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Amantea. Una situazione sempre più difficile quella relativa al ritiro della spazzatura proveniente dalle abitazioni e dagli esercizi commerciali.

Al limite dell’indecente.

Tanto che i turisti ed i nativi reagiscono con abusi quali quelli mostrati dalle due foto e consistenti nel gettare appositamente la loro stessa spazzatura, posta opportunamente sul marciapiede, in mezzo alla strada, di notte, per bloccare il traffico e, comunque, sollecitare la necessaria attenzione da parte dell’amministrazione comunale.

Le foto mostrano che siamo propri di fronte alle Clarisse.

Nessuno che consideri che:

-i signori turisti ( e non solo loro!) non effettuano la differenziata come gli Amanteani sanno fare e fanno, visto che raggiungono percentuali altissime;

- la spazzatura è sempre sversata con buste ( vedi foto) e quasi mai con i relativi contenitori, segno evidente che non li posseggono e quindi sono evasori dei relativi tributi;

-nessuno comprende che le seconde case di Amantea sono quasi tutte utilizzate e quindi la produzione di rifiuti è fortemente aumentata e ci sarebbe bisogno di potenziare sia i mezzi, sia il personale addetto alla raccolta;

- nessuno comprende che gli esercizi commerciali decuplicano (e forse più) gli spazi interni utilizzando aree esterne e quindi decuplicano la loro produzione di rifiuti, spesso non facendo, come devono, la raccolta differenziata;

- la transitabilità delle strade urbane, in particolare quelle del centro storico aggredito come è dal traffico veicolare, è ridotta e crea problemi agli addetti del servizio RSU, che sono le vittime di una situazione che definire al limite della stupidità è assolutamente vero.

Il comune di Amantea non paga come è tenuto a fare la Multiservizi, la quale sta fallendo, anche, grazie al nostro comune, e la Multiservizi comunque non paga come dovrebbe il personale addetto al servizio rifiuti.

Non sappiamo quale tipo di reato si sia configurato ( violenza privata?) ma certamente il comportamento degli ospiti e dei nativi è imbecille! Per carità, nessuno si offenda, parlo delle due persone che hanno materialmente buttato i sacchetti della spazzatura in mezzo alla strada e non degli altri.

Non sappiamo nemmeno se una qualche autorità abbia rilevato il reato ed indagato su chi lo ha commesso.

Sappiamo per certo, però, che si impone, come, invero, sta facendo la Polizia Municipale nei limiti massimi possibili stante la scarsissima dotazione di unità del corpo, una fortissima vigilanza.

Sappiamo anche che si impone, soprattutto, una fortissima lotta alla evasione tributaria, proprio per evitare che i furbi e gli imbroglioni vincano sugli onesti! .

Dai! Amantea ha bisogno di una amministrazione che si faccia rispettare

Dai! Amantea ha bisogno di un governo con le palle!

Se ci sono tiratele fuori!

Ah. Un grazie speciale all'amico che ci ha fornito le foto!

Pubblicato in Cronaca

C’erano troppi topi e troppe serpi ed allora probabilmente qualcuno ha dato fuoco alle canne che crescono incolte e numerose sotto le mura del centro storico.

Il crepitio delle canne che scoppiavano sotto l’azione del fuoco è diventato impressionante e quasi tutti coloro che abitano nella zona marina nord di Amantea si sono affacciati per vedere il brutto incendio.

La volta del ponte su via Indipendenza era vivamente illuminata come non lo è stata mai.

Una volta c’era l’autobotte comunale e la protezione civile, questa volta, invece, si è dovuto attendere l’intervento dei Vigili del Fuoco dalla lontana Paola.

Sono intervenuti alcuni giovani( vedi foto) tra cui il nostro corrispondente Riccardo Clemente( al quale dobbiamo alcune foto ed il presente articolo) anche se hanno potuto fare ben poco, tra cui l’accompagnamento dei Vigili del Fuoco che erano andati sotto le mura un posto non idoneo per affrontare l’incendio, in via Indipendenza.

