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Ci scuserà Ilsole24ore se diffondiamo il seguente articolo di Sara Monaci.

 

E’ assolutamente importante che anche i nostri lettori sappiano:

“Inchiesta Consip: fuga di notizie, revocate le indagini al Noe

di Sara Monaci

ROMA - Le informazioni «segrete» sull’inchiesta Consip erano «oggetto di conversazioni nelle stanze della Presidenza del Consiglio dei Ministri». Lo dicono gli atti giudiziari. Che precisano come sia stata «allarmante la facilità con cui queste informazioni, che dovrebbero essere caratterizzate da assoluta segretezza, erano, di fatto, diventate oggetto di conversazioni nei Ministeri... quasi alla stregua di chiacchiere da bar». L’allora sottosegretario Luca Lotti «sapeva su attività investigative» relative alla stazione appaltante della Pubblica amministrazione.

È anche questo il motivo per cui ieri il procuratore capo di Roma Giuseppe Pignatone ha deciso di togliere la delega d’indagine ai carabinieri del Noe di Napoli, affidandola alla Guardia di finanza di Napoli e ai Carabinieri di Roma

Le fughe di notizie

Il filone sulla presunta rivelazione del segreto d’indagine è esplosivo. Perché risulta che le «ripetute fughe di notizie coperte da segreto» sono avvenute anche in tempi recenti, dopo la «trasmissione degli atti» dalla Procura di Napoli a quella della Capitale. Lo dicono con una nota il procuratore capo di Roma Pignatone e l’aggiunto Paolo Ielo, che danno notizia di aver tolto la delega d’indagine ai carabinieri del Noe, affidandola alla gdf di Napoli, già co-assegnataria del procedimento, e ai carabinieri del Nucleo investigativo di Roma.

Nel registro degli indagati, con l’accusa di rivelazione del segreto d’ufficio, figurano l’attuale ministro allo Sport Lotti, il comandante generale dell’Arma Tullio Del Sette e il generale al comando della Legione Toscana Emanuele Saltamacchia. Sarebbero i soggetti attraverso cui sarebbero filtrate le informazioni riservate e che hanno indotto l’ad di Consip, Luigi Marroni a compiere una «bonifica da microspie» negli uffici della società pubblica (anche se la Consip sostiene di farne regolarmente, almeno una all’anno).

Lo ha confermato lo stesso Marroni, ma anche Luigi Ferrara, presidente di Consip, e Filippo Vannoni di Publiacqua, dai cui verbali «emerge in modo chiaro e univoco che personaggi del governo Renzi, tra cui in particolare Luca Lotti (fidatissimo uomo di Matteo Renzi) e lo stesso ex premier, sapessero di attività investigative sul conto di Consip».

L’accusa di Vannoni

Di più, interrogato a dicembre scorso Vannoni ha detto che «prima di parlare con il Marroni e dirgli che aveva il telefono sotto controllo, il Lotti mi ha sicuramente detto che c’era un’indagine dell’autorità giudiziaria», aggiungendo che «il presidente Renzi mi diceva solo di “stare attento” a Consip».

Le dichiarazioni di Vannoni rappresenterebbero una chiave di lettura interessante, in quanto il presidente di Publiacqua è descritto negli atti come una sorta di «portavoce» dell’allora premier. Secondo gli inquirenti «Marroni non ha un’interlocuzione diretta con Matteo Renzi (...) si comprende in modo chiaro come il suo referente sia proprio il Vannoni e che quest’ultimo, invece, oltre ad avere un’interlocuzione diretta con il premier faccia anche da “portavoce” e da collettore tra le istanze e del Marroni ed il Matteo Renzi».

Per la Procura sarebbe un elemento che potrebbe suffragare la credibilità del presidente di Publiacqua. A questo si aggiunga che gli inquirenti ritengono che Tiziano Renzia sia stato avvertito di essere intercettato. Il particolare emerge dalla telefonata che Russo riceve Roberto Bargilli, autista del camper usato da Matteo Renzi durante le primarie del 2012, che riferisce al «faccendiere» di non chiamare né scrivere sms a Tiziano. Scrivono gli investigatori: «la domanda più ovvia da farsi è quella relativa ai motivi per cui una persona come Tiziano Renzi venga avvisato di essere intercettato ma la risposta, altrettanto scontata, appare solo una, ovvero che il figlio Matteo Renzi abbia messo in campo tutte le risorse disponibili per tutelare la sua famiglia e quindi anche il padre».

