, ha dimezzato i consensi.

E il Pd? In queste elezioni si è nascosto ma i loro rappresentanti gridano al miracolo:-E’ risuscitato! E’ risuscitato!-.

E sono arcicontenti che nella competizione elettorale sono arrivati secondi. Beati loro.

E Salvini che fa? Gongola. E’ soddisfatto, ma non passa subito all’incasso. Per il momento non ha chiesto nulla. Non ha chiesto un rimpasto di Governo con più Ministri e Sottosegretari leghisti. Ha rassicurato il rissoso alleato che giammai tradirà il contratto firmato, che non cambierà nulla, che possano stare sereni.

Anche Renzi alcuni anni fa disse a Letta:- Enrico, stai sereno -.

E poi sappiamo come andò a finire. Renzi prese il posto di Letta. Salvini assicura l’alleato che non cambierà nulla.

Io, invece, sono sicuro che qualcosa cambierà.

Bisogna aspettare le elezioni in Sardegna tra un paio di settimane e quelle in Basilicata tra un mese. Se le cose dovessero andare come sono andate in Abruzzo sono sicuro che Salvini aprirà una crisi di Governo perché ormai i rapporti di forza tra Lega e M5Stelle sono cambiati.

Ma la crisi di governo porterà ad elezioni anticipate? Il Presidente Mattarella scioglierà il Parlamento e si convincerà che il voto sia il male minore per il paese? E se dovesse dare un nuovo incarico ad un esponente del Movimento 5 Stelle per formare un governo con l’appoggio del Pd? Sarebbero felici Franceschini, Martina, Zingaretti e Co.

Questo stanno aspettando come una manna caduta dal cielo dopo essere stati estromessi dalle stanze dei bottoni nelle elezioni del 4 marzo scorso. Amici, allacciamoci le cinture. Uno tsunami è in arrivo sul Governo Conte.

Ne vedremo delle belle. Salvini galvanizzato, rafforzato, diventerà intransigente, più aggressivo, alzerà i toni e farà ingoiare ai grillini, suoi alleati, molti rospi e detterà l’agenda: la Tav, le autonomie locali, le trivelle, la legittima difesa, acqua pubblica, riconoscimento di Guaidò in Venezuela. Lega e M5S litigheranno ogni giorno, ma alla fine troveranno un accordo sapendo che alla fine conviene ad entrambi.

Se la Lega non porta a casa la Tav è un problema serio. Se il M5S dice sì alla Tav è un problema ancora maggiore. E allora? Stallo completo, aspettando le elezioni europee.

E se prima delle Europee la Lega e il M5S facessero una cosa fantastica che nessuno fino ad oggi ha mai fatto cosa accadrebbe? Tutti a casa. Dimissioni in massa. Direbbero agli italiani che non hanno mantenuto le promesse elettorali perché qualcuno glielo ha impedito.

Non li hanno lasciati governare come avrebbero voluto. Ve lo immaginate, amici, cosa potrebbe accadere in Italia?

Gli italiani capirebbero e si scuoterebbero dal lungo torpore.

Allora sì, il cambiamento potrebbe cominciare davvero.

Cosa ne pensa la cara dottoressa?

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Amici miei carissimi oggi vi voglio raccontare con semplicità quello che sta accadendo nelle stanze dei bottoni e nelle piazze italiane e quello che è accaduto nelle urne elettorali della Regione abruzzese. Il clima è molto teso, i nervi dei maggiori esponenti politici che ci governano sono a fior di pelle.

La visita di Salvini al cantiere della Torino – Lione ha lasciato strascichi. Di Maio non ha gradito l’intervento di Salvini e lo ha avvertito che se continua così, allora potrebbe finire male. E Salvini non ha gradito la visita che Di Maio ha fatto ai Gilet gialli in Francia. E poi c’è il caso della nave Diciotti ed ancora non si sa con precisione come voteranno in Giunta per l’autorizzazione a procedere contro Salvini e poi in Parlamento. Ma non solo la Tav e la nave Diciotti hanno portato scompiglio e litigi in seno alla compagine governativa, ma anche il Venezuela, le accuse alla Francia, le nomine alla Banca d’Italia ed in ultimo le elezioni regionali in Abruzzo. Salvini, Di Maio, Di Battista, Conte, quattro amici al bar molto litigiosi, uniti in matrimonio dopo le elezioni del 4 marzo dell’anno scorso, con l’intenzione di cambiare il mondo.

