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A Milano migliaia di persone e 600 Sindaci si stringono intorno a Liliana Segre e a Torino 35 mila Sardine davanti al Castello.

Così ha scritto oggi “La Stampa” di Torino:- Qualcosa è cambiato, c’è un Paese che vuole ripartire-.

Ma cosa vogliono davvero, cosa chiedono tutte queste brave persone che sono scese in piazza.

Vogliono combattere e sconfiggere l’odio, il fascismo, il nazismo, il razzismo ma soprattutto il leghismo.

Non vogliono che Matteo Salvini vinca libere elezioni e vada di nuovo al Governo e questa volta forse da solo e non certo un’altra volta con i Grillini.

Torino non si Lega.

Milano non si lega.

Protestano contro il regime fascista, ma il fascismo è morto e seppellito da oltre 70 anni.

Siamo in Democrazia.

E se non lo fossimo davvero queste brave persone non sarebbero potute scendere in piazza liberamente e cantare a squarcia gola la canzone dei Partigiani “Bella Ciao”.

Le Forze dell’Ordine le avrebbero arrestate e portate in carcere a marcire nelle patrie galere.

Cantano “Bella Ciao”, la canzone dei partigiani italiani che davvero lottarono, combatterono contro il nazifascismo e molti di loro morirono sulle montagne per conquistare la democrazia e la libertà perduta.

Libertà va cercando che è sì cara come sa chi per lei vita rifiuta.

Così dice il sommo Poeta Dante nella sua Divina Commedia.

Ma davvero oggi l’Italia è diventata fascista e razzista?

Ma davvero oggi la nostra libertà è in serio pericolo?

E questa mattina ci siamo alzati e abbiamo trovato l’invasore?

No, è solo una invenzione di coloro che non vogliono far votare gli italiani, di quelli che hanno tanta paura di perdere le poltrone in Parlamento e di quelli che occupano posti di comando senza alcun merito.

Scendono in piazza per difendere i loro diritti acquisiti e non per difendere la libertà e i diritti di tutti gli italiani.

I nostri diritti sono garantiti dalla nostra Costituzione Repubblicana.

E’ inutile sventolare in piazza la Costituzione, spellarsi le mani davanti alle coraggiose arringhe delle giovani Sardine che dopo le grandi e riuscite manifestazioni di piazza nelle varie città italiane non ci hanno ancora detto quello che realmente vogliono e sgolarsi nel cantare “Bella Ciao”.

Non c’è nessun straniero, nessun invasore nella nostra amata Patria, che io ancora oggi mi permetto di scrivere con lettera maiuscola.

Ancora, grazie a Dio, siamo tutti liberi, tutti liberi di pensare, di agire e decidere liberamente.

Non ci sono catene e lacci che ci immobilizzano, che ci opprimono, che ci schiacciano e che arrivano a soffocare i nostri diritti e la nostra libertà.

E allora con chi ce l’hanno?

Sono contro Salvini, sono contro la Lega, contro il fascismo, contro la discriminazione, contro i partiti di centro destra.

Ma la maggioranza del popolo italiano è contro il fascismo dopo tutto quello che di brutto ha dovuto subire durante il ventennio.

Dunque c’è qualcosa che non torna o che non si vuole capire. E allora, qual è la proposta per il futuro?

Cosa sta emergendo da questi banchi di Sardine?

Qual è il loro programma concreto da proporre alla politica per migliorarla?

Sembra ancora navigare a vista.

In coro un’unica voce a cantare “Bella Ciao” a rafforzare il carattere di adunate nostalgiche del Partito Comunista Italiano.

E se le cose non vanno bene in Italia, protestate pure.

Scendete in piazza, fate casino, rovesciate cassonetti della spazzatura, fischiate, cantate, abbracciatevi e prendetevela, però, con il Governo in carica, con chi oggi comanda.

Loro e solo loro sono i veri responsabili se le cose in Italia non vanno bene.

C’è un paese che vuole ripartire, che vuole far cambiare rotta alla politica scrive “La Stampa” Benissimo.

Ma ripartire vuol dire partire di nuovo perché il Paese si è fermato.

E chi c’è oggi alla guida della corriera? Conte.

E ieri? Gentiloni, Renzi e Letta.

E oggi davvero vogliamo ripartire con questi uomini politici che hanno portato l’Italia allo sfascio?

Se fosse ancora vivo il grande Totò farebbe una grossa pernacchia e direbbe:- Ma mi faccia il piacere!-

Pubblicato in Italia

Molti di noi ricordano benissimo la commedia del grande Eduardo De Filippo: Natale in casa Cupiello.

E la ricordano, forse, per la domanda, un vero tormentone, che fa il padre Luca al figlio diverse volte:- Te piace ‘o Presebbio?-

Il vero protagonista della commedia è senza dubbio il presepe che Luca, il capo famiglia, si accinge a costruire in casa in occasione del Santo Natale.