Le informazioni su Woodcock

Informazioni riservate sull’indagine, inoltre, sarebbero trapelate anche sul fronte di Alfredo Romeo, il quale sembrerebbe essere connesso ad ambienti dei servizi segreti attraverso l’ex deputato di An Italo Bocchino. Negli atti si legge che «le evidenze raccolte dimostrano i rapporti frequenti tra il Bocchino e il mondo dei servizi nella persona di Marco Mancini, oggi personaggio di vertice dell’Aisi». Mancini sarebbe stato interpellato quando Fabrizio Ferragina, ex generale della Finanza con presunti collegamento con l’intelligence, avrebbe riferito a Bocchino che il pm Henry John Woodcock di Napoli «vuole acchiappà a Renzi». Attraverso Mancini, è annotato negli atti, Bocchino «ha incontrato anche l’ex capo della Cia in Italia Robert Gorelick al quale si era riservato di chiedere informazioni sia su Ferragina che su una commessa della marina americana a cui il Romeo aveva intenzione di partecipare».

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Ecco la prova nella lettera di Matteo Renzi a Beppe Grillo:

 

“Caro Beppe Grillo, ti rispondo da blog a blog dopo aver letto le tue frasi su mio padre.

 

Non sono qui per discutere di politica. Non voglio parlarti ad esempio di garantismo, quello che il tuo partito usa con i propri sindaci e parlamentari indagati e rifiuta con gli avversari. Quando è stata indagata Virginia Raggi io ho difeso la sua innocenza che tale rimane fino a sentenza passata in giudicato. E ho difeso il diritto-dovere del Sindaco di Roma di continuare a lavorare per la sua città. Ma noi siamo diversi e sinceramente ne vado orgoglioso.

Niente politica, per una volta.

 

Ti scrivo da padre. Ti scrivo da figlio. Ti scrivo da uomo.

Da giorni il tuo blog e i tuoi portavoce attaccano mio padre perché ha ricevuto qualche giorno fa un avviso di garanzia per “concorso esterno in traffico di influenza”. È la seconda volta in 65 anni di vita che mio padre viene indagato. La prima volta fu qualche mese dopo il mio arrivo a Palazzo Chigi: è stato indagato per due anni e poi archiviato perché – semplicemente – non aveva fatto niente.

Vedremo che cosa accadrà. Mio padre ha reclamato con forza la sua innocenza, si è fatto interrogare rispondendo alle domande dei magistrati, ha attivato tutte le iniziative per dimostrare la sua estraneità ai fatti.

Personalmente spero che quando arriverà la parola fine di questa vicenda ci sia la stessa attenzione mediatica che c’è oggi. La verità arriva, basta saperla attendere.

Ma tu, caro Grillo, oggi hai fatto una cosa squallida: hai detto che io rottamo mio padre. Sei entrato nella dinamica più profonda e più intima – la dimensione umana tra padre e figlio – senza alcun rispetto. In modo violento.

In una trasmissione televisiva ieri ho spiegato la mia posizione, senza reticenze. Da uomo delle istituzioni ho detto che sto dalla parte dei giudici. Ho detto provocatoriamente che se mio padre fosse colpevole meriterebbe – proprio perché mio padre – il doppio della pena di un cittadino normale. E ho detto che spero si vada rapidamente a sentenza perché le sentenze le scrivono i giudici, non i blog e nemmeno i giornali.

Per decidere chi è colpevole e chi no, fa fede solo il codice penale, codice che pure tu dovresti conoscere, caro Beppe Grillo.

Dire queste cose costa fatica quando è indagato tuo padre. Ma è l’unico modo per rispettare le Istituzioni. Perché quando hai giurato sulla Costituzione, quando ti sei inchinato alla bandiera, quando hai cantato l’inno nazionale davanti a capi di stato stranieri rimani uomo delle Istituzioni anche se ti sei dimesso da tutto. Anziché apprezzare la serietà istituzionale tu hai cercato di violare persino la dimensione umana della famiglia. Non ti sei fermato davanti a nulla, strumentalizzando tutto.

Allora lascia che ti dica una cosa.

Mio padre è un uomo di 65 anni, tre anni meno di te. Probabilmente ti starebbe anche simpatico, se solo tu lo conoscessi. È un uomo vulcanico, pieno di vita e di idee (anche troppe talvolta).