Volevano, purtroppo, non ci riescono perché sono molto litigiosi fra di loro.

Oggi li troviamo seduti a qualche bar a bere dei whisky o forse non li troveremo da nessuna parte perché ognuno pensa ai fatti suoi a rincorrere i propri guai che giorno dopo giorno combinano. Salvini e Di Maio con l’aiuto di Di Battista tornato dall’America se la danno di santa ragione come pugili sul ring. Lo scontro ormai è arrivato a livelli preoccupanti e il povero Premier, preoccupatissimo, fa suonare il gong e sale sul ring per fermare i contendenti.

Ma gli argomenti che in queste ultime settimane sono stati al centro dell’attenzione e dell’intero sistema di informazione hanno infiammato lo scontro tra alleati. Dice Salvini:- La Tav è un’opera utile e deve essere completata. Sono fiducioso che la Tav si faccia. Non voglio litigare con i 5 Stelle. Ragioneremo con pacatezza e, come facciamo sempre, troveremo un compromesso-. E si presenta a Chiomonte con pettorina arancione da operaio edile per ribadire il proprio Sì alla Tav nell’istante in cui l’altro Vice Premier Luigi Di Maio con giacca e cravatta annuncia alla Camera che la Tav non si farà mai fino a quando i 5 Stelle saranno al Governo-.

Ed annuncia che il Governo non cadrà perché con la Lega troveremo una soluzione condivisa. Campa cavallo che l’erba cresce. Fanno finta di litigare e intanto le opere sono ferme, lo spread aumenta e il Pil nei prossimi anni non raggiungerà neppure l’1% programmato. Salvini e Di Maio sanno recitare come due attori provetti la loro parte in accordo fra di loro e intanto si spartiscono il potere fatto di nomine e di gestione personale delle aziende di Stato. A questo punto entra in scena Di Battista tornato dall’America e che Di Maio come un cucciolo se lo porta a spasso in Abruzzo perché da solo non ce la fa a tenere a bada l’alleato di governo. Attacca Salvini, torna da Berlusconi e non rompere i coglioni. La Tav, dice, è una stronzata.

Ma Salvini, ancora una volta, all’attacco dei 5 Stelle, risponde pacatamente:- Troveremo una soluzione. Io non vedo spaccature nel governo. La Tav non serve a Salvini ma serve agli italiani -. Dalla Tav alla Diciotti, dalla Francia al Venezuela, dalle trivelle al premio di cittadinanza, fino alla legge di legittima difesa, sempre più tensione tra Lega e 5 Stelle, ma non rompono, continuano a governare.

A questo punto, amici, mi è venuta alla mente una antica tradizione toscana, un’antica storiella: I ladri di Pisa. Sì proprio loro.

Durante la notte andavano a rubare tutti insieme e poi litigavano fra di loro tutto il giorno per dividere il bottino.

Così fanno Salvini e Di Maio, credendo di prendere per fessi gli italiani che li hanno votati.

Danno a vedere di non trovarsi d’accordo su varie scelte, ma poi continuano comunque a governare insieme, perché sanno che se questo assurdo matrimonio giallo verde dovesse naufragare sia l’uno che l’altro si troverebbero senza occupazione e dovrebbero ritornare nelle proprie regioni a trovarsi un lavoro o mendicare il premio di cittadinanza in qualche ufficio di cerca lavoro. Ieri si è votato in Abruzzo per il rinnovo del Consiglio Regionale.

Ebbene il Movimento 5 Stelle che un anno fa sfiorò il 40% dei voti a distanza di un anno è crollato. Ha vinto il candidato del centro destra.

E il candidato del centro sinistra alla guida di otto liste elettorali che con spocchia affermava che il Pd era in forte e costante ascesa ed era sicuro di poter vincere le elezioni regionali si è dovuto accontentare del secondo posto con appena il 31% dei voti.