 

Luca ama costruire il presepe e vorrebbe che anche gli altri componenti della famiglia lo amassero, ecco perché con insistenza domanda al figlio Nennillo:- Te piace ‘o Presebbio?-.

Vorrebbe ottenere dal figlio un’approvazione per il suo lavoro, approvazione che non arriva mai. A me non mi piace, risponde con insistenza. Anche sua moglie Concetta ha da ridire qualcosa sul presepe e lo punzecchia ripetutamente:- Non capisco che lo fai a fare.

Pare che stai facendo la Cupola di San Pietro. Ma vattace quattro pastori!-. Sapete cosa ha risposto Luca alla moglie? – O faccio pe’ me, ci voglio scherzare io!-. Luca, in occasione del Santo Natale costruisce il presepe per soddisfare evidentemente un suo grande desiderio: La costruzione del presepe anche se piccolo e insignificante gli ricordava i tempi felici della sua infanzia e la nascita di un Bambino, il figlio di Dio, nato in una grotta riscaldato dal fiato di un asino e di un bue, perché per Lui non c’era nemmeno un posticino negli alberghi.

Ma a voi, amici, vi piace il presepe?

O forse vi comportate come Tommasino che vuole fare il giovane moderno o il superuomo che per fare dispetto al padre ripete con insistenza:- A me ‘0 Presebbio non mi piace-.

E allora il padre lo caccia da casa. – Vattene, in casa mia non ti voglio.

E trovati un lavoro e non mettere più piedi qua, perché in questa casa si fanno i presepi-.

Ma i presepi, grazie a Dio, ancora si fanno non solo nelle nostre case, ma anche nelle chiese, nei luoghi pubblici, nelle piazze e perfino nelle scuole frequentate dai nostri figli.

Nelle scuole non sempre, però, perché in qualche località dove la presenza dei figli degli immigrati è massiccia, c’è sempre qualche maestra saccente che vuole essere al centro dell’attenzione e della scena e vieta ai suoi scolari di costruire il presepe in classe e cantare le canzoncine del Santo Natale.

Si scusa dicendo che nella sua classe non fa costruire il presepe per non offendere il credo religioso dei tanti scolari che provengono da un altro mondo e hanno tradizioni diverse dalle nostre.

Ma il Santo Padre, Papa Francesco, ha detto che il presepe forma un messaggio di speranza e di amore e aiuta a creare il clima natalizio favorevole per vivere con fede il mistero della Nascita del Redentore venuto sulla terra con semplicità e mitezza.

E da Greggio, dal luogo dove San Francesco d’Assisi realizzò nel 1223 la prima rappresentazione della Natività, il Papa ha rilanciato l’antica tradizione di costruire il presepe ovunque come segno “ di un mondo più umano e fraterno dove nessuno sia escluso ed emarginato”.

E allora continuiamo a costruire il presepe nelle nostre case e se c’è qualche familiare al quale il presepe non piace, diciamo senza astio e odio:- Io u presebbio u fazzu cumu haiu sempre fattu- .

A te non piace? Non ci posso far niente perché sei ignorante e non capisci il vero significato del presepe: Rappresenta l’evento della nascita di Gesù e il cielo stellato, i paesaggi, le casette, i pastori, la grotta, stimolano i nostri affetti e ci ricordano la nostra infanzia e la mente va volentieri a quando tutta la famiglia era riunita intorno al desco e se qualcuno era assente, per ricordarlo, si metteva comunque un piatto vuoto.

Così cantava Murolo:- ‘e ninne mie facitele ‘o presepio / e a tavola mettite ‘o piatto mio, / facite quanno è a sera da’ vigilia/ comme si’ mezzo a vuje stesse pur’io-.

Pubblicato in Belmonte Calabro

“Bella ciao” è una canzone popolare,diventata celeberrima dopo la Resistenza. Nonostante sia un canto popolare italiano è molto noto in Europa perché è un canto contro il nazifascismo. – Una mattina mi son svegliato e ho trovato l’invasor. Se io muoio da partigiano tu mi devi seppellir. Seppellire lassù in montagna sotto l’ombra di un bel fior -.

 

 

 

Ora “Bella Ciao” viene cantata dai giovani e meno giovani in tutte le manifestazioni di protesta contro gli avversari politici.

E l’hanno cantata finanche “Le Sardine” nelle manifestazioni di piazza a Bologna, Modena, Sorrento e Rimini.

Così facendo la canzone dei partigiani che hanno lottato davvero per la libertà viene svilita dal suo vero significato.

Ora, addirittura, viene cantata anche nelle chiese cattoliche.

Il primo a farlo è stato il parroco Don Andrea Gallo che l’ha cantata alcuni anni fa con i suoi parrocchiani dopo aver celebrato la Santa Messa sventolando un drappo rosso.

Il drappo rosso lo aveva in mano e allora poteva cantare benissimo anche “Bandiera rossa e il comunismo trionferà”.