Dall’alto l’autobotte è riuscita a controllare in breve l’incendio ed a stemperare la paura degli abitanti della zona sottostante le mura civiche.

Cogliamo l’occasione per sollecitare l’attenzione della nuova amministrazione verso l’aumento dei servizi nella città

E tra questi i pompieri non sono certamente l’ultimo

Riteniamo che si debba ricostruire la rete tra i comuni come era stata costituita con il famoso consorzio dei comuni del Basso Tirreno Cosentino per avere una voce più forte e che sia sentita da chi di dovere

Anche per la sanità, eccetera.

Riccardo Clemente sul posto

Giovani volontari amanteani

Simone Vairo

I Vigili in azione

Pubblicato in Primo Piano

Cosenza. Secondo i primi accertamenti l’incendio sarebbe legato ad un allaccio abusivo all’elettricità.

 

Le fiamme, poi, si sono poi propagate sia al piano di sopra che a quello di sotto, riducendo l’edificio in cenere.

Ed è stato necessario evacuare quindici persone.

La gran parte dei residenti sono andati via autonomamente, ma per i più anziani è stato necessario l’intervento dei vigili del fuoco.

 

Sul posto, anche carabinieri, polizia, vigili urbani e tecnici dell’Enel.

L’incendio è avvenuto in via Messer Andrea, tra i rioni di Santa Lucia e San Francesco d’Assisi, una delle zone più povere e degradate della città.

Nell’edificio erano presenti delle persone, extracomunitari o di etnia rom (in corso verifiche).

Gli altri abitanti del centro storico in cui le case sono una vicina all’altra hanno mostrato paura e preoccupazione.

 

Alcune abitazioni adiacenti sono state danneggiate.

Peraltro le squadre dei vigili del fuoco che hanno avuto non poche difficoltà ad intervenire viste le stradine molto strette e per il fatto che l’abitazione si trova in un vicoletto.

Si dubita fortemente che l’abitazione fosse agibile.

I residenti infuriati hanno chiesto al sindaco di recarsi sul posto.

“Il sindaco deve venire qui a vedere in che condizioni siamo. Siamo tutti a rischio, di incendio, crolli e allagamenti “.

Viene da chiedersi come sia possibile permettere l’uso di case inagibili.

A Cosenza od altrove.

Gli sgomberati sono stati posti in albergo.

Ora, se sarà possibile, occorre mettere in sicurezza dello stabile e poi riallacciare i servizi.

Pubblicato in Cosenza

Parliamo della politica amanteana.

Sappiamo tutti che il centro storico di Amantea sta cadendo a pezzi, tanto che la giunta scorsa ha dovuto trovare risorse finanziarie per “anticipare” il crollo di alcune antiche case del centro storico che erano a rischio di crollo.

Somme , purtroppo, risultate insufficienti perché il lavoro non è finito.

E così il centro storico appare “ferito” ed una sua bellissima parte continua a restare inagibile e continua da dieci anni non visitabile a chi cerca emozioni e storie tra le sue vecchie mura.

E sappiamo tutti che la stecca di case ad ovest di Corso Umberto Primo sono a rischio.

Lo mostrano le profonde ed irreversibili fessurazioni ed il distacco dal marciapiedi.

Lo certificano i risultati delle indagini.

Un problema così serio che l’ingegnere Ghionna, che faceva parte della triade commissariale di Amantea esautorata dalla sera alla mattina, avuto notizia da un cittadino aveva immediatamente disposto un incontro tra i tecnici comunali ed i geologi , incontro che ha avuto luogo senza la sua presenza.

Ed è invece Longobardi( buon per questa cittadina) che ottiene finanziamenti per Interventi di consolidamento nel centro storico.

Ne da notizia il sindaco Mannarino che con gli assessori Garritano Aurelio e Garritano Aldo hanno adottato in data 16/2/2017la delibera N. 11 “Accordo di Programma 17/11/2010 per l'attuazione degli interventi di mitigazione del rischio idrogeologico della Regione Calabria - “CS 160B/10 Comune di Longobardi – Interventi di consolidamento nel centro storico” - Individuazione R.U.P.”