Il rischio di crisi di governo ora è altissimo dopo il clamoroso flop del Movimento 5 Stelle e la schiacciante vittoria della Lega diventata il primo partito.

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ulima-cenaDomenica 13 gennaio u.s. ho dato su Tirreno News una notizia che poi ha fatto il giro del mondo: Un affresco di Leonardo da Vinci era stato scoperto anche nella nostra provincia di Cosenza. Il nostro giornale on line è stato uno dei primi a diffondere questa notizia così rilevante: L’Ultima Cena di Leonardo da Vinci esiste anche in Calabria e precisamente a Saracena, un Comune di circa 3700 abitanti, situato nella parte settentrionale della provincia di Cosenza. Il dipinto murale è stato scoperto in un antico convento dei Cappuccini, nascosto e abbandonato, ed è molto danneggiato. Il convento, dopo gli antichi splendori, è oggi ridotto a un rudere ed è raggiungibile solo a piedi. La fondazione del convento risale al 23 giugno 1588 per volere di Mons. Carafa, Vescovo della Diocesi di Cassano allo Jonio. Con la venuta di Napoleone Bonaparte in Italia e con la soppressione degli ordini religiosi, il convento fu definitivamente abbandonato il 10 novembre 1811. I frati cappuccini vi fecero ritorno, però, nel 1854. Fu definitivamente chiuso nel 1915 per mancanza di novizi. Addirittura tra il 1917 e il 1918 venne usato dal Governo Italiano come luogo di prigionia per i soldati tedeschi e austriaci. Tutti i giornali e anche Tirreno News hanno dato grande risalto al ritrovamento dell’affresco, però, nessuno di noi, fino a poco tempo fa, era stato in grado di individuare l’autore e la data di realizzazione. C’è voluta la caparbietà, la bravura, la saggezza, la perseveranza, l’intelligenza, dello storico e critico letterario Prof. Vincenzo Napolillo, Accademico cosentino, per scoprire la data e l’autore di questa opera che ha suscitato un clamore mediatico arrivato perfino al Senato della Repubblica Italiana. Il Prof. Napolillo è molto conosciuto nell’ambiente scolastico e culturale di Amantea perché alcuni anni fa è stato docente in un Istituto scolastico della nostra cittadina. In un suo articolo pubblicato giovedì 24 gennaio u.s. su “Parola di Vita”, Settimanale di Informazione dell’Arcidiocesi di Cosenza Bisignano, ci ha fatto sapere che il dipinto “L’Ultima di Cena” scopeto a Saracena è del pittore Giacomo Bissanti. Il pittore Bissanti, su incarico dei Cappuccini, riprodusse nel refettorio del Convento di Saracena, riacquistato nel 1854, L’Ultima Cena di Leonardo da Vinci con paziente amoroso lavoro e vi oppose con il carboncino la data 1859. L’articolo continua “ Il dipinto di Giacomo Bissanti è una raffigurazione mai stanca e inespressiva, calibrata dal risultato artistico non irrilevante, nonostante il deterioramento dell’opera prodotto da umidità e abbandono”. Il Comune di Cosenza, nel ricordare il genio di Leonardo da Vinci, ha pubblicato un opuscolo “Info night” e ha messo in copertina “La Gioconda” informando i lettori che dal 15 gennaio al 30 giugno nel Museo Multimediale di Piazza Bilotti sarà possibile visitare la mostra voluta fortemente per celebrare i 500 years of genius.

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Amici oggi vi voglio raccontare una vicenda a dir poco incredibile e sensazionale accaduta ad un uomo di 74 anni di un piccolo paese della Provincia di Avellino.

Una storia inspiegabile alla quale neppure i medici sanno dare una risposta.

Ma ecco i fatti.

Mario Lo Conte, un signore in pensione, di 74 anni, dopo aver lavorato tanti anni in Svizzera facendo l’imbianchino e tanti altri lavoretti ritorna nel suo paese natale.

Non è sposato e vive insieme ai suoi fratelli e alle sue sorelle.

L’altro giorno è uscito di casa per fare la spesa quando si è sentito improvvisamente male.