E l’ha cantata, oggi 24 novembre 2019, il Sacerdote Don Biancalani, Parroco di Vicoforo, nonostante il biasimo della Diocesi di Pistoia. Ma “Bella ciao” non è una canzone religiosa, quindi non dovrebbe essere cantata nelle chiese.

Nelle chiese si dovrebbero cantare: Nome dolcissimo, Dove è carità e amore, Padre perdona, Purificaci Signore,Ti adoriamo Ostia divina, Resta con noi Signore la sera, Tu al centro del mio cuore.

Ho sempre frequentato le funzioni religiose nelle chiese del mio paese e mai, dico mai, si sono sentite canzoni non religiose né prima né dopo la Santa Messa. Don Biancalani aveva promesso che l’avrebbe cantata e l’ha fatto davvero nonostante la Curia lo avesse diffidato.

La canzone dei partigiani è stata cantata dai fedeli presenti in chiesa tenendosi per mano stando in piedi davanti all’altare.

Il video è stato poi postato dallo stesso sacerdote sulla pagina di Facebook:- Anche Vicoforo non si Lega. Nessun dialogo con chi fomenta l’odio -.

Il Vescovo lo aveva ammonito. In chiesa nelle celebrazioni liturgiche non si possono eseguire canti inadeguati alla liturgia-. Don Biancalani è andato diritto per la sua strada.

Evidentemente vuole fare politica per poi candidarsi alle prossime elezioni regionali toscane con qualche partito di sinistra oppure si voglia proporre a Sanremo come aspirante cantante nelle Nuove Proposte.

Chissà cosa avrebbero detto e scritto i cittadini di San Pietro in Amantea e gli agitprop comunisti se durante le funzioni religiose quel Santo Parroco Don Giovanni Posa avesse fatto cantare in chiesa a noi giovani dei Comitati Civici e dell’Azione Cattolica nel lontano 1948 l’inno della Democrazia Cristiana:- O bianco fiore, simbol d’amore -.

Ci avrebbero linciato e il buon sacerdote lo avrebbero impiccato in Piazza ad un ramo del pioppo grande.

Pubblicato in Longobardi

Adesso vi voglio parlare di alcune attività che un tempo non lontano erano fiorenti in San Pietro in Amantea e che hanno contribuito a fare un po’ la storia non solo della nostra terra ma anche la storia delle famiglie che la abitavano.

 

 

 

Alludo al mestiere del mulinaro. E qui mi viene in mente il mulino ad acqua della famiglia Marghella gestito da quel mitico personaggio Sante u Mulinaru; il mulino a cilindri della famiglia di mastro Sesti Palmerino gestito negli ultimi tempi da un personaggio simpaticissimo Carminiellu Caruso, conosciuto da tutti col nomignolo di “fatture”, emigrato poi in Argentina con tutta la sua famiglia; i “Trappiti” dei Policicchio, dei Lorelli, dei Lupi, dei Carratelli, tutti ubicati nel centro abitato; i “Palmenti” un po’ diffusi ovunque perché i nostri terreni erano coltivati e molto fertili ed i vigneti davano uva abbondante dalla quale si ricavava un ottimo vino molto richiesto dalle cantine di Amantea e dei paesi vicini; i forni a legna erano un po’ ovunque. Ogni casolare di campagna aveva il suo forno. E poi c’erano i forni comunali della zia “ Marianna a Mammana” ubicati Nmienzu u Puritu dove per alcuni anni negli anni novanta suo nipote Sergio aprì un bar ora chiuso definitivamente. Niente semina, niente grano, niente mulini, niente farina, così i forni sono tutti ora scomparsi. Io ricordo, però, con tanto affetto la fornaia di Nmienzu u Puritu, Rosa Guzzo, conosciuta da tutti come Rosa a furnara; la fornaia di Via Michele Ianne a za Serafina Paladino, moglie del mitico Zu Serafino che ballava il famoso ciuccio pirotecnico la sera del 2 luglio in occasione della festa della Madonna delle Grazie. Ricordo le forge di Mastro Palmerino Sesti e di mio zio Stefano Sesti, di Mario Presta conosciuto da tutti amorevolmente col nomignolo di Mario u Pizzutu. E in ultimo la forgia di mastro Alfonso Lorelli la cui incudine e i martelli, le mazze si trovano nei locali di Via Serafino Sesti proprio di fronte all’abitazione del Dott. Lupi Annibale dove una volta abitavano don Gregorio e donna Amalia. Scomparsi i contadini, scomparse le zappe, le vanghe, i rastrelli, le accette, le falci da aggiustare, sono scomparsi anche definitivamente i mastri forgiari che con i loro tintinnii sulle incudini allietavano le nostre giornate. Ora le nostre terre sono tutte incolte. Non ci sono più coltivatori diretti, braccianti, contadini, giornalieri di campagna. Non essendoci più grano da macinare sono di conseguenza scomparsi i mulini. Non essendoci più vigneti e quindi uva sono scomparsi i palmenti. Qualcuno, vedi il mio caro nipote Periglio Grassullo, in autunno compra l’uva dalla Sicilia perché la sua sistematicamente viene mangiata dai cinghiali e fa per sé e per gli amici intimi un ottimo vino che io ho assaggiato diverse volte nella sua cantina sotto casa.. Al posto dei vigneti, degli uliveti, dei frutteti ci sono “spine e calavruni”. I pochi contadini ormai vecchietti non arano più, non zappano più la terra, non seminano e non raccolgono più il frutto del loro lavoro. I trappiti che si trovavano nel centro abitato, le cui macine erano mosse dai buoi e dagli asini sono letteralmente scomparsi. Negli anni 60 il maestro Guzzo Francesco, mio carissimo compare, aveva impiantato un “trappitu” elettrico sottostante l’abitazione di Attilio Miraglia, Nmienzu u Puritu. Chiuso anche quello.

Abbiamo avuto vari tipi di mulini nel corso della storia: mulini che utilizzavano l’energia umana specialmente schiavi, cittadini poveri, delinquenti condannati; mulini ad acqua; mulini a vento; mulini elettrici. L’uso del mulino ad acqua ci è stato descritto addirittura tanti secoli orsono nel Trattato d’architettura di Vitruvio.Il primo documento scritto che ne rileva l’esistenza risale al I sec. a.C. Negli scavi di Ostia e di Pompei furono rinvenute alcune macine di mulini.

Per avere un mulino ad acqua necessariamente i nostri mugnai avevano bisogno di acqua in grande quantità. Ecco perché il mulino di Sante u Mulinaro si trovava lungo il corso del fiume Catocastro che portava le acque provenienti dalle montagne di Lago e da Monte Cocuzzo. Ogni mattina Sante u Mulinaru si alzava presto e con il suo “ciucciariellu” raggiungeva allora l’impervia contrada attraverso una strada mulattiera. Ora la contrada, come del resto tutte le contrade del nostro paese, è raggiungibile attraverso strade asfaltate e comodissime. Legava il ciucciu ad un albero e percorrendo un centinaio di metri deviava parte del corso del fiume. Tale captazione veniva chiamata “la prisa”. L’acqua veniva incanalata e convogliata lungo i cosiddetti “acquari” e condotta ad una ruota con le pale tramite un dotto in muratura chiamato “saitta”.La cascata dell’acqua faceva ruotare le pale in modo vertiginoso la cui forza faceva ruotare un asse che poi azionava gli altri macchinari del mulino e la pietra superiore della macina mentre quella inferiore stava sempre ferma. Mi sono recato sul posto dove una volta c’era il mulino. Non è rimasto nulla. Un rudere coperto di rovi, sterpaglie e tanta, tanta sabbia e ghiaia. Al posto del mulino c’è una industria di calcestruzzi e la ghiaia accumulata in abbondanza lascia intravedere ben poco. Solo dall’alto della strada provinciale Amantea-Lago è facile intravedere “la saitta”. E’ quanto è rimasto del vecchio mulino dove Sante u Mulinaru vi ha lavorato una vita intera e col guadagno del grano che riusciva a macinare ha cresciuto una famiglia molto numerosa.

I mulini ad acqua sono stati impiegati per molteplici usi prima dell’era industriale. Da noi, in San Pietro in Amantea, Sante u Mulinaru lo impiegava esclusivamente per la macinatura del grano, del granturco e raramente delle castagne. Mulino o Molino dal latino Molinum derivante da mola. Qualcuno dice, però, che la parola molino derivi da mulo. Infatti nell’antichità le macine del mulino e dei frantoi venivano fatte girare anche dai muli, animali molto forti e resistenti alla fatica. L’arte del mugnaio è molto antica, forse una fra le più antiche occupazioni dell’uomo. Esistono ancora oggi cognomi derivanti da mulino come Molinaro o Molinari. A San Pietrro in Amantea ci sono Molinaro Eugenio, Francesco e Luca. In una società rurale e contadina i mugnai godevano di un notevole prestigio sociale. Erano più ricchi, avevano sempre farina e pane in grande quantità, tanto di essere fatti qualche volta segno di invidia e spesso presi di mira nelle rivolte del pane nei momenti di carestia.

Nel periodo pre industriale veniva sfruttata anche la forza del vento e così abbiamo i mulini a vento che io ho avuto la fortuna e il piacere di visitare a luglio del 2015 in Olanda. Alcuni mulini antichi sono ancora in funzione, solamente però, per motivi turistici o culturali. Ho avuto anche la fortuna di visitare un mulino ad acqua ancora funzionante mentre mi trovavo in vacanza nel Veneto e precisamente a Farro di Soligo, nella casa del Maestro. Nelle vicinanze, a Refrantolo, c’è ancora un mulino che si può tranquillamente visitare pagando però l’ingresso. E’ il famoso Mulino della Croda dove alcuni anni fa , 5 agosto 2014, per la piena del torrente morirono alcune persone mentre stavano mangiando nello spiazzale del mulino. Era in corso una sagra paesana. L’ondata di fango e acqua forse è stata causata dall’ostruzione di alcune rotoballe di fieno finite nel torrente. Io sono stato affascinato da questo mulino come furono affascinati alcuni pittori veneti. Anche il cinema italiano non ha trascurato il mulinetto. Ha fatto da scenario con il paesaggio circostante al film “Mogliamante” con Marcello Mastroianni e Laura Antonelli nel 1977. Oggi il Molinetto della Croda è uno dei pochi mulini ad acqua risalenti al XVI secolo ancora funzionanti ed è la testimonianza di una civiltà rurale che l’avvento della società industriale ha soppiantato. Nella nostra Calabria ce ne sono due ancora funzionanti: Uno si trova a San Giorgio Cosenza. Costruito nel 1840 ancora funzionante in località San Candido.

I mulini a vento ebbero origine in Persia circa 3.000 anni fa. Poi si svilupparono in Olanda e in Inghilterra prima della macchina a vapore e poi negli Stati Uniti d’America usati prevalentemente per prelevare acqua dai pozzi a scopo irriguo. Dalle nostre parti non sono mai esistiti. Alcuni sono ben conservati e restaurati a Trapani in Sicilia. Venivano usati nelle saline per macinare il sale o pompare l’acqua di mare da una vasca all’altra.

Molti frantoi i cosiddetti “trappiti”, specialmente nelle Puglie, sono stati recuperati dalle amministrazioni comunali intelligenti e sono ora aperti al pubblico e fanno parte di itinerari turistici. I trappiti erano ubicati in luoghi sotterranei perché il prodotto doveva essere ben conservato in un ambiente dalla temperatura costante altrimenti l’olio si solidificava e si degradava. C’era una grossa pietra molare fatta girare da un mulo, da un asino o da una mucca, e poi i vari torchi di legno con i famosi fiscoli (fishculi) e poi le vasche scavate nel terreno dove confluiva l’olio. I trappiti erano privi di luce, venivano illuminati dalle lucerne ad olio. Ho visitato alcuni trappiti ad Otranto e sono rimasto incantato. Sono ubicati in grotte sotterranee scavate nel tufo.

Dal libro di Francesco Gagliardi: San Pietro in Amantea, Usanze, Tradizioni, Mestieri d’altri tempi.

Pubblicato in Belmonte Calabro

gatto-siameseAmici, oggi vi voglio parlare di un gattino siamese, chiamiamolo baby sitter, perché accudiva ed assisteva un bambino al posto di una persona, senza compenso,che se ne stava nella sua culletta. Un gatto baby sitter? Qualcuno certamente si metterà a ridere, qualche altro storcerà la bocca. Ma quello che ha fatto un gatto siamese è davvero straordinario e merita dalla sua padrona un premio, una ricompensa: doppia, tripla razione di carne e di trippa. Quando abitavo in paese anche io avevo un gattino, me lo aveva regalato la mamma di mio cognato Eduardo che abitava in campagna. Mi ha fatto compagnia per tanti anni e stava sempre appollaiato accanto al braciere durante le lunghe e fredde serate invernali. Non aveva un nome il mio gattino, ma lui ha studiato con me l’Iliade e l’Odissea, il latino, la storia e la geografia, ha ascoltato le trasmissioni radio delle partite di calcio di Nicolò Carosio. Era lo spauracchio dei topi. Lo tenevamo in casa soprattutto perché acchiappava i topi. Era di colore grigio, come il gatto dei Malavoglia, perché il gatto grigio acchiappa più topi. Il gatto siamese che oggi vi sto per raccontare non acchiappa i topi e le persone lo tengono in casa perché è bello, perché è di grande compagnia. E’ giocherellone, ottimo anche per i bambini e per l’estetica. Molto comunicativo. Molto intelligente. Ma ecco la particolare storia del gatto siamese. Un bimbo di un anno era solo in una stanza e il gatto se ne stava tranquillo sopra un divano. Il bimbo, camminando carponi, si stava dirigendo verso una ripida rampa di scale. Il gatto, capito il pericolo che correva la piccola creatura, gli salta addosso e lo spinge con forza a zampate verso l’interno della stanza. Il suo intervento è stato provvidenziale riuscendo ad evitare la tragedia che sarebbe potuta verificarsi. Eroe un gatto. Ancora una volta un gatto ha dimostrato che gli eroi esistono anche nel mondo animale. Eroi i Vigili del Fuoco morti ad Alessandria, eroi i Carabinieri, i Poliziotti, le Guardie di Finanza che rischiano ogni giorno la vita per difenderci dai ladri e dagli assassini, ma eroe anche un felino che ha salvato la vita di un bimbo che stava per precipitare lungo le rampe di una scala.

Pubblicato in Italia

La presenza di centinaia e centinaia di cinghiali ha reso difficile la vita non solo nelle campagne e nelle aziende agricole, ma anche nei piccoli paesi.

Scorazzano liberamente anche nelle grandi città alla ricerca di cibo.

Mi sono occupato della massiccia presenza di questi animali molto pericolosi che scorazzano liberamente sia di giorno che di notte nelle campagne, negli orti, nelle strade del mio paese. Sono stato preso in giro.

Non era affatto vero che ci fossero cinghiali che scorazzavano per le vie e nelle campagne.

Era una invenzione della mente malata del Prof. Francesco Gagliardi. Invenzione un corno.

Tanto è vero che domani, giovedì 7 novembre 2019 a Roma ci sarà una grande manifestazione in Piazza Montecitorio alla quale parteciperanno diverse amministrazioni comunali e una nutrita delegazione di agricoltori, pastori e cittadini calabresi che hanno subito notevoli danni in questi ultimi anni. Voglio augurarmi che domani ci sarà a Roma anche il Sindaco del mio Comune con il gonfalone. Sarà presente il Presidente della Coltivatori Diretti. L’obiettivo è quello di denunciare con questa pacifica azione dimostrativa la massiccia presenza di cinghiali nelle campagne e nelle aree interne che minacciano la sicurezza delle persone.

Infatti il 28 luglio scorso il Sig. Antonio Rocca, di Simari Crichi, è stato aggredito da un cinghiale e dopo un mese di agonia si è spento all’ospedale Pugliese di Catanzaro. Il 4 agosto 2017 scrivevo su questo giornale che cinghiali grandi e piccoli indisturbati scorazzavano per le vie e per le piazze del centro abitato di San Pietro in Amantea.

I cinghiali sono pericolosissimi specialmente se in compagnia dei piccoli.

Chiedevo al Sindaco del mio paese se davvero voleva tutelare la sicurezza e l’incolumità degli abitanti del piccolo borgo autorizzare la caccia ai cinghiali.

Sapevo che la caccia era vietata e che l’autorizzazione all’abbattimento era una cosa straordinaria, ma era preferibile avere un abitante vivo che un abitante morto.

Terminavo l’articolo con una battuta che non era di pessimo gusto ma che qualcuno non ha affatto gradito:- Ora come ora, nel mio paese ci sono più cinghiali che persone-.

Ma al più presto con l’arrivo dei migranti l’antico borgo sarà popolato e così per San Pietro in Amantea sarà una grande fortuna. “Minori da riabilitare e migranti da integrare saranno il futuro di San Pietro in Amantea” così ha intitolato una nota stampa del Sindaco di San Pietro in Amantea Sig. Gioacchino Lorelli e del Consigliere comunale di Amantea Sig. Tommaso Signorelli.

Non commento.

Pubblicato in Longobardi

Il 27 ottobre si è votato in Umbria per eleggere il Consiglio Regionale e il Governatore. Ha vinto il centro destra. Sono passati pochi giorni e il voto umbro è stato già archiviato, la maggioranza giallo rossa che è al Governo nazionale va avanti come non fosse successo nulla e come se il risultato di una piccola Regione non possa incidere sui destini del Governo. Zingaretti, segretario del Pd, vuole che il progetto anche se in Umbria ha fallito deve continuare in altre regioni.

Di Maio non ne vuole più sapere. In Emilia Romagna e in Calabria il Movimento 5 Stelle andrà al voto da solo. Franceschini, invece, che ha una paura matta di perdere il posto di Ministro, non ha nessuna intenzione di rompere l’alleanza col M5Stelle. Il centro destra controlla ora 12 Regioni su 20, possano far finta di niente? Hanno rimandato tutto alle prossime elezioni regionali, quelle che davvero contano e che sono molto più grandi e molto più importanti dell’Umbria? Tirano a campare. Senza domandarsi il perché in Umbria il Centro destra abbia vinto con uno scarto di oltre 20 punti. Senza chiedersi il perché gli operai, i lavoratori, gli artigiani, le massaie, gli anziani, a quelli che Grillo vuole togliere il diritto di voto, abbiano voltato le spalle al partito che fu dei lavoratori. Vanno avanti, tanto hanno ottenuto quello che si erano preposti:- Salvini fuori dal Governo-. L’esito elettorale di domenica scorsa ha, però, prodotto un effetto contrario: Salvini è vivo e vegeto e, dopo la batosta subita in agosto, è pronto a prendersi la rivincita con gli interessi. Forse anche da solo, visto il risultato ottenuto in Umbria e con il vento che tira. Non subito. La spallata al Governo potrebbe arrivare dalla nostra Calabria ma soprattutto dall’Emilia Romagna. Se cadranno pure queste due roccaforti della sinistra Matteo Salvini entrerà a Roma da trionfatore. Non sarà necessaria nessuna Marcia su Roma di antica memoria, saranno le elettrici e gli elettori italiani che con un semplice segno di croce sul simbolo del Carroccio lo manderanno, senza sparare neppure un colpo, direttamente a Palazzo Chigi. E non ci sarà bisogno di occupare città e paesi per saggiare la reazione del Presidente della Repubblica. Questi, visti i risultai ottenuti, sarà costretto a conferire a Matteo Salvini l’incarico di formare il nuovo governo. E Conte sarà sfrattato dal Palazzo che occupa abusivamente e non potrà più cantare la canzone di Domenico Modugno “Meraviglioso”. Non avrà più il sole, il cielo e il mare. Questa volta canterà invece Matteo Salvini:- Non ti ricordi, non ti ricordi niente. Oggi mi guardi e fai l’indifferente, eppure mi hai amato, abbiamo riso insieme, non ti ricordi più?.