In sostanza il comune di Longobardi ha avuto un finanziamento di 500.000, 00 euro per eseguire u intervento di consolidamento nel centro storico.

Si tratta di un finanziamento che insieme con altre 33 interventi rientra nel fondo di € 37.200.00,00 che erano stati posti nell'Accordo di Programma tra il Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare e la Regione Calabria per l'attuazione dell'Accordo di Programma 17/11/2010 per l'attuazione degli interventi di mitigazione del rischio idrogeologico della Regione Calabria.

Fondi che sono stati recuperati e posti in disponibilità ai comuni tra cui Longobardi.

Ovviamente bravo al comune di Longobardi.

Della serie #Amanteaaspettaesperacheposisiavvera#

Pubblicato in Longobardi

Il tempo passa e la gente dimentica.

Ed è ancora peggio che qualcuno tenta di far dimenticare la nostra storia, e soprattutto i fatti negativi che hanno portato dolore e rabbia.

 

 

Ricordiamo che in Italia ci sono 4 categorie differenti per livello di rischio sismico:

la Zona 1: sismicità alta, la Zona 2: sismicità media; la Zona 3: sismicità bassa; la Zona 4: sismicità molto bassa.

Amantea è in Calabria, ed è nella zona sismica 1 dei terremoti.(terza foto in basso)

La zona 1 è quella rossa.(quarta foto in basso)

Terremoto? Facciamo corna, ma purtroppo è possibile.

Speriamo di no, ma salvo che i geologi non siano del tutto rincogl….ti le ipotesi di terremoti fortissimi in Calabria, Amantea compresa, sono realistiche.

Lo erano, lo sono.

 

La prova, per chi non ha memoria, è nelle catene che si vedono ancora collocate sui muri perimetrali delle antiche case.

Ma che cosa succederebbe ad Amantea in caso di un forte terremoto?

O meglio che cosa potrebbe succedere?

 

Per farvi capire meglio vi mostriamo alcune foto odierne del centro storico.( vedi ancheprima foto in basso e seconda foto in basso)

Guardandole rischiate di capire davvero cosa potrebbe succedere.

Non solo lì dove sono state tratte.

Purtroppo anche in tante altre parti.

Chiese comprese.

Scuole comprese.

E non vi illudete che la magica parola “messa in sicurezza” possa essere realizzata.

E’ molto difficile, per non dire impossibile, attuarla.

Tanto per fare un esempio .

Alzate gli occhi e guardate le mura del castello.

 

Resisterebbero ad un terremoto? I muri cadrebbero sulla zona sottostante? Cosa provocherebbero ? Il crollo delle case sottostanti? Altro?

Ben diverso per la torre civica che poi il governo ricostruirebbe con le stesse pietre ma che nessuno pensa di riparare oggi.

E non parliamo dell’antico collegio dei Gesuiti oggi imprigionato dai ferri per evitare che scappi, o che crolli in caso di terremoto.

Pubblicato in Politica

Sto salendo in piazza. Faccio la curva detta “Delle monache” e due persone mi fanno segno di fermarmi.

 

Lo faccio e scendo.

Mi fanno vedere un tubo che esce dal muro di Via dante e dal quale esce un filo di acqua

“Eppure non piove da giorni!” dicono tutti e due, quasi all’unisono.

Più che una constatazione è un grido di allarme di chi, di fatto, è portato a credere che questo filo di acqua possa significare una rottura dei tubi della rete idrica che passano sopra.

Quelli della piazza temono che queste rotture possano rendere instabili le proprie case.

Non serve far notare che sotto questo rivolo antico si vede il muschio ed il calcare dell’acqua si è depositato. Segni evidenti che non si tratta di un evento recente, ma antico.

“Appunto” rispondono in coro i due.

E mi fanno vedere che più sotto l’acqua è talmente presente che vi allignano le canne marine ed i fichi nascono anche nei muri.

Evidenzio ad ogni buon fine che nel luogo stesso si vede una vasca per la raccolta delle acque. Segno che si tratta di un fenomeno datato.

“Appunto” continuano i due quasi sfidandomi.

Continuo a fare vedere che è proprio qui che inizia il canale che scende verso la marina e che passa a lato di casa Sicoli in Via E Noto dove, invero, stranamente, la antica linea verticale di scorrimento delle acque, che giungeva fino ai terreni oltre la SS18, piega innaturalmente di 90 ° per congiungersi con il canale di raccolta delle acque della Chiesa madre.

Un cambiamento che sottolinea la sottovalutazione della forza delle acque piovane o sorgive che siano.

 

Si vede, in buona sostanza, che i due “chiazzitani” hanno paura di perdere la propria casa quale conseguenza di un possibile, temuto crollo della intera piazza.

Un po’ quello che è successo a casa Parise che si è seduta appena espunte le acque del terreno sul quale insisteva.

È il riemergere prepotente di paure antiche e nuove, sollecitate anche dal recente terremoto di Accumoli.

È il timore che le indagini geologiche fortunatamente disposte dal comune possano aver segnalato problemi di stabilità per le case ad ovest di Corso Umberto primo.

E’ noto, come abbiamo scritto, che le carote estratte erano piene di fogna…

 

Insomma l’acqua è pericoloso, sia che si tratti di acqua piovane che di foga che di acqua potabile.

Tanto più in un contesto di arenarea argillosa

“Per favore, scrivetelo! Dite tutti che abbiamo timori reali. Che occorre controllare le reti idriche e fognarie . lo hanno detto anche i geologi ma non è stato fatto, dite che i segni dei cedimenti si vedono un po’ dappertutto, dalla Chiesa madre alla Posta. Dite che questa acqua non è acqua sorgiva ma il segno, sia pure antico, di rotture della rete idrica e fognaria. ”

“Lo sto facendo!”

Ora che l’amministrazione comunque responsabile di quanto successo e di quanto potrà succedere disponga indagini ulteriori e tranquillizzi i chiazzitani. Giuseppe Marchese

(Nella foto Cavallerizzo).

crollocs2Poche righe per ribadire quello che tutti i cittadini, e i malcapitati che passano da Amantea, patiscono ogni giorno e in ogni angolo della città.

 

Strade dissestate, molte delle quali impercorribili, piene di buche, alcune delle vere e proprie voragini, molte prive di illuminazione.

Il pericolo per le persone, automobilisti e pedoni, è all’ordine del giorno, oltre i danni ai mezzi. A Catocastro come al Centro Storico, a Campora come ad Acquicella, nelle contrade tutte, la situazione è la medesima: abbandono, degrado, incuria, ad iniziare proprio dalla viabilità oltre che dalla carenza di servizi primari per i cittadini.

 

A questo bisogna aggiungere il fatto, non meno rilevante, che il traffico è sempre in tilt, in particolare su Via Stromboli (SS 18) dominata ormai dai TIR che la preferiscono all’autostrada Salerno-Reggio Calabria.