Chiamata un’ambulanza del 118 è stato trasportato al pronto soccorso del vicino presidio ospedaliero Sant’Ottone Frangipane di Ariano Irpino.

Ricoverato all’ospedale i medici hanno subito constatato che per il malcapitato non c’era più nulla da fare e hanno suggerito ai parenti accorsi al suo capezzale di riportarlo a casa perché ormai era deceduto.

E così hanno fatto e nello stesso tempo hanno avvisato il sacerdote per dare l’ultima benedizione al defunto e per celebrare la Santa Messa il giorno successivo.

Hanno fatto confezionare le corone dei fiori e hanno avvisato pure una Agenzia di pompe funebri per la bara, per i manifesti da affiggere e per il loculo al cimitero.

Ma Mario non era morto, era ancora in vita.

Quella di Mario era una morte apparente.

Infatti ad un certo punto Mario si sveglia e i parenti, i conoscenti, gli amici che si erano radunati intorno alla salma per vegliarlo gridano al miracolo.

Mario, tra la sorpresa generale, non solo ha aperto gli occhi ed ha parlato, ma si è alzato finanche dal letto e ha detto a tutti che piangevano e si disperavano: - Ohè!

Cosa è tutto questo trambusto?

Non sono ancora morto.

Sono vivo-.

I parenti hanno dovuto subito disdire tutti i preparativi per il funerale.

Ora Mario si trova in un letto dell’ospedale di San Giovanni Rotondo e spera di guarire al più presto e tornare a casa tra l’amore dei suoi cari.

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Il 2 febbraio la chiesa celebra il giorno della Candelora.

E’ la festa della purificazione della Vergine Maria.

Il sacerdote in questo giorno effettua in chiesa la benedizione delle candele, simbolo della luce di Cristo.

E’ quindi una festa cristiana in cui si celebra la presentazione di Gesù al tempio.

Mi ricordo che anche nel mio paese si celebrava il giorno della Candelora con la partecipazione di tutta la comunità religiosa.

Anche perché il Segretario della Confraternita Madonna delle Grazie raccoglieva le quote annuali degli iscritti.

Era tradizione che la confraternita distribuiva ai fedeli le candele per farle poi benedire dal sacerdote.

Era usanza di portare a casa le candele benedette per essere eventualmente utilizzate e esposte alle finestre durante le calamità come terremoti, pioggia intensa, tuoni e lami.

E nel caso di epidemie oppure nell’assistenza di una persona gravemente ammalata.

E’ una festa cristiana come abbiamo visto, ma come quasi tutte le feste cristiane anche la Candelora trae origine da feste pagane.

Allora il 2 febbraio era dedicato alla luce e al cambio della stagione.

Non so se ci avete caso, ma le giornate si sono allungate notevolmente, c’è più luce, ma ancora siamo in pieno inverno.

L’inverno ancora non è passato.

Siamo esattamente a metà strada dalla lunga stagione invernale.

Le montagne pre-silane, la Sila, il Pollino, e anche il nostro Monte Cucuzzo, sono imbiancate.

La neve in questa settimana è caduta copiosa e Gennaio, specialmente nei giorni della Merla, “ha messo ai monti la parrucca” come dice il poeta.

E febbraio? : “Grandi e piccoli imbacucca”.

Le previsioni del tempo non sono buone.

Ancora freddo, gelo, neve e pioggia abbondante con venti forti e mareggiate lungo le coste tirreniche e ioniche.

Facciamo ora in base al tempo di oggi le previsioni per il restante periodo invernale come facevano i nostri avi secondo le antiche tradizioni.

Attribuivano al 2 febbraio, giorno della Candelora, una capacità di prevedere la fine dell’inverno, come nel caso del Giorno della Marmotta negli Stati Uniti e nel Canada.

Prendo a prestito un antico proverbio calabrese:- Alla Candelora dell’inverno siamo fora, ma se piove o tira vento nell’inverno siamo dentro-.

Se questo vecchio detto popolare ha ragione la primavera almeno da noi può ancora attendere.

Si registrano temperature rigide, cielo coperto, pioggia e nevicate abbondanti al di sopra dei mille metri.

Pubblicato in Belmonte Calabro
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