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L’arrivo della settima tappa bici 01del Giro d’Italia 2020 il prossimo 15 maggio sarà a Camigliatello Silano. Finalmente, dopo 38 anni di attesa, la corsa rosa, percorrerà le strade della pre Sila e della Sila e secondo alcune notizie apparse su Calabria News del 22 ottobre u.s., rivelatesi fake news, per la prima volta nella storia del giro d’Italia i corridori avrebbero dovuto percorrere la vecchia statale di Potame. Ecco il testo: Tappa tra Mileto e Camigliatello Silano per il Giro d’Italia 2020. Tra 4 giorni verrà ufficializzato tutto il percorso del Giro d’Italia 2020 e si inizierà a risalire l’Italia dalla Calabria con una frazione con partenza da Mileto e arrivando a Camigliatello Silano, prevedendo le salite di Potame (11,4 Km al 6,1%) e Valico di Montescuro (23,9Km al5,7%). Sarebbe stata una tappa spettacolare visti i due valichi da scalare e che avrebbero potuto fare già un po’ di selezione. Chi ama veramente il ciclismo, e gli appassionati sono davvero tanti, avrebbe potuto applaudire i nostri campioni che transitavano sulle nostre strade. La carovana, giunta a Campora San Giovanni, avrebbe dovuto piegare a destra, passare per Serra, bivio Aiello Calabro, bivio Terrati ed imboccare la vecchia statale 278 di Potame. Così non sarà, perché il percorso è stato cambiato. I corridori attraverseranno Pizzo, Catanzaro Lido, Soveria Mannelli, Rogliano,Cosenza, Maglie e poi i tornanti della Cosenza Camigliatello Silano. Chi ha preso la decisione di cambiare il percorso all’ultimo minuto e perché?

Pubblicato in Calabria

Davvero può bastare una “tazzulilla e cafè” per siglare la pace tra il Premier Conte e il leader del Movimento 5 Stelle Di Maio?

Dopo tutto quello che si son detti in settimana a me pare impossibile. Ci vorrebbe ben altro. Magari una bottiglia di Cynar, contro il logorio di questa maggioranza arruffona e litigiosa su tutto anche sui provvedimenti da loro stessi approvati nel Consiglio dei Ministri.

 

 

Il Premier Conte evidentemente si è montata la testa al punto che oltre essere arrogante si prende anche il lusso di minacciare Renzi, Zingaretti e Di Maio. Chi non fa squadra è fuori aveva minacciato Conte. Senza il M5S non fai niente aveva risposto Di Maio. Dopo aver sorbito il caffè un pochino amaro perché non ha voluto offendere i sostenitori del sugar tax Conte ha abbassato i toni. Ha capito che essere a capo di una maggioranza variegata e litigiosa, se vuole restare a galla, deve venire a patti. Lui non conta un bel niente. E’ come un Re Travicello piovuto ai ranocchi. E’ solo e soltanto il mediatore nella maggioranza. Non ha un partito suo, non ha parlamentari che lo seguono. La crisi, dunque, tra il Premier e Di Maio è per il momento rientrata. Almeno così sembra. Solo per ora, però. Sulla manovra è tregua apparente. Dopo una intera giornata di colloqui a notte fonda la maggioranza ha trovato la quadra, ha partorito l’intesa: tutto rinviato nel mese di luglio del prossimo anno. Il nodo politico, però, resta, eccome. Far cadere il Governo dopo appena 40 giorni dalla nascita non conviene a nessuno. Non conviene al leader di “Italia viva” di Matteo Renzi. Magari più in là, tra un anno e mezzo, dopo aver votato un nuovo Presidente della Repubblica molto vicino a lui e dopo aver costruito un rapporto più saldo con Di Maio. Vuoi vedere che forse dietro l’inciucio Pd Movimento 5 Stelle che ha portato alla nascita del Conte bis c’è un vero obiettivo che nessuno ha scritto? Renzi vuole mettere le mani sul Colle. Aspira a diventare il nuovo Presidente della Repubblica. Il ragazzo oltre ad essere molto arrogante, è anche molto ambizioso. Per lui che è un toscanaccio come Macchiavelli, non ci sono ostacoli quando c’è un nobile fine da raggiungere. Lo ha dimostrato sbaragliando gli avversari divenendo Segretario del Pd e poi, senza neppure essere eletto, è diventato Presidente del Consiglio rottamando tutti i suoi avversari interni.

E non conviene neppure al Pd di Zingaretti lacerato dalle lotti interne, dalla scissione subita e dalle pesanti accuse di essere il partito delle tasse. E continua a fare il ruolo di pompiere. Stiano sereni Zingaretti e Franceschini, il governo per il momento non cadrà. Nessuna ha voglia di far cadere il governo Conte bis. Andrebbero tutti a casa e consegnerebbero su un piatto d’argento il Governo a Matteo Salvini. Hanno una paura matta di Salvini. Farebbero finanche una alleanza col Diavolo pur di mettere in minoranza il Capitano. E poi la poltrona piace. Piace tanto a Franceschini e Co. Hanno occupato ogni angolo di potere fregandosene di cosa pensano e cosa vogliono gli italiani, i quali da 5 anni li hanno sempre bocciati in tutte le elezioni comunali, regionali e nazionali. E’ passato un mese dall’inciucio e già litigano su tutto. Lacerati da mille correnti si sono scissi, perdono parlamentari e litigano ogni santo giorno. Hanno perso la faccia? Chi se ne frega, tanto non è la prima volta.

Mi sembra, però, una pace di facciata tra Conte e Di Maio. I siluri dei giorni scorsi rimangono anche perché quello che si sono rinfacciati hanno avuto più di una ripercussione all’interno della maggioranza e all’interno dei gruppi parlamentari grillini. L’aria che si respira è cupa e a me pare che il Governo non sia poi così saldo. La fiducia tra i protagonisti che hanno voluto a tutti i costi il matrimonio tra Pd e M5Stelle sta venendo meno. Il mare è in tempesta. E la nave del Governo si sta avvicinando pericolosamente agli scogli. Di Maio e Renzi continueranno a cannoneggiarlo, per ragioni diverse, ma il risultato che cercano è lo stesso: l’indebolimento del Governo e del Premier Conte e un po’ di visibilità per loro in vista di eventuali future elezioni politiche. Amici carissimi, scrivo sui giornali e mi interesso di politica sin dal lontano 1953 al tempo della legge Truffa, così la chiamavano i comunisti, e quello che mi capita di vedere oggi mi indigna e mi rattrista. Voi cosa ne pensate? Fatevi sentire.

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csm Anziani acd5ccf7dfAmici, oggi vi voglio raccontare una storia bellissima, una storia da prima pagina per tutti i giornali spagnoli: gli zingari occupano abusivamente una casa ad una signora di 94 anni, il Comune e la polizia non possono fare nulla, ma poi accade qualcosa di inaspettato. Una signora anziana di 94 anni vive in un comune Basco in una casetta di sua proprietà dove ha trascorso tutta la sua vita. L’ha dovuta lasciare per qualche giorno perché è andata ad aiutare una sorella malata. Ma quando torna a casa la trova occupata e non la fanno entrare neppure per prendere le pantofole e il pigiama. Chiede aiuto al Comune e alla Polizia. Niente da fare. Non si possono fare sgomberare gli abusivi perché ci sono dei bambini e dei neonati. La vecchietta è stata costretta a sporgere denuncia ma la prima udienza è stata fissata per il 20 novembre, esattamente fra un mese. E fino al 20 novembre dove sarà costretta a vivere la vecchietta? Per terra, sulla strada, perché bisogna salvaguardare anche la salute dei bisognosi, dei senza tetto, di quelli che una casa non l’hanno mai avuta. Ed ora che l’hanno avuta non si possono toccare. Cose da pazzi. Casi di questo genere, purtroppo, sono capitate anche nel nostro paese. Molti nostri cittadini spesso e volentieri hanno trovato le loro case specialmente quelle popolari occupate da extra comunitari o da rom. Ma davvero non si poteva fare niente? Ma quando tutto sembrava andare a favore degli occupanti accadde qualcosa di inaspettato. Sono scesi in strada tutti i vicini di casa e con fare minaccioso hanno intimato agli occupanti abusivi di abbandonare subito la casa della vecchietta. E’ intervenuta la Polizia, ma questa volta non ha potuto fare un bel nulla contro la protesta legittima dei cittadini. E così alla fine gli occupanti si sono arresi e hanno abbandonato la casa. Hanno portato via tutto, però la signora, commossa e felice, è tornata nella sua casa. Ci hanno pensato i vicini di casa e una ditta privata a rimettere a posto la casetta. La Ditta non ha preteso nulla perché ha fatto sapere che i nonni non si toccano. Ma davvero i nonni non si toccano? In Italia sarà così? Balle. Ci vogliono togliere finanche il diritto di voto.

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