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DI Gigino A Pellegrini & G el Tarik da Beaumont sur Mer 

 

Il fenomeno superficialmente paradossale per il quale, in Italia, la caduta del blocco comunista ha innescato un dibattito sulla storia repubblicana ancora più acceso di quanto non fosse stato fino ad allora è testimoniato da una miriade di autori negli ultimi 30 anni.

Qualcuno di essi si è occupato, in termini generali, dei problemi della delegittimazione politica reciproca e del "nemico interno" nella storia italiana: i loro punti di vista e le loro valutazioni sono, però, notevolmente differenti da chi scrive.

 

A metà dell'ascesa globale del populismo di destra, il termine “fascista" è diventato un epiteto comune, anzi troppo usato. La parola F è conveniente per i critici della nuova ondata di populismo, che cercano di legare gli oppositori a movimenti storici ritenuti deplorevoli. Ma il termine è conveniente anche alla destra, e le consente di definire i loro critici esagerati e squilibrati. Così facendo i neo fascisti evitano discussioni serie sulla sostanza delle loro politiche e retoriche.

 

In momenti come quelli attuali, se ne approfittano personaggi come Vespa e il suo ultimo aborto: “Perché l’Italia amò Mussolini“. L’uomo venuto da Predappio marciando su Roma che lo definì “Er puzzone”, in un suo discorso a Napoli nell’ottobre del 22 diceva: “Abbiamo creato il nostro mito. Il mito è una fede, una passione. Non è necessario che sia una realtà. È una realtà nel senso che è stimolo, è speranza, è fede, è coraggio. Il nostro mito è la nazione, il nostro mito è la grandezza della nazione! E a questo mito, a questa grandezza, che vogliamo tradurre in una realtà totale, subordiniamo tutto il resto ”.

 

Settanta anni dopo gli italiani sono stati risucchiati dalla crisi politica e dalle nuove dinamiche politiche cui hanno dato origine, e che persistono ancora oggi e che hanno fortemente plasmato sia il dibattito pubblico che la riflessione storiografica sulla Repubblica italiana con l’entrata in campo di un cantante da barcone per diventare primo ministro di questo Paese appropriandosi di una sigla (Forza Italia) sottratta ai tifosi dell’Italia calcistica.

 

Prima degli eventi di qualche giorno fa, che hanno quasi portato ad un colpo di stato negli USA, gli storici e non solo loro dicevano che il   fascismo del futuro sarebbe stato diverso da quello del XX secolo. Che quel tipo di potere era impensabile anche se “condividerà caratteristiche con i suoi antenati, tra cui l’ultranazionalismo, Una democrazia illiberale, detta anche pseudo democrazia, democrazia parziale, democrazia a bassa intensità, democrazia vuota, democratura o regime ibrido, cioè un sistema di governo nel quale, oltre al fatto che si tengano delle elezioni, i cittadini sono completamente tagliati fuori dalla conoscenza di tutto ciò che concerne il potere e le libertà civili.” In aggiunta, un forte impulso a irreggimentare la società e la soppressione forzata dell'opposizione. Questo fascismo moderno, in altre parole, andrebbe contro ciò che la maggior parte degli occidentali ancora riconosce - anche se solo per esprimere un servizio formale - come valori fondamentali del proprio Paese.

 

Eppure la presa persistente di Trump sui suoi followers mostra, come una coalizione contro i valori tipicamente americani, possa essere costruita e utilizzata per mantenere il potere, anche se la coalizione rappresenta solo una minoranza del paese. In particolare, Trump faceva e fa appello a due gruppi sovrapposti - evangelici bianchi ed elettori bianchi motivati ​​principalmente dall’odio verso qualsiasi cambiamento razziale e culturale. Questi due gruppi hanno ciascuno le proprie ragioni per abbracciare l'illiberalismo e sostenere il potere di uno stato illiberale contro il resto della nazione.

 

E qui il “Mein Kampf” di Hitler viene a nozze nel nostro mondo di oggi: “La miscela di sangue e il conseguente calo del livello razziale sono l'unica causa dell'estinzione delle vecchie culture; poiché gli uomini non muoiono a causa delle guerre perdute, ma per la perdita di quella forza di resistenza che continua esclusivamente con sangue puro. Tutti coloro che non sono di buona razza in questo mondo sono pula”.

 

 

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ministroDon Pietro De Luca, parroco di Paola, alla fine della Santa Messa affonda il Ministro degli Esteri l’On. Luigi Di Maio. Don Pietro, un sacerdote da godere. Dice sempre quello che pensa e non ha paura. Per lui Luigi Di Maio è un incompetente, ha appena un diploma di scuola media superiore e un curriculum vitae nobile ma popolare. Vendeva bibite nello Stadio San Paola di Napoli. Come può fare ora il Ministro degli Esteri? Di Maio, per lui, è un povero figliolo e l’Italia ha fatto un grave errore nel votarlo. Ha concluso: il vostro parroco sembra un cretino, ma non lo è. Il suo discorsetto è finito sui Social e apriti cielo! Molti lo hanno criticato perché secondo loro ha trasformato l’altare in un palco da comizio elettorale. Certe cose non si devono dire in chiesa e poi durante l’omelia. Ma Don Pietro ha parlato alla fine della Santa Messa e ha detto quello che la gente pensa oggi. Stravagante? Forse. Ma cretino no. E poi perché criticarlo. Si vuole mettere il bavaglio anche ai preti? Vogliamo introdurre la censura? In Italia comanda Baffone? Ma non è morto e il comunismo non è stato sconfitto dalla storia?

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comune lagoVista la nota del Dipartimento Prevenzione U.O.  Medicina Legale di Amantea in cui si comunica che un soggetto che frequenta la scuola materna di Lago è venuto a contatto con un positivo al Covid, si ritiene opportuno, in via precauzionale, sospendere le attività scolastiche della scuola materna di Lago fino a nuova comunicazione. 

Aggiornamento in corso

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