Per me però è semplicemente mio padre, mio babbo.

Mi ha tolto le rotelline dalla bicicletta, mi ha iscritto agli scout, mi ha accompagnato trepidante a fare l’arbitro di calcio, mi ha educato alla passione per la politica nel nome di Zaccagnini, mi ha riportato a casa qualche sabato sera dalla città, mi ha insegnato l’amore per i cinque pastori tedeschi che abbiamo avuto, mi ha abbracciato quando con Agnese gli abbiamo detto che sarebbe stato di nuovo nonno, mi ha pianto sulla spalla quando insieme abbiamo accompagnato le ultime ore di vita di nonno Adone, mi ha invitato a restare fedele ai miei ideali quando la vita mi ha chiamato a responsabilità pubbliche.

Questo è mio padre. Buttati come sciacallo sulle indagini, se vuoi, caro Beppe Grillo. Mostrati per quello che sei. Ma non ti permettere di parlare della relazione umana tra me e mio padre. Perché non sai di che cosa parli e non conosci i valori con i quali io sono cresciuto.

Spero che i tuoi nipoti possano essere orgogliosi di te come lo sono di Tiziano Renzi i suoi nove nipoti Mattia, Francesco, Gabriele, Emanuele, Ginevra, Ester, Maddalena, Marta e Maria.

E spero che un giorno ti possa vergognare – anche solo un po’ – per aver toccato un livello così basso.

Ti auguro una buona serata. E ti auguro di tornare umano, almeno quando parli dei valori fondamentali della vita, che vengono prima della politica.

Matteo Renzi”

A tutti, per favore , non oltre!

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studioFin da piccoli sembriamo avere le idee piuttosto chiare circa il proprio futuro, quando si chiede ad un bambino “cosa vuoi fare da grande” solitamente la risposta è abbastanza decisa, quasi una certezza per la propria carriera.

Ma i bambini e poi adolescenti che si affacciano alla realtà spesso perdono tutte le certezze dell’infanzia in quanto si scontrano con percorsi scolastici spesso disastrati, causati dal temperamento del ragazzo, da un cattivo rapporto con i pari ma soprattutto ci si scontra con l’ambiente scolastico di alcuni istituti che possono apparire fatiscenti e carenti di influenze didattiche per gli studenti.

Una formazione scolastica è fondamentale per ogni giovane che cerca di investire in un futuro decisamente migliore. Purtroppo però sono numerosi gli studenti che abbandonano il percorso scolastico a causa di svariate motivazioni, personali e scolastiche, magari preferiscono optare per un’esperienza lavorativa o per un semplice corso di formazione. Chi rinuncia agli studi solitamente soprattutto in tarda età si rende conto dell’enorme errore fatto in passato, ma esistono dei rimedi per riuscire a portare a termine un percorso scolastico lasciato a metà?

Nonostante possa sembrare un impegno troppo pesante per chi ha già un lavoro o per chi ormai uscito dal circuito scolastico potrebbe riscontrare numerose difficoltà ad approcciarsi nuovamente agli studi, non è assolutamente così ma basta solamente impegno e volontà per riuscire a portare a termine gli studi. Sono numerosi gli studenti che vogliono rimettersi in gioco iscrivendosi ad istituti scolastici che consentono di recuperare gli anni perduti tramite programmi studiati per il recupero degli anni scolastici. È possibile recuperare un intero percorso scolastico nella metà degli anni che solitamente ci si impiegherebbe, o decidere di recuperare due anni in uno.

Solitamente tali percorsi di studio sono principalmente indicati per chi ha poco tempo a disposizione ma non vuole rinunciare a concludere un percorso di studi lasciato a metà. Diverse sono le soluzioni finalizzate a recuperare gli studi, dalle scuole private, alla scuole paritarie o anche pubbliche, che consentono di partecipare a corsi serali ideali per chi ha un’attività lavorativa e non ha molto tempo a disposizione. Soluzioni che potranno essere scelte a seconda delle proprie esigenze e soprattutto circa le proprie disponibilità economiche.

Il recupero anni scolastici on line consente inoltre di avere una maggiore autonomia di gestione del percorso scolastico, tramite il supporto di un tutor che si occupa della formazione personale dello studente e soprattutto avendo a disposizione ogni materiale didattico facilmente reperibile dal portale online.

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