Eppure le soluzioni ci sarebbero eccome. Ma l’Amministrazione Sabatino, oltre ai proclami, a distanza di oltre un anno non ha provveduto neppure a redigere un Piano Traffico per risolvere la situazione della viabilità. Quindi non solo non si provvede alla manutenzione delle strade, con disagi e malcontento ormai diffuso nella popolazione, ma neppure si pensa a fare di Amantea una città degna di questo nome. Ovunque regnano degrado, abbandono ed emarginazione sociale. Una “strada” se così si può chiamare, che esprime pienamente questa triste situazione è stata asfaltata l’unica volta nel 1982. Da allora è stata dimenticata da tutti gli Dei e da questa inscusabile Amministrazione. E’ un luogo che giace nell'incuria e che si presenta scarsamente accogliente e percorribile per i suoi abitanti, i loro familiari e gli stessi spericolati cittadini che si avventurano nel percorrerla. Si tratta di una stradina comunale che collega, la strada che conduce a Serra di Ajello, alla contrada Marano. Il degrado e le oltre 500 buche, è ben visibile. Dalla sporcizia, dalla vegetazione non curata, dal dissesto e dall’assenza totale di manutenzione. Si rende dunque necessario un intervento urgente per ridare ai cittadini, che vivono in questo chilometro disastrato, il sacrosanto diritto di fare due passi, senza rompersi le gambe, su quella che una volta era chiamata strada e per rendere fruibile e dignitoso questo straordinario luogo fatto di campi coltivati, di vigneti e uliveti. Il degrado in città è sotto gli occhi di tutti e sotto il naso di tutti. In aggiunta, basta recarsi sul lungomare e dare una sbirciatina a ciò che galleggia indisturbata sul mare di Ulisse. Solo un breve accenno ai “cerotti” che coprono il corpo del paese. Dalle ex carceri, al palazzo Florio in pieno centro, ecc. E’ una storia infinita di ostacoli, incuria ma anche di scelte che hanno portato il Comune a privilegiare altri interventi e a lasciare indietro la parte alta del centro storico i cumuli di immondizia, ratti e pericolosi ciuciuli rossi. L’area del cosiddetto Centro storico costituisce, per la rilevante presenza di elementi storico-architettonici, il fulcro dell’identità cittadina e al tempo stesso rappresenta una delle zone con maggiore capacità di condizionare la trasformazione della città. Senza considerare che: la città storica evidenzia da tempo dei trend allarmanti: riduzione di nascite e invecchiamento di quella popolazione che rimane, abbandono di una parte del patrimonio edilizio, terziarizzazione e successivo decadimento delle attività commerciali. Altre problematiche incidono fortemente su questa grave situazione: la mancanza di segnali stradali e la loro vetustà o ad esempio il verde urbano non curato dall’amministrazione che in occasione di eventi meteorologici provoca spessissimo danni a cose e persone. Non solo il centro storico: le realtà periferiche ed ancor più quelle delle frazioni lamentano lo stato di totale abbandono in cui sono state lasciate dall’amministrazione. Marciapiedi inesistenti o totalmente inagibili, verde pubblico lasciato a se stesso. Politiche, quelle di questa inverosimile Giunta comunale, che hanno impedito un’equa distribuzione su tutto il territorio delle risorse e quindi degli interventi, provocando danni, che i numeri sopra elencati dimostrano senza alcun alibi per il governo cittadino.

Gigino A Pellegrini & G el Tarik

Pubblicato in Politica

Questo è il momento in cui tutti vogliamo bene al mare.
Quel mare dove sversiamo di tutto e di più, spazzatura e fogna comprese.

 

Ed è giusto dire di voler bene, almeno a parole, di voler aiutare, al mare, forse addirittura di volerlo salvare dai cattivi (noi no!).

 

Dal 18 aprile, magari, ce ne dimenticheremo.

 

Esattamente come, oggi e ieri, ci siamo dimenticati del centro storico, quello dove è scritta gran parte della storia della nostra Amantea.

Già! Perché la storia è nostra, ma non sono nostre le antiche abitazioni che, lo abbiamo denunciato, cadono a pezzi, un po’ alla volta.

E quando cadono se ne va con loro una parte della nostra memoria.

 

Abbiano dolorosamente scritto di quella parte del centro storico prossima a Via Madonna delle Grazie , a monte di Via Cavour, nella quale erta allocato il nucleo più rilevante del centro storico.

Abbiamo anche scritto del crollo di alcune abitazioni prossime alla Via Grande di cui parlavano i primi Gesuiti quando giunsero ad Amantea per darei inizio alla costruzione del grande complesso gesuitico che abbiamo anche chiamato le Carceri.

Ed è su questa zona, al momento, che si è fermata l’attenzione della amministrazione comunale guidata da Monica Sabatino.

Il progetto ha per titolo “ Demolizione fabbricati ubicati nell’area antistante l’ex collegio dei Gesuiti” e prevede la demolizione di 3 manufatti per un volume di 1012 m3.

 

Si tratta dei più antichi manufatti esistenti ancora oggi nel centro storico amanteano.

Manufatti del 15° secolo, prossimi alla ex casa dei fratelli Gracchi, nell’area ( in dialetto) “ du furnu viecchiu e di San Nicola du rimu”.

Crollata la casa dei Gracchi, di cui resta un solo vano sotterraneo, ora saranno demolite le case più antiche dell’antico quartiere Catocastro.

La speranza è che posta in sicurezza la zona finalmente si potrà accedervi e visitarla.

Da anni, infatti, è chiusa .

 

Oggi questi manufatti ancora privati vengono demoliti con fondi pubblici.

Resta ovviamente l’amarezza di una storia che cancelliamo pezzo dopo pezzo senza nemmeno conservarne memoria.

Un Vicolo

 

Un manufatto

 

 A sinistra il primo manufatto da demolire

Il centro storico di un comune è quella "parte del territorio comu nale di più antica formazione sotto posta a particolare tutela per assicu rare la conserva zione di testimoni anze storiche, arti stiche, ambienta li".

Questo, almeno, in teoria.

La pratica, invece, è, molto spesso, se non sempre, una cosa tutta diversa.

In sostanza, infatti, il centro storico è, molto spesso, il posto più abbandonato di tutto il territorio.

Il posto dove tante case cadono a pezzi senza che nessuno se ne curi.

Si è vero che, come dicono i poeti, “ Le case del centro storico portano su di sè i segni del tempo che è scorso ed i segni dell’acqua, del sole e del vento che le hanno consumate”

Ed è anche vero che le loro mura “raccontano un passato fatto di umanità, di bambini scalzi, di vecchie che filavano, di marinai che scendevano per affrontare il mare, passati di sacrifici , di dolori ma anche di gioie ; passati ricchi di aggressioni, di assedi, di fame, di addii, ma anche di speranze”.

Ed è anche vero che nel centro storico le ore scorrono implacabili, ma, anche, lente e ritmiche, ognuna di esse a raccontare vite vissute indelebilmente impresse nelle vecchie mura, pareti che lasciano intravvedere volti celati dietro le ante delle vecchie finestre, agorà dove ti sembra di sentire grida gioiose dei bambini che giocano scalzi al sole, selciati dove diventa musica il rumore degli zoccoli delle belle ragazze che scendono a passeggiare sulle più ampie strade sottostanti, e spazi dove ancora girano per l’aria le parole non dette delle donne gravide anche dell’amore di un uomo, quale egli sia.

È solo tra quelle vecchie mura , nelle quali le poche cose vive sono , talvolta, dove i gatti si accarezzano il musetto con fare ritmico , la testa piegata e gli occhi distratti, che puoi percepire la storia antica di un paese come Amantea e della sua gente, cogliere i profumi di zagara e quelli della pasta con la mollica.

Sono ritornato a cogliere di nuovo l’aura del nostro centro storico, cominciando a salire Via Cavour.

Lì sulla parete della prima casa una scritta risalente al periodo fascista dove si legge solo la parola Italia, monito di un tempo ormai finito e di cui restano ormai soltanto le ceneri di un passato.

Prendo a destra il minuscolo vicoletto “Madonna delle Grazie” che dopo pochi metri si apre in un piccolo slargo che presenta vecchie case delle quali ormai resta solo qualche muro esterno e qualche finestra attraverso la quale riesci a scorgere travi crollate e tegole spaccate.

Ed è lì che, se hai orecchio alla storia, puoi cominciare a sentire il lamento, prima, ed il disperato grido di dolore. dopo, degli antichi abitanti dei quali, giorno dopo giorno, non resta memoria, al pari delle case che giorno dopo giorno continuano a sfaldarsi riducendosi in pietrame senza vita.

Si salva solo la vecchia chiesetta familiare dei Cavallo ed il piccolo aranceto che le fa una discreta corte .

Intorno , improvvise , le icone poste a difesa delle case e dei vicoli dai demoni e dai fantasmi ; icone che strappano un segno di croce a chiunque le osservi, icone di tutti, anche dei passanti.

Basta guardarsi intorno per scoprire di vecchie case realizzate cento, duecento e più anni delle quali ormai restano le mura perimetrali , nemmeno, intatte, con vuote occhiaie, un tempo finestre, che ti guardano silenziose ed inani .

Porte non aperte da tempo e dove l’erba selvaggia riempie gli spazi dei passi mancanti.

E tra le mura una folta vegetazione che talvolta nasconde micidiali trappole.

Qualche arancio o limone ancora sopravvivono , alcuni svettanti a percepire il sole.

Resiste qualche numero civico , qualche scritta sulle porte o sui muri, resti di antiche presenze, segni di una antica bellezza ormai spenta, echi lontani di voci indistinte , di brusii nelle cucine o nei talami , tracce eteree di vite difficili , litanie e rosari a mitigare le paure.

Se poi ti siedi e torni con la mente a quando quei luoghi erano ancora vivi e le case ancora abitate , avverti i buongiorno dei passanti, magari sorpresi a chiedersi tu chi sia, ma sempre aperti e pronti a conoscerti.

Il silenzio ti avvolge dolcemente interrotto dallo stormire delle foglie, dal fruscio delle ali di un uccello o dal ticchettio delle gocce della fontana pubblica che da sempre perde

E quando cominci a vedere leggere e diafane le anziane con il fazzoletto nero sulla testa e lo scialle sulle spalle comprendi che è tempo di andare via, senza rischiare di turbare i fantasmi che ancora vivono tra quelle mura e che aspettano che rivivano per ritornare a vivere anche essi.

Scendo e decido di parlare di questa drammatica situazione nella speranza che qualcuno ricominci a pensare di salvare una parte della nostra storia , della nostra irripetibile architettura, della nostra società , dei nostri ricordi.

E man mano che mi allontano fuggono le voci, le anime antiche, i rumori del tempo, i silenzi, le memorie, ed il quotidiane vince sulle memorie ancora dolenti ma vive del nostro passato.

Continua a morire, vecchia Amantea , mentre i vecchi tetti improvvisi sprofondano e con essi il nostro passato ed il nostro presente.

Non ti resta che morire vecchia Amantea, insieme a chi non vuole curarti pur avendo le medicine.

Anche "lui" muore, ma non lo sa.

Uno splendido balcone in ferro battuto

Occhi nascosti

gattino

Trappole nascoste

Tetti crollati

Icone

Porte senza vita

Chiesetta Cavallo

Pubblicato in Primo Piano

logL'associazione culturale Longotherapy è lieta di invitarvi alla presentazione del romanzo storico ''Alle soglie dell'ultimo giorno' ', dello scrittore Sergio Ruggiero, domenica 21 febbraio, ore 17.30 presso il Teatrino comunale, sito in piazza San Francesco nel centro storico di Longobardi (Cs).

Premiato come Miglior romanzi storico al concorso letterario nazionale Unicorno - Rovigo 2015, l'opera è ambientata per due capitoli nel territorio di Longobardi. La presentazione prevede proiezioni video ed esibizioni musicale dello stesso autore, nonché la lettura di brani del romanzo. Siamo nell'Anno Domini 870,sullo sfondo di un'epoca segnata dal primato dei Franchi, dalla decadere longobarda e dalla crudeltà dei Saraceni. Scontri culturali e religiosi epocali, infedeli e cavalieri. L'invenzione narrativa si innesta su fonti storiche, per raccontare un mondo pieno di mistero, terribile, affascinante, tra amori, dolore e morte. Dove tutto si basava sulla spietata legge della guerra, mirando contemporaneamente alla conquista dell'eternità. Sergio Ruggiero è nato ad Amantea nel 1962, dove vive, svolgendo la professione d'architetto. È sposato e ha due figli. Appassionati lettore, ha scritto diversi romanzi storici : La rosa d'Ajello, Il respiro del mare, Nel segno del cuore, tutti premiati a livello nazionale e internazionale. E Tre croci a pietramala (inedito).. Continua dunque l'attività dell'associazione, all'insegna della promozione del territorio, dell'arte e della cultura